venerdì, Marzo 1, 2024

Una sentenza che spalanca le porte al risarcimento dei danni alle vittime dell’amianto

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LA CORTE D’APPELLO DI NAPOLI HA CONDANNATO FINCANTIERI E S.A.I.T, AL RISARCIMENTO DEI DANNI PER LA MORTE DI UN EX OPERAIO. ALLA FAMIGLIA DI ANGELO T., DECEDUTO A CAUSA DI UN MESOTELIOMA, UN MILIONE DI EURO DI INDENNIZZO

Per l’avv. Ezio Bonanni, difensore della famiglia del malcapitato e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, «questa sentenza spalanca le porte al risarcimento dei danni per tutte le altre vittime nel cantiere navale di Castellammare».

La Corte d’Appello di Napoli ha confermato la condanna di Fincantieri S.p.A. e S.A.I.T. S.p.A., azienda appaltatrice della prima, al risarcimento del danno causato dal decesso dell’operaio Angelo T., avvenuto il 5 marzo 2016 a causa di un mesotelioma derivante dall’esposizione alle fibre di amianto. Angelo T. aveva 72 anni al momento del trapasso dopo aver molto sofferto per la malattia. I familiari della vittima, sua moglie Francesca e i figli Alfonso e Maria, hanno ottenuto un risarcimento di un milione di euro.

La storia di Angelo, residente con i suoi cari a Castellammare di Stabia, rispecchia quella di molti altri lavoratori esposti ad agenti patogeni letali. Dal 1963 al 1995, ha lavorato per la S.A.I.T., che forniva manodopera a Fincantieri. Dapprima ha svolto mansioni di manovale fino al 1966, poi è stato pittore per due anni e, quindi, coibentatore. Sempre in stretto contatto con le polveri di amianto.

Fincantieri

Riconosciuto il nesso causale tra la patologia e il lavoro svolto

Il dottor Roberto Ficuciello, specialista in medicina legale e assicurativa, ha confermato l’esposizione all’amianto e riconosciuto il nesso causale tra la patologia sviluppata e il lavoro svolto dall’ex dipendente.

“L’ambiente di lavoro – si legge nella sentenza – era al chiuso, all’interno dell’unità navale, e privo di aspiratori localizzati delle polveri e senza ricambio di aria. Locali chiusi, come la sala macchine, presso i quali trascorreva l’intera giornata lavorativa, gomito a gomito anche con altri colleghi”.

Le attività svolte determinavano l’aerodispersione di polveri e fibre di amianto nell’aria.

«Questa sentenza – commenta Bonanni – apre la strada al risarcimento dei danni anche per tutte le altre vittime nel cantiere navale di Castellammare, soprattutto per quanto riguarda la congruità dell’indennizzo per l’esposizione professionale del lavoratore all’amianto».

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