DALL’UNIVERSITÀ DI EDIMBURGO ARRIVA UNA NUOVA TECNOLOGIA CHE PUNTA A TRASFORMARE I RIFIUTI ELETTRONICI IN UNA RISORSA STRATEGICA. IL PROCESSO CONSENTE IL RECUPERO SOSTENIBILE DI ORO E RAME, RIDUCENDO IMPATTO AMBIENTALE E CONSUMO ENERGETICO NEI METODI TRADIZIONALI DI RICICLO
Rifiuti elettronici, dall’Università di Edimburgo una tecnologia per recuperare oro e rame in modo sostenibile
Una montagna di rifiuti che vale miliardi
I RAEE, ossia i rifiuti elettronici, sono tra le categorie di scarti che crescono più rapidamente a livello globale. Le stime indicano che entro il 2030 il loro volume potrebbe raggiungere circa 93,5 milioni di tonnellate.
Nonostante questi numeri, soltanto il 20% viene riciclato attraverso procedure considerate sostenibili dal punto di vista ambientale.
Dietro questa enorme quantità di materiali si nasconde però una risorsa economica di grande valore. Computer, smartphone, schede elettroniche e altri dispositivi contengono infatti quantità significative di oro e rame.
Ai prezzi attuali, una tonnellata di rifiuti elettronici standard racchiude oro per un valore superiore a 46mila dollari. A questa cifra si aggiunge il rame, che può valere circa 2mila dollari per tonnellata.
I limiti delle tecnologie tradizionali
Proprio la presenza di metalli preziosi rende fondamentale il recupero dei materiali contenuti nei dispositivi a fine vita. Tuttavia, le tecnologie oggi più diffuse presentano diversi limiti sotto il profilo ambientale.
I tradizionali processi di trattamento dei rifiuti elettronici utilizzano infatti forni che superano i 1.200 gradi Celsius oppure ricorrono a procedure di lisciviazione chimica particolarmente aggressive. Entrambe le soluzioni richiedono elevate quantità di energia e possono generare effetti negativi sull’ambiente.
Per questo motivo, il settore della ricerca continua a sviluppare alternative più efficienti e sostenibili.
La svolta arriva dall’Università di Edimburgo
In questo contesto si inserisce il nuovo progetto sviluppato dall’Università di Edimburgo. L’ateneo scozzese ha concesso in licenza alla società di lavorazione mineraria Lithium Universe una tecnologia innovativa per il recupero di oro e rame dai rifiuti elettronici.
L’obiettivo è favorire un’estrazione più pulita dei metalli ad alto valore economico presenti nei dispositivi dismessi. L’accordo consentirà inoltre all’azienda di utilizzare e commercializzare la tecnologia a livello internazionale.
Come funziona il processo GCDE
La soluzione, denominata Gold Copper Diamide Extraction (GCDE), è stata sviluppata dal professor Jason Love e dalla professoressa Carole Morrison della School of Chemistry. Il progetto è stato successivamente commercializzato con il supporto di Edinburgh Innovations.
Il sistema utilizza composti organici in grado di individuare e separare in modo selettivo i metalli contenuti nei dispositivi elettronici.
Grazie a una licenza esclusiva mondiale, Lithium Universe potrà implementare e concedere in sublicenza la tecnologia nell’ambito della propria strategia di crescita nel settore del riciclo dei metalli preziosi.
A differenza dei processi tradizionali, il metodo GCDE impiega una tecnologia idrometallurgica a bassa temperatura. Inoltre utilizza piccoli ligandi organici riutilizzabili che consentono di recuperare i metalli in sequenza.
Il processo opera in condizioni più moderate e, soprattutto, evita l’impiego di sostanze particolarmente problematiche come cianuro, mercurio e solventi organici utilizzati in molte procedure di estrazione.
Il recupero selettivo di oro e rame
Secondo i ricercatori, uno degli aspetti più innovativi della tecnologia riguarda la capacità di individuare in modo preciso i metalli più preziosi presenti nei rifiuti elettronici.
Il professor Jason Love ha spiegato il principio alla base del progetto:
«I rifiuti elettronici rappresentano di fatto un minerale urbano ad alta concentrazione. Il nostro obiettivo era progettare una soluzione chimica in grado di recuperare questi metalli in modo selettivo e sicuro, senza i costi energetici e ambientali associati alla fusione».
Quindi il ricercatore ha illustrato il ruolo svolto dalla diamide nel processo di recupero:
«La diamide agisce come una sorta di magnete molecolare per l’oro. Attraverso un successivo passaggio selettivo dedicato al rame, possiamo recuperare due dei metalli più preziosi presenti nei rifiuti elettronici con elevati livelli di purezza e un impatto ambientale ridotto».
Lithium Universe punta sull’economia circolare
La nuova tecnologia entrerà ora a far parte delle attività industriali di Lithium Universe. L’azienda prevede infatti di integrare il processo GCDE nella propria Divisione Riciclo Metalli Preziosi.
Questa iniziativa si affiancherà alle tecnologie già sviluppate per il recupero dell’argento proveniente dai pannelli solari arrivati alla fine del loro ciclo di vita. L’obiettivo è ampliare ulteriormente le attività dedicate all’economia circolare e alla valorizzazione delle materie prime recuperate dai rifiuti tecnologici.
Le prospettive industriali della nuova tecnologia
Il presidente esecutivo di Lithium Universe, Iggy Tan, ha evidenziato il valore strategico dell’accordo raggiunto con l’Università di Edimburgo.
«Questa innovazione sviluppata dall’Università di Edimburgo rafforza l’espansione strategica della nostra Divisione Riciclo Metalli Preziosi verso tecnologie ad alto valore aggiunto. Il nostro team – sostiene il presidente Tan – guarda con grande interesse al potenziale di questa innovazione basata su una chimica pulita. Integrando il recupero selettivo dei metalli con processi sostenibili, Lithium Universe Limited consolida la propria posizione competitiva nelle soluzioni di economia circolare dedicate al recupero di oro, argento e rame».
Secondo l’azienda, il nuovo sistema potrebbe rafforzare il ruolo del gruppo nel mercato delle tecnologie dedicate al recupero sostenibile dei metalli preziosi.
Ricerca e industria insieme per la sostenibilità
L’accordo rappresenta anche un esempio concreto di collaborazione tra il mondo della ricerca e quello industriale. Questo passaggio è considerato essenziale per trasformare le innovazioni scientifiche in applicazioni capaci di produrre benefici reali per l’ambiente e per l’economia.
A sottolineare questo aspetto è stata la dottoressa Susan Bodie, direttrice dello Sviluppo dell’Innovazione e delle Licenze presso Edinburgh Innovations.
«Questa collaborazione dimostra come la ricerca chimica di base possa offrire soluzioni concrete alle sfide globali della sostenibilità. Grazie alla partnership con uno specialista nella fase di industrializzazione, possiamo garantire che questa tecnologia produca un impatto reale nell’economia circolare applicata ai materiali elettronici».
Il progetto punta quindi a trasformare i rifiuti elettronici da problema ambientale a risorsa strategica, favorendo il recupero di materiali preziosi attraverso processi più sicuri e sostenibili.





