LA FRANA DI NISCEMI RIPORTA AL CENTRO DELL’ATTENZIONE IL LEGAME TRA CAMBIAMENTO CLIMATICO, FRAGILITÀ DEL TERRITORIO E PREVENZIONE. I DATI SCIENTIFICI E LE PAROLE DEGLI ESPERTI INDICANO CON CHIAREZZA CHE IL RISCALDAMENTO GLOBALE È GIÀ IN ATTO E RICHIEDE RISPOSTE IMMEDIATE, COORDINATE E RESPONSABILI
Il caso Niscemi
Le immagini che arrivano da Niscemi (CL), viste su tutti i canali nazionali, riporta per l’ennesima volta alla luce l’importanza di una riflessione profonda e urgente.
Il Patto Europeo per il Clima esprime la propria solidarietà alla comunità colpita dalla grave frana che ha segnato duramente il territorio. Riportando alla luce la stretta connessione tra crisi climatica, dissesto idrogeologico e mancanza di prevenzione.
Cambiamento climatico e fragilità del territorio come Niscemi
L’evento di Niscemi dimostra come gli effetti del cambiamento climatico possano essere amplificati, e catastrofici, per l’assenza di adeguati interventi di manutenzione e pianificazione territoriale.

In territori vulnerabili come Niscemi, la combinazione di piogge intense, terreni instabili e urbanizzazione incontrollata aumenta drasticamente i rischi per vite umane, edifici e infrastrutture.
Questo evento conferma l’urgenza di politiche efficaci di prevenzione, pianificazione del territorio, mitigazione e adattamento al cambiamento climatico.
I numeri del dissesto in Italia di ISPRA
Il territorio italiano è particolarmente vulnerabile. Secondo i dati ISPRA, la popolazione residente in aree a elevata o molto elevata pericolosità da frana (P3 e P4) è pari a 1.304.000 abitanti, il 2,2% del totale.
Le persone esposte al rischio di alluvioni, nello scenario di pericolosità idraulica media P2, sono invece 6.818.000, pari all’11,5% della popolazione.
Edifici, imprese e patrimonio a rischio
Non solo le persone: oltre 565.mila edifici si trovano in aree a pericolosità elevata o molto elevata da frana. E più di 642mila unità produttive risultano esposte al rischio di inondazione nello scenario medio.
Questi dati confermano come il dissesto idrogeologico rappresenti una delle principali minacce alla sicurezza delle comunità e allo sviluppo del Paese.
Il Mediterraneo come hot-spot climatico
L’aumento della temperatura media globale altera la dinamica atmosferica e oceanica, rendendo più frequenti e intensi anche in Italia eventi estremi come piogge torrenziali, mareggiate e ondate di calore.
Il Mediterraneo, in particolare, è un hot-spot climatico: si riscalda più rapidamente della media globale, favorendo l’intensificazione dei cicloni mediterranei.
L’appello della Società Meteorologica Italiana
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e Ambasciatore del Patto europeo per il clima, avverte: «A dispetto delle opinioni prive di fondamento scientifico che deridono la scienza climatica, il riscaldamento globale procede inesorabile, con i dati dell’Osservatorio satellitare Copernicus costantemente sopra la media. Non possiamo permetterci di perdere tempo dietro a capricci personali e interessi di parte, altrimenti la finestra di intervento per evitare danni gravi e irreversibili si chiuderà».




