L’ITALIA SI TROVA A UN BIVIO CRITICO IN TERMINI DI SICUREZZA TERRITORIALE. CON QUASI IL 94% DEI SUOI COMUNI ESPOSTI AL RISCHIO DI FRANE, ALLUVIONI ED EROSIONE COSTIERA, LA SITUAZIONE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO RAPPRESENTA UNA MINACCIA CONCRETA. NON SOLO PER L’AMBIENTE MA ANCHE PER MILIONI DI CITTADINI E INFRASTRUTTURE. L’ULTIMO “RAPPORTO SUL DISSESTO IDROGEOLOGICO IN ITALIA” DELL’ISPRA RIVELA DATI CHE SOLLECITANO UN’URGENTE RIFLESSIONE E UN’AZIONE DECISA DA PARTE DELLE ISTITUZIONI. MA QUALI SONO LE CAUSE DI QUESTA VULNERABILITÀ E COSA È STATO FATTO FINORA PER MITIGARE I RISCHI?
La realtà del dissesto: numeri impressionanti e impatto diffuso
Secondo l’ultima edizione del Rapporto ISPRA, il 18,4% del territorio italiano è classificato come altamente vulnerabile a frane e alluvioni. Questo dato significa che vaste porzioni del Paese sono a rischio elevato. Con le regioni di Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Veneto, Lombardia e Liguria in cima alla lista per popolazione esposta.
In cifre, 1,3 milioni di abitanti vivono in aree a rischio frane, 6,8 milioni risiedono in zone a rischio di alluvione, 2,9 milioni sono potenzialmente esposti a inondazioni. Questi dati, riportati da Stefano Laporta e Maria Siclari, rispettivamente presidente e direttore generale di ISPRA, sono stati discussi in sede di audizione parlamentare.
Anche il sistema produttivo italiano non è immune. 84mila aziende operano in aree con alta vulnerabilità alle frane e quasi 643mila, cioè il 13,4% delle imprese italiane, si trovano in zone a rischio alluvioni.
Italia: la mappa della pericolosità e le caratteristiche del territorio
Il dissesto idrogeologico non è un fenomeno distribuito in modo uniforme. Il Rapporto sulle condizioni di pericolosità da alluvione dell’ISPRA evidenzia che il 5,4% del territorio nazionale è esposto ad alluvioni frequenti. Un dato che sale al 10% in caso di eventi di media probabilità e al 14% per eventi rari.
Il suolo italiano, già fragile a causa delle sue particolari condizioni climatiche, geologiche e sismiche, è stato ulteriormente indebolito dall’intensa urbanizzazione avvenuta dal dopoguerra in poi. Spesso priva di una pianificazione adeguata. La superficie edificata è aumentata dal 2,7% negli anni Cinquanta al 7,1% nel 2022.
ISPRA ha raccolto e aggiornato le mappe delle zone a rischio frana attraverso la “Mosaicatura nazionale della pericolosità da frana”. Classificando i dati dei Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) in cinque classi di pericolosità.
Attualmente, l’8,7% del territorio italiano è classificato come ad elevato o molto elevato rischio di frane. Il censimento di oltre 635mila frane pone l’Italia in testa per numero di eventi di questo tipo in Europa (due terzi delle frane registrate nel continente).
Strumenti di monitoraggio e interventi per la mitigazione del rischio
Il monitoraggio costante è uno degli strumenti principali per prevenire disastri e salvare vite. ISPRA ha sviluppato la piattaforma IdroGEO, un sistema multilingua, open source (disponibile gratuitamente) e accessibile anche da dispositivi mobili, che permette a cittadini e imprese di verificare il livello di rischio idrogeologico in un raggio di 500 metri dalla loro abitazione o luogo di lavoro.
Questo portale raccoglie informazioni relative a 890 reti di rilevamento distribuite su tutto il territorio nazionale. Fornendo dati aggiornati in tempo reale sul movimento delle frane e permettendo l’attivazione tempestiva di procedure di allerta, in caso di necessità. Il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) collabora attraverso le sue agenzie regionali come ARPA Lombardia, ARPA Piemonte, ARPA Liguria e ARPA Veneto, offrendo un supporto strumentale per monitorare l’evoluzione dei fenomeni franosi e la progettazione delle opere di stabilizzazione.
Per quanto riguarda la mitigazione del rischio, ISPRA gestisce il Repertorio Nazionale degli interventi per la Difesa del Suolo (ReNDiS). Un archivio che raccoglie tutti gli interventi finanziati per la protezione del suolo dal 1999. Questo sistema include ora anche i progetti finanziati da altre amministrazioni centrali, grazie al recente decreto legge 153 del 17 ottobre 2024, che obbliga gli enti locali a comunicare i dati dei loro interventi per inserirli nel ReNDiS. Oggi il censimento conta oltre 25mila interventi, per un finanziamento complessivo di 19,2 miliardi di euro.
Cause e prospettive future: Italia sempre più a rischio
La vulnerabilità dell’Italia al dissesto idrogeologico è dovuta a una combinazione di fattori naturali e umani. Le caratteristiche morfologiche e geologiche del territorio italiano, unite a una densità di popolazione elevata e a un’estensione delle aree urbanizzate, hanno aumentato l’esposizione a frane e alluvioni. La piattaforma IdroGEO rappresenta un passo avanti verso una maggiore consapevolezza del rischio e la creazione di strumenti di monitoraggio avanzati sta aiutando a prevenire tragedie.
Di fronte a questi numeri e a queste evidenze, è chiaro che l’Italia deve affrontare una sfida impegnativa. La conoscenza e il monitoraggio dei fenomeni di dissesto idrogeologico sono passi fondamentali, ma da soli non bastano. Serve un impegno più profondo e sinergico tra istituzioni, cittadini e imprese per un’azione che non si limiti all’emergenza ma guardi alla prevenzione e alla resilienza.
Investire in opere di stabilizzazione, migliorare la pianificazione territoriale e sensibilizzare la popolazione sono priorità per un Paese che, pur avendo un territorio fragile, può guardare a un futuro più sicuro. L’Italia è ricca di risorse e competenze, ma è necessaria una strategia coesa per affrontare una sfida complessa e ormai ineludibile, affinché l’ambiente non sia solo fonte di bellezza e orgoglio, ma anche un luogo sicuro per le generazioni future.







