sabato, Giugno 20, 2026

La salvaguardia del suolo come nuovo asset produttivo e ambientale in grado di generare valore

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OGGI L’UNICO SETTORE IN GRADO DI ASSORBIRE CO2 È LA GESTIONE DEL SUOLO. L’INCREMENTO DEL SEQUESTRO DI CARBONIO RAPPRESENTA UNA NECESSITÀ PRIORITARIA PER MITIGARE GLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI IN AGRICOLTURA. È IN QUESTO CONTESTO CHE SI È TENUTO NEI GIORNI SCORSI L’INCONTRO “CREDITI DI CARBONIO E DI NATURA” AL PALAZZO DELL’ARCHIGINNASIO DI BOLOGNA

Biodiversità e carbon farming

Durante l’evento il dott. Gian Luca Bagnara, economista esperto di agribusiness, ospite dell”Accademia Nazionale di Agricoltura, ha trattato il ruolo della biodiversità del suolo e del carbon farming come strumenti chiave per la neutralità climatica e il ripristino degli ecosistemi in Europa. 

Inoltre Bagnara ha approfondito il concetto di nature credits. Ossia quei meccanismi finanziari, capaci di valorizzare economicamente i servizi ecosistemici generati dai suoli agricoli.

Il carbon credits copre il 28% delle emissioni globali, ma 1 miliardo di tonnellate di crediti non sono ritirati

A livello mondiale il mercato dei crediti di carbonio rappresenta uno dei principali strumenti economici delle politiche climatiche internazionali. Secondo il report “State and Trends of Carbon Pricing 2025” promosso dalla Banca Mondiale, i sistemi di carbon pricing coprono circa il 28% delle emissioni globali. Inoltre hanno generato oltre 100miliardi di dollari di entrate pubbliche nel 2024.

Nonostante ciò il settore evidenzia un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Con circa 1miliardo di tonnellate di crediti non ritirati e un conseguente indebolimento delle quotazioni a livello internazionale.

In agricoltura il carbon farming assume una valenza strategica non solo per la mitigazione climatica ma anche per contrastare il progressivo declino della fertilità dei suoli e della produttività agricola. Numerose le opportunità che riguardano la valorizzazione economica del capitale naturale e dei servizi ecosistemici.

La legge europea: obiettivo -90% di emissioni ma NET zero difficile da raggiungere

La legge europea sul clima prevede un traguardo intermedio vincolante di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 90%, rispetto ai livelli del 1990. L’uso di crediti internazionali di alta qualità fino a un massimo del 5%, a partire dal 2036.

Un traguardo che si scontra con le criticità rappresentate, nell’UE, da un gap di competenze per la transizione ecologica nel settore agroalimentare e poca trasparenza dei mercati degli ETS (European Union Emission Trading System).

I quali rischiano di portare alla compensazione lungo la filiera fino al consumatore. In Europa industria e supermercati possono ridurre le emissioni. Con forti investimenti ma difficilmente si potrà raggiungere il NET zero senza acquisire certificati di carbonio dal mercato o dai fornitori.

Inoltre la carenza di metodologie, strumenti di tracciabilità, monitoraggio e verifica scoraggiano tali investimenti. Per l’agricoltura i costi non sono competitivi e superfici inferiori a 1.000 ettari rendono poco sostenibili i progetti.

Il passaggio da carbon credit a nature credit e il suolo come asset fondamentale

Oggi l’elemento innovativo più rilevante è il passaggio dal concetto di “Carbon Credit” a quello di “Nature Credit”. Il quale amplia la valutazione economica includendo l’insieme dei servizi ecosistemici generati dal capitale naturale.

Il suolo, in questo modo, viene considerato un asset produttivo e ambientale in grado di generare valore attraverso carbonio, biodiversità e qualità biologica. È aiutato, inoltre, dall’esistenza di sistemi di misurazione del carbonio organico del suolo e del microbioma (ossia l’insieme del patrimonio genetico di microrganismi batteri, virus, funghi) che consentono di sviluppare metodi di certificazione più completi e coerenti.

Gli obiettivi di sostenibilità, insieme all’utilizzo della blockchain e di tecnologie avanzate di monitoraggio, quali sensori, telerilevamento, droni e sistemi di raccolta dati in tempo reale per capire la salute del suolo potrebbero così essere raggiunti in maniera sostenibile grazie a tale sistema integrato.

Opportunità storica per le caratteristiche dell’agricoltura italiana

Per l’agricoltura italiana caratterizzata, in particolare, da produzioni a elevato valore aggiunto e forte legame territoriale, il “natura credit” può diventare un alleato fondamentale. Infatti è in grado di rendere economicamente riconoscibili carbonio, biodiversità e capitale naturale fornendo l’opportunità di integrare la produzione agricola tradizionale con la generazione certificata di servizi ecosistemici. 

Lo stesso dicasi anche per il comparto zootecnico nazionale. Il quale potrebbe usufruire di significative opportunità, attraverso la riduzione delle emissioni di CH₄ (metano) e N₂O, (ossido di azoto) la valorizzazione dei reflui e l’impiego dei prodotti RENURE.

Con questi ultimi si intendono fertilizzanti ottenuti dal recupero dei liquami e digestati che, attraverso i processi di trattamento che separano e concentrano l’azoto li rendono simili ai concimi minerali. Un modello di filiera integrata in cui il valore ambientale, prodotto dall’azienda agricola, viene trasferito lungo la catena agroalimentare fino al consumatore.

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