giovedì, Agosto 6, 2026

Incendi in Puglia, allarme dissesto dopo le fiamme

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GLI INCENDI ESTIVI AUMENTANO IL RISCHIO DI DISSESTO IDROGEOLOGICO IN PUGLIA. LA SIGEA AVVERTE CHE LE PIOGGE AUTUNNALI POSSONO AGGRAVARE EROSIONE E FRANE. PER QUESTO CHIEDE INTERVENTI RAPIDI DI RECUPERO NELLE AREE PERCORSE DAL FUOCO

Incendi e piogge estreme, cresce il rischio di dissesto in Puglia

Negli ultimi anni il clima del Mediterraneo ha registrato estati sempre più calde. Le ondate di calore sono più lunghe e intense e favoriscono incendi molto estesi e difficili da contenere. Successivamente, nei mesi autunnali, arrivano piogge sempre più violente e concentrate in poche ore.

Le ricerche più recenti mostrano un altro elemento di preoccupazione. Si riduce infatti il tempo che separa gli incendi dagli eventi meteorologici estremi. Questa combinazione aumenta in modo significativo il rischio di erosione e degrado del suolo. Per questo motivo diventa sempre più urgente intervenire nella gestione delle aree colpite dal fuoco.

La SIGEA: il pericolo continua anche dopo le fiamme

«Gli incendi che stanno interessando la Puglia, e in particolare i recenti severi incendi che hanno colpito il territorio di Peschici nel Parco Nazionale del Gargano, il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e aree protette del Salento – spiega Vincenzo Iurilli, presidente Società Italiana di Geologia Ambientale SIGEA sezione Pugliarappresentano non solo un grave danno per la fauna, il patrimonio forestale ed ecosistemico, ma anche l’inizio di una fase estremamente delicata per la stabilità del territorio con fenomeni di erosione e possibile dissesto geo-idrologico che portano verso una graduale impoverimento del suolo e processi irreversibili di desertificazione!».

Secondo la SIGEA, il problema non riguarda soltanto la distruzione della vegetazione e della fauna. Un incendio compromette infatti l’equilibrio tra suolo e copertura vegetale, mettendo a rischio la stabilità dell’intero territorio.

Il fuoco altera le funzioni naturali del terreno

La vegetazione svolge un ruolo essenziale nella difesa del suolo. Protegge il terreno dall’impatto diretto della pioggia, favorisce l’assorbimento dell’acqua e limita il deflusso superficiale. Inoltre, gli apparati radicali consolidano i versanti e contribuiscono a mantenere la sostanza organica del terreno.

Quando il fuoco distrugge questa copertura naturale, il suolo perde rapidamente gran parte della propria capacità di svolgere queste funzioni. Di conseguenza aumenta la vulnerabilità del territorio ai fenomeni erosivi.

Iurilli sottolinea inoltre che gli incendi più intensi modificano profondamente le caratteristiche dei suoli mediterranei.

«Gli incendi ad elevata severità modificano profondamente le proprietà fisiche, chimiche e biologiche dei suoli mediterranei – ha continuato Iurilli – determinando la perdita di sostanza organica, alterazioni della struttura del terreno, fenomeni di idrofobicità, una minore capacità di infiltrazione dell’acqua e un marcato incremento della suscettibilità all’erosione, tutti fenomeni che possono innescare processi di desertificazione a cui il territorio pugliese è molto sensibile».

(Clicca qui per interagire con la mappa degli incendi di Copernicus)

Gli effetti possono durare per molti anni

Secondo gli studi scientifici, le conseguenze di un incendio non si esauriscono in tempi brevi. Il terreno può infatti rimanere compromesso per molti anni. Questa condizione riduce la capacità del suolo di garantire importanti servizi ecosistemici.

«Gli studi, inoltre, evidenziano che gli effetti del fuoco possono protrarsi per molti anni, compromettendo la capacità del suolo di fornire servizi ecosistemici fondamentali quali la regolazione del ciclo idrologico, la conservazione della fertilità e la protezione dal dissesto geo-idrologico. Analogamente, studi sperimentali condotti in ambiente mediterraneo confermano che il periodo di maggiore criticità coincide con le prime precipitazioni successive all’incendio, quando aumenta il rischio di erosione, trasporto di sedimenti e degrado del suolo, rendendo indispensabili tempestivi interventi di recupero post-incendio».

Le ricerche confermano che il momento più critico coincide con le prime piogge dopo l’incendio. In questa fase aumenta il rischio di erosione, trasporto di sedimenti e ulteriore degrado del terreno. Per questo motivo gli interventi di recupero devono essere tempestivi.

Piogge intense e aree bruciate, una combinazione pericolosa

Quando precipitazioni molto intense colpiscono un’area già devastata dal fuoco, il terreno non riesce più a svolgere le sue normali funzioni. Di conseguenza cresce il rischio di erosione accelerata, frane superficiali, colate detritiche, trasporto di sedimenti e alluvioni improvvise.

L’emergenza, quindi, non termina con lo spegnimento dell’incendio. Al contrario, prosegue nella fase successiva, quando diventa indispensabile mettere in sicurezza il territorio prima dell’arrivo delle piogge autunnali.

Recupero post-incendio, gli interventi proposti

La SIGEA, attraverso le parole di Iurilli, evidenzia la necessità di programmare e finanziare interventi di recupero nelle aree percorse dal fuoco. L’associazione invita a seguire esperienze già adottate in altre regioni italiane, come il Piano regionale degli interventi di recupero delle aree percorse dal fuoco della Regione Piemonte.

Tra le soluzioni indicate rientrano le tecniche di bioingegneria e di ingegneria naturalistica. Questi interventi risultano particolarmente efficaci nelle zone caratterizzate da forti pendenze.

Tra le opere più utili figurano briglie in legname, gradonate e piccoli terrazzamenti realizzati lungo le curve di livello. Queste strutture possono essere costruite anche riutilizzando tronchi e alberi carbonizzati presenti nell’area incendiata.

Queste opere rallentano il deflusso dell’acqua piovana, trattengono sedimenti e ceneri e favoriscono l’accumulo di terreno fertile. Inoltre creano condizioni favorevoli per la naturale ricrescita della vegetazione.

A questi interventi si possono affiancare palificate vive, fascinate, barriere filtranti in legname, biostuoie biodegradabili e opere di rinverdimento con specie autoctone. Si tratta di tecniche ormai consolidate nell’ingegneria naturalistica e nella gestione delle aree montane colpite dagli incendi.

La prevenzione deve includere anche il dopo incendio

La SIGEA evidenzia che la prevenzione non può limitarsi alle attività svolte prima o durante un incendio. È necessario pianificare anche il recupero delle aree colpite dalle fiamme.

Solo attraverso una strategia completa sarà possibile interrompere una sequenza ormai sempre più frequente nei territori mediterranei. Ondate di calore, incendi, piogge estreme e dissesto geo-idrologico rappresentano infatti una delle manifestazioni più evidenti della crisi climatica.

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