venerdì, Aprile 17, 2026

Daini fuggiti a Lamen: LAV denuncia i rischi ambientali

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A LAMEN, PICCOLA FRAZIONE IN PROVINCIA DI BELLUNO, LA FUGA DI ALCUNI DAINI DA UN ALLEVAMENTO PRIVATO HA EVIDENZIATO PROBLEMATICHE PIÙ AMPIE LEGATE ALL’INTRODUZIONE DI SPECIE NON AUTOCTONE E AL LORO IMPATTO SUGLI ECOSISTEMI ITALIANI. LA LAV, LEGA ANTI VIVISEZIONE, HA DENUNCIATO CON FERMEZZA L’EPISODIO

L’antefatto: una fuga dai risvolti inaspettati

Nei primi giorni di dicembre 2024, otto daini, allevati a “scopo ornamentale” (per il loro aspetto estetico o caratteristiche particolari) o forse venatorio, sono riusciti a scavalcare il recinto di un allevamento privato nei pressi di Lamen, piccola frazione di Feltre incastonata tra le Dolomiti Bellunesi. Gli animali, disorientati e privi di difese naturali nei confronti dei predatori, hanno girovagato per il paese, generando simpatia tra i residenti. Tuttavia, la loro presenza ha sollevato interrogativi sulla sicurezza stradale e sull’equilibrio ambientale locale.

Le autorità, nel tentativo di prevenire incidenti e proteggere l’ecosistema, hanno inizialmente optato per l’abbattimento degli esemplari. Questo provvedimento ha provocato l’immediata reazione della popolazione e delle associazioni ambientaliste.

Tra cui la LAV, che ha denunciato con fermezza l’episodio, definendolo “un esempio lampante della superficialità” con cui, talvolta, si trattano gli animali selvatici, ridotti a meri oggetti di svago o decoro e ha intrapreso azioni legali per bloccare la caccia e garantire la cattura non cruenta dei daini.

Il cuore della questione: specie non autoctone e impatti sull’ecosistema

L’Italia, riconosciuta come uno degli “hotspot di biodiversità” (cioè una regione geografica particolarmente ricca di specie animali e vegetali, molte delle quali endemiche), più rilevanti d’Europa. Questa ricchezza, frutto di millenni di evoluzione e adattamento, rischia di essere seriamente compromessa dall’immissione incontrollata di fauna alloctona, ossia specie animali non originarie del territorio.

Secondo l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), attualmente si registrano oltre 3.300 specie “aliene” nel Paese, di cui più di 400 sono classificate come invasive. Questi numeri, lungi dal rappresentare mere statistiche, delineano una problematica ambientale di vasta portata che incide profondamente sugli equilibri ecologici.

L’introduzione di animali ornamentali o esotici – spesso allevati per il piacere estetico o per ragioni di collezionismo – può infatti innescare effetti a catena che destabilizzano la fauna e la flora locale.

La competizione del daino

Il daino (Dama dama), benché ampiamente diffuso in Italia, non è una specie autoctona. Originario dell’Asia Minore, è stato introdotto in Europa già in epoca romana, ma la sua presenza attuale è il risultato di ripopolamenti più recenti, spesso destinati a fini venatori o estetici nei parchi.

Questa creatura, si trova a interagire con le specie autoctone, dando così vita a una competizione serrata per le risorse fondamentali come cibo, acqua e spazi vitali. La sua presenza può dunque tradursi in una pressione significativa sugli equilibri esistenti.

Costringe infatti la fauna indigena a modificare i propri comportamenti o, nei casi più gravi, condurla verso un declino progressivo. Un ulteriore rischio significativo è costituito dalla diffusione di agenti patogeni.

Gli animali ornamentali possono fungere da vettori di malattie che risultano sconosciute agli organismi nativi, i quali non possiedono difese immunitarie adeguate per fronteggiare tali minacce. Questo scenario può sfociare in vere e proprie epidemie, con un impatto devastante sulle popolazioni locali, che vedono ridursi drasticamente i propri numeri.

Non meno rilevanti sono i danni che questi animali possono infliggere alle colture agricole e agli ecosistemi forestali. La loro presenza può comportare il consumo indiscriminato di vegetazione, l’erosione del suolo e la distruzione di aree naturali. Gli effetti di tali modificazioni si riflettono non solo sulla natura selvaggia, ma anche sulle attività economiche locali che dipendono dalla stabilità dell’ambiente naturale.

Nel caso del daino, l’impatto riguarda soprattutto la competizione con il capriolo (Capreolus capreolus) e il cervo (Cervus elaphus). Ma cosa dice la legge?

Il quadro normativo: la tutela degli ecosistemi e la legge

Per fronteggiare questa problematica, l’Italia ha adottato normative rigorose, in linea con le direttive europee, volte a prevenire e controllare l’introduzione di fauna alloctona. Il Decreto del ministero dell’Ambiente del 5 agosto 2022, n. 135, stabilisce che qualsiasi reintroduzione o rilascio di specie non autoctone debba essere subordinato a specifiche autorizzazioni, previa valutazione da parte dell’ISPRA. Questo dispositivo normativo rappresenta un baluardo essenziale per la difesa della biodiversità e per la salvaguardia degli habitat naturali.

In questo contesto, l’episodio avvenuto a Lamen, secondo quanto denunciato dalla LAV, potrebbe configurarsi come un ripopolamento illegittimo, in violazione delle normative vigenti. L’allevatore coinvolto rischia implicazioni penali per mancata custodia e per aver messo a repentaglio l’equilibrio ecologico del territorio.

Un aspetto spesso trascurato riguarda la pericolosità delle specie non autoctone per la sicurezza pubblica. Il Decreto ministeriale del 19 aprile 1996 classifica i daini come “specie potenzialmente pericolose”. In caso di incidenti stradali o di attacchi a colture, la responsabilità legale ricadrebbe sull’allevatore.

Un approccio etico alla fauna selvatica

La LAV, oltre a contestare le implicazioni legali, ha evidenziato un problema più profondo: l’approccio etico nei confronti della fauna selvatica. La cattura di animali a fini decorativi o venatori e la successiva eliminazione quando questi non sono più “utili”, è criticata come una visione antropocentrica e arretrata del rapporto uomo-natura.

«Gli animali selvatici non sono oggetti. La loro vita non può essere subordinata a interessi economici o ludici. La loro presenza rappresenta un valore aggiunto per lecosistema e per la cultura locale», ha dichiarato Massimo Vitturi, responsabile nazionale dell’area Animali Selvatici della LAV.

Numero verde ONA

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