NEI GIORNI SCORSI, EXTINCTION REBELLION HA DATO VITA A UNA PROTESTA SIMULTANEA IN DIECI CITTÀ ITALIANE. QUESTA VOLTA TINGENDO TEMPORANEAMENTE DI VERDE – CON UN COLORANTE INNOCUO – FIUMI, MARI, LAGHI E FONTANE. L’AZIONE HA ATTIRATO L’ATTENZIONE NAZIONALE SUL TEMA DELL’“ECOCIDIO” E SULLE POLITICHE CLIMATICHE DEL GOVERNO ITALIANO
Una protesta simbolica e a impatto visivo
In occasione della COP30, il movimento Extinction Rebellion ha colorato di verde diverse acque italiane. Utilizzando fluoresceina, un sale sodico innocuo comunemente impiegato da speleologi e subacquei per monitorare i flussi idrici. L’obiettivo era portare all’attenzione pubblica i gravi effetti del collasso climatico, aggravati da inquinamento, contaminazione e degrado ambientale diffusi nel Paese.


Due anni fa, dopo la COP28 di Dubai, Extinction Rebellion aveva già colorato fiumi e mari in cinque città. Da allora, spiegano gli attivisti, gli eventi climatici estremi sono aumentati insieme alle temperature globali. Per questo, nel 2025, l’azione è stata ampliata fino a coinvolgere dieci centri urbani.
Due gesti “estremi” ma con un unico obiettivo: fermare l’ecocidio e adottare scelte politiche realmente all’altezza della crisi climatica, per proteggere la vita e i diritti di tutte le specie sulla Terra.
Extinction Rebellion: le città coinvolte e i luoghi simbolo
Le azioni hanno interessato dieci città lungo tutta la penisola. Tra i fiumi tinti di verde figurano: il Po in secca ai Murazzi di Torino, il Reno nel Canale delle Moline a Bologna, la Darsena dei Navigli a Milano, il torrente Parma a Parma, il fiume Tara a Taranto, da anni colpito dalla contaminazione dell’ex ILVA e oggi minacciato dal progetto di un nuovo dissalatore.
Hanno colorato anche acque marine, come il Canal Grande di Venezia – dove era presente Greta Thunberg – e il mare di Trieste, oltre al porto storico de La Cala a Palermo. A Padova e Genova, invece, Extinction Rebellion ha scelto fontane cittadine, rispettivamente in Prato della Valle e in Piazza De Ferrari. A Venezia l’intervento delle forze dell’ordine ha portato a diverse identificazioni e al sequestro di materiali.

Le critiche alle scelte italiane alla COP30
Secondo le attiviste e gli attivisti, l’Italia avrebbe ostacolato le proposte più ambiziose discusse a Belém. Una prima bozza di accordo – che prevedeva l’uscita dai combustibili fossili e contava il supporto di ottantadue delegazioni – avrebbe infatti incontrato la resistenza di Italia e Polonia.
Il testo è stato successivamente indebolito fino alla rimozione del riferimento al phase-out dalle fonti fossili, provocando indignazione tra osservatori e comunità scientifica.


Paola, da Venezia, ha commentato: «Anche quest’anno l’Italia è stata tra i Paesi che hanno maggiormente ostacolato le misure necessarie a contrastare il collasso climatico e sociale».
Extinction Rebellion: “Fermare l’ecocidio”
L’azione in Italia mira a mettere in evidenza un paradosso: molte delle acque simbolicamente colorate sono già esposte a contaminazioni quotidiane dovute a industrie e politiche considerate dal movimento insufficienti o dannose. «Tingiamo di verde queste acque perché rappresentano il mondo verso cui ci stanno trascinando le attuali politiche climatiche», ha spiegato Selene dal fiume Tara.

Le proiezioni internazionali indicano che con le politiche attuali il pianeta si avvia verso un aumento medio della temperatura di 2,6°C entro la fine del secolo. Un livello che, come ricordato anche dal segretario generale dell’ONU António Guterres, moltiplicherebbe siccità, eventi estremi, collasso delle barriere coralline e migrazioni di massa.
Il ruolo dell’Italia e i rischi per il futuro
Il movimento vuole sottolineare come l’Italia sia oggi il sesto Paese al mondo per investimenti nei combustibili fossili. Il Piano Mattei, orientato al gas in Africa e le recenti trentaquattro nuove licenze di trivellazione vengono citati come esempi di scelte in contrasto con l’urgenza climatica.
Un appello finale alla responsabilità politica
«Mentre il governo italiano e la lobby del fossile hanno contribuito a sabotare l’ennesima occasione per cambiare rotta — afferma Bianca da Torino — quelle acque verdi continuano a diffondersi in tutto il Paese».




