sabato, Gennaio 17, 2026

Biodiversità a rischio: Extinction Rebellion tinge acque

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NEI GIORNI SCORSI, EXTINCTION REBELLION HA DATO VITA A UNA PROTESTA SIMULTANEA IN DIECI CITTÀ ITALIANE. QUESTA VOLTA TINGENDO TEMPORANEAMENTE DI VERDE – CON UN COLORANTE INNOCUO – FIUMI, MARI, LAGHI E FONTANE. L’AZIONE HA ATTIRATO L’ATTENZIONE NAZIONALE SUL TEMA DELL’“ECOCIDIO” E SULLE POLITICHE CLIMATICHE DEL GOVERNO ITALIANO

Una protesta simbolica e a impatto visivo

In occasione della COP30, il movimento Extinction Rebellion ha colorato di verde diverse acque italiane. Utilizzando fluoresceina, un sale sodico innocuo comunemente impiegato da speleologi e subacquei per monitorare i flussi idrici. L’obiettivo era portare all’attenzione pubblica i gravi effetti del collasso climatico, aggravati da inquinamento, contaminazione e degrado ambientale diffusi nel Paese.

Due anni fa, dopo la COP28 di Dubai, Extinction Rebellion aveva già colorato fiumi e mari in cinque città. Da allora, spiegano gli attivisti, gli eventi climatici estremi sono aumentati insieme alle temperature globali. Per questo, nel 2025, l’azione è stata ampliata fino a coinvolgere dieci centri urbani.

Due gesti “estremi” ma con un unico obiettivo: fermare l’ecocidio e adottare scelte politiche realmente all’altezza della crisi climatica, per proteggere la vita e i diritti di tutte le specie sulla Terra.

Extinction Rebellion: le città coinvolte e i luoghi simbolo

Le azioni hanno interessato dieci città lungo tutta la penisola. Tra i fiumi tinti di verde figurano: il Po in secca ai Murazzi di Torino, il Reno nel Canale delle Moline a Bologna, la Darsena dei Navigli a Milano, il torrente Parma a Parma, il fiume Tara a Taranto, da anni colpito dalla contaminazione dell’ex ILVA e oggi minacciato dal progetto di un nuovo dissalatore.

Hanno colorato anche acque marine, come il Canal Grande di Venezia – dove era presente Greta Thunberg – e il mare di Trieste, oltre al porto storico de La Cala a Palermo. A Padova e Genova, invece, Extinction Rebellion ha scelto fontane cittadine, rispettivamente in Prato della Valle e in Piazza De Ferrari. A Venezia l’intervento delle forze dell’ordine ha portato a diverse identificazioni e al sequestro di materiali.

Greta Thunberg
Colorate anche acque marine, come il Canal Grande di Venezia — dove era presente Greta Thunberg

Le critiche alle scelte italiane alla COP30

Secondo le attiviste e gli attivisti, l’Italia avrebbe ostacolato le proposte più ambiziose discusse a Belém. Una prima bozza di accordo – che prevedeva l’uscita dai combustibili fossili e contava il supporto di ottantadue delegazioni – avrebbe infatti incontrato la resistenza di Italia e Polonia.

Il testo è stato successivamente indebolito fino alla rimozione del riferimento al phase-out dalle fonti fossili, provocando indignazione tra osservatori e comunità scientifica.

Paola, da Venezia, ha commentato: «Anche quest’anno l’Italia è stata tra i Paesi che hanno maggiormente ostacolato le misure necessarie a contrastare il collasso climatico e sociale».

Extinction Rebellion: “Fermare l’ecocidio”

L’azione in Italia mira a mettere in evidenza un paradosso: molte delle acque simbolicamente colorate sono già esposte a contaminazioni quotidiane dovute a industrie e politiche considerate dal movimento insufficienti o dannose. «Tingiamo di verde queste acque perché rappresentano il mondo verso cui ci stanno trascinando le attuali politiche climatiche», ha spiegato Selene dal fiume Tara.

 fiume Tara, a Taranto
Il fiume Tara, a Taranto, contaminato dagli scarichi dell’ex ILVA, colorato di verde

Le proiezioni internazionali indicano che con le politiche attuali il pianeta si avvia verso un aumento medio della temperatura di 2,6°C entro la fine del secolo. Un livello che, come ricordato anche dal segretario generale dell’ONU António Guterres, moltiplicherebbe siccità, eventi estremi, collasso delle barriere coralline e migrazioni di massa.

Il ruolo dell’Italia e i rischi per il futuro

Il movimento vuole sottolineare come l’Italia sia oggi il sesto Paese al mondo per investimenti nei combustibili fossili. Il Piano Mattei, orientato al gas in Africa e le recenti trentaquattro nuove licenze di trivellazione vengono citati come esempi di scelte in contrasto con l’urgenza climatica.

Un appello finale alla responsabilità politica

«Mentre il governo italiano e la lobby del fossile hanno contribuito a sabotare l’ennesima occasione per cambiare rotta — afferma Bianca da Torino — quelle acque verdi continuano a diffondersi in tutto il Paese».

Numero verde ONA

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