LA CASSAZIONE DISPONE LA TRADUZIONE IN TEDESCO, LINGUA MADRE DI STEPHAN ERNST SCHMIDHEINY, PRORPIETARIO DELLE FABBRICHE DELLA MORTE, DELLA SENTENZA E RINVIA ANCORA L’ETERNIT BIS. IL PROCEDIMENTO SULLA CONDANNA A 9 ANNI E 6 MESI PER 91 OMICIDI COLPOSI RESTA SOSPESO. LE VITTIME ATTENDONO UNA DECISIONE DEFINITIVA
La Cassazione decide di non decidere
«La Cassazione decide di non decidere. Trovo singolare che la mancata traduzione della sentenza in lingua tedesca sia divenuta motivo di accoglimento del ricorso – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, costituito parte civile nel processo -. Si tratta di un ulteriore stop per le vittime che attendono da tempo una definizione nel merito».
La Cassazione accoglie il ricorso e rinvia il processo Eternit bis
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla difesa di Stephan Ernst Schmidheiny. I giudici hanno disposto la traduzione integrale in lingua tedesca della sentenza di appello.
Di conseguenza, il procedimento Eternit bis subisce un nuovo rinvio. La decisione sospende di fatto il giudizio definitivo sulla condanna a 9 anni e 6 mesi. La pena riguarda 91 episodi di omicidio colposo collegati all’esposizione all’amianto.
La questione della traduzione e l’allungamento dei tempi
Il rinvio nasce dalla mancata traduzione completa della sentenza nella lingua madre dell’imputato. Stephan Schmidheiny, manager svizzero di lingua tedesca, ha ricoperto per anni ruoli apicali nella gestione delle attività Eternit in Italia.
L’imputato è assistito da un collegio difensivo composto da avvocati italiani di comprovata esperienza, come sottolinea una nota dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Tuttavia, l’assenza della traduzione integrale ha determinato un ulteriore slittamento dei tempi.
Il procedimento, infatti, si protrae da anni. Inoltre coinvolge centinaia di vittime e familiari che attendono una decisione definitiva.
La sentenza dell’11 febbraio 2026 e il ricorso della difesa
La sentenza è stata emessa nella serata di mercoledì 11 febbraio 2026. Ora il testo dovrà essere tradotto integralmente in tedesco prima che il giudizio possa proseguire.
La difesa del magnate svizzero aveva presentato ricorso evidenziando un vizio formale. Il dispositivo della sentenza era stato redatto in italiano e non in tedesco, lingua più comprensibile per l’imputato.
Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, si tratta di un cavillo procedurale finalizzato a spostare in avanti i tempi del processo. L’obiettivo sarebbe quello di avvicinarsi alla prescrizione.
L’associazione sottolinea inoltre che l’imputato parla italiano, così come i suoi legali. Per questo motivo, secondo l’ONA, non vi sarebbero ostacoli alla comprensione del dispositivo della Corte.
Il precedente maxiprocesso e la prescrizione del 2014
Il primo maxiprocesso contro Schmidheiny, erede della famiglia svizzera proprietaria del gruppo Eternit, si era concluso con una condanna a 18 anni in appello per disastro ambientale.
Nel 2014, però, la Corte di Cassazione annullò la sentenza. I giudici dichiararono il reato prescritto, chiudendo di fatto quel filone giudiziario.
L’Eternit bis e l’accusa di omicidio colposo
Successivamente è nato il procedimento Eternit bis. In questo nuovo processo l’accusa ha contestato il reato di omicidio colposo.
Nei precedenti gradi di giudizio, i magistrati hanno riconosciuto la responsabilità di Schmidheiny nella gestione delle politiche industriali. Inoltre hanno evidenziato la prosecuzione delle attività produttive nonostante la consapevolezza della pericolosità dell’amianto. In appello è arrivata la condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione.
Le vittime dell’amianto e le richieste di giustizia
Il processo Eternit bis riguarda le conseguenze dell’esposizione all’amianto negli stabilimenti del gruppo. Per decenni le fabbriche hanno prodotto e lavorato materiali contenenti la fibra killer, altamente cancerogena.
Nel tempo migliaia di lavoratori e cittadini residenti nelle aree limitrofe si sono ammalati. Molti hanno sviluppato patologie gravi, tra cui il mesotelioma.
La vicenda giudiziaria nasce dalle richieste di verità e responsabilità avanzate dai familiari delle vittime. Inoltre diverse associazioni si sono impegnate nella tutela delle persone esposte all’amianto.
Le parti civili e l’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto
Nei precedenti passaggi processuali i giudici hanno ribadito la responsabilità di Stephan Schmidheiny per le conseguenze legate all’esposizione all’amianto negli stabilimenti Eternit.
I magistrati hanno ritenuto accertato il ruolo dell’imputato nella gestione delle politiche industriali. Hanno inoltre riconosciuto la prosecuzione delle attività produttive nonostante la consapevolezza dei rischi.
I giudici hanno riconosciuto anche il diritto al risarcimento per le parti civili coinvolte, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione conferma il proprio impegno nella tutela delle vittime delle patologie asbesto-correlate.
«La causa non è stata discussa nel merito – osserva l’avvocato Riccardo Brigazzi, legale che ha rappresentato l’Osservatorio Nazionale Amianto, parte civile nel processo -. La sentenza dovrà ora essere tradotta integralmente prima che il giudizio possa proseguire».





