IL TRIBUNALE DI FIRENZE HA ACCERTATO, TRAMITE UNA CTU TECNICO-AMBIENTALE, L’ELEVATA ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DI T.N. DURANTE IL SERVIZIO DI LEVA, GIÀ RICONOSCIUTO VITTIMA DEL DOVERE
Il Tribunale di Firenze ha condannato il ministero della Difesa a risarcire 300mila euro alla vedova e al figlio di T.N., deceduto per un mesotelioma pleurico. La corte ha stabilito che la malattia di T.N. era dovuta all’esposizione all’amianto durante il servizio di leva obbligatoria nell’Esercito Italiano, dal 6 novembre 1954 al 27 marzo 1956. Al momento del decesso, T.N. aveva 86 anni.
L’Avvocatura dello Stato aveva chiesto il rigetto del ricorso, sostenendo che il mesotelioma era stato diagnosticato oltre cinquant’anni dopo. Tuttavia, i familiari si sono rivolti all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che ha ottenuto la sentenza favorevole. I magistrati, sulla base di una consulenza tecnico-ambientale, hanno accertato l’elevata esposizione all’amianto durante il servizio militare, di T.N. già riconosciuto come vittima del dovere.
«Si tratta dell’ennesima sentenza di condanna a carico del Ministero per il decesso di un militare dell’EI per elevata e non cautelata esposizione a fibre e polveri d’amianto e multipli cancerogeni che conferma l’allarmante dato epidemiologico sulle delle malattie e i decessi dei militari delle Forze Armate Italiane», denuncia l’avv. Bonanni.
La CTU tecnico-ambientale condanna la Difesa
Il Consulente Tecnico d’Ufficio ha stabilito una relazione causale tra il servizio militare del 1954 e l’insorgere del mesotelioma, divenuto sintomatico nel 2016. Secondo la sentenza, è possibile che l’attività di elettricista svolta da T.N. durante la leva abbia comportato ripetute esposizioni all’amianto, presente in alcuni impianti e apparecchi elettrici.
Il tribunale ha inoltre rilevato che, durante i 15 mesi di servizio militare, T.N. era stato esposto a una quantità di amianto superiore ai limiti di legge, anche se per un periodo di tempo ridotto. È risultato, quindi, “più probabile che non” che tale esposizione abbia contribuito allo sviluppo del mesotelioma.
La morte di T.N., avvenuta l’11 agosto 2017, è stata attribuita dal giudice al ministero della Difesa, colpevole di non aver fornito informazioni e formazione sul rischio amianto durante il servizio di leva. Il tribunale ha sottolineato che già prima del 1954 era noto che l’amianto fosse pericoloso, citando normative come il R.D. 14 giugno 1909, n. 442, che approvava il Testo Unico delle leggi sul lavoro.
Il giudice ha fatto riferimento anche a studi ministeriali e giurisprudenza, confermando che le esposizioni iniziali all’amianto hanno un effetto eziologico particolarmente elevato. Vedi per esempio lo “Stato dell’arte e prospettive in materiali di contrasto alle patologie asbesto-correlate”, n. 15, maggio-giugno 2012 – Quaderni del Ministero della Salute (doc. 21 del ricorso introduttivo del giudizio) sia da Cass., IV Sez. pen., n. 3615/16 (doc. 26 del ricorso introduttivo del giudizio).
Intervenga il Capo dello Stato
«Ci chiediamo le ragioni per le quali la Difesa neghi i diritti delle vittime nonostante le numerose pronunce di condanna dell’Autorità Giudiziaria, e auspichiamo l’intervento del Capo dello Stato per evitare queste sperequazioni che costringono i familiari, dopo l’odissea della malattia del congiunto e del lutto, ad affrontare anche continue azioni giudiziarie per far valere un proprio diritto», conclude Bonanni.




