venerdì, Maggio 29, 2026

Traffico illecito di rifiuti, devastata la campagna pugliese

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IL TRAFFICO ILLECITO DI RIFIUTI HA DEVASTATO CAMPAGNE, ULIVETI E AREE PROTETTE DELLA PUGLIA. GLI INCENDI DEI MATERIALI SCARICATI ABUSIVAMENTE HANNO AGGRAVATO L’INQUINAMENTO AMBIENTALE E I RISCHI SANITARI PER I RESIDENTI

Traffico illecito di rifiuti dalla Campania alla Puglia: diciannove misure cautelari nell’operazione “Erebus”

Migliaia di tonnellate di rifiuti scaricate illegalmente in Puglia

Oltre 3.500 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania sono state smaltite illegalmente in Puglia. In molti casi, i materiali abbandonati sono stati anche incendiati. Gli sversamenti hanno interessato ventiquattro aree, soprattutto nelle province di Foggia e Barletta-Andria-Trani.

Le indagini hanno accertato la presenza di discariche abusive nelle campagne del Tavoliere, nel Parco nazionale dell’Alta Murgia, in vigneti, uliveti, cave e capannoni industriali abbandonati. I siti coinvolti si trovano nelle province di Foggia, BAT, Bari, Napoli e fuori dalla Puglia a Frosinone.

Gli investigatori hanno evidenziato un grave danneggiamento ambientale. Alcune delle aree colpite possiedono un elevato valore naturalistico. Inoltre, gli sversamenti hanno provocato rischi concreti per la salute pubblica.

L’operazione dei carabinieri e della Direzione Antimafia

L’inchiesta è stata ribattezzata “Operazione Erebus”. Le indagini sono state coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e condotte dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico.

L’intervento è scattato nella mattinata del 27 maggio 2026. I militari hanno operato nelle province di Foggia, Salerno, Napoli, Benevento, Roma e Latina.

I Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai comandi provinciali competenti, hanno eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di diciannove persone.

Le misure disposte comprendono sei arresti domiciliari, sette obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria e sei interdizioni dall’attività imprenditoriale per un anno.

Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

Centoventisei episodi documentati dagli investigatori

L’attività investigativa è iniziata nell’ottobre 2023. Gli inquirenti hanno documentato 126 episodi di sversamento illegale in sessantaquattro siti differenti.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, le attività sarebbero state organizzate da gruppi criminali cerignolani e da organizzazioni attive nel Salernitano.

Sedici aziende del settore sono finite sotto inchiesta. In totale, gli investigatori hanno contestato 132 capi di imputazione.

Le denunce dei cittadini hanno fatto partire l’inchiesta

Le indagini sono partite grazie agli esposti presentati da alcuni cittadini. I residenti avevano segnalato l’aria mefitica presente nella zona e movimenti sospetti legati allo scarico di rifiuti.

Anche la polizia locale e il corpo forestale avevano denunciato conferimenti illeciti di rifiuti nel territorio di Cerignola.

L’inchiesta è stata coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari insieme con la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Le attività investigative sono state affidate ai Carabinieri del NOE di Bari.

L’ordinanza cautelare è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.

Le province coinvolte nello smaltimento illecito

Gli investigatori hanno documentato sversamenti illegali in numerosi comuni pugliesi. Tra questi figurano Bari, Minervino Murge, Margherita di Savoia, Candela, Ostuni, Trinitapoli, Foggia, Molfetta, Castelluccio dei Sauri, Ascoli Satriano, Cerignola, Lucera, Barletta, Manfredonia, Carapelle, Andria, Ordona, Ortanova e Stornarella.

Secondo gli inquirenti, i territori più colpiti sono stati quelli di Molfetta, Ascoli Satriano e Foggia.

L’attività illecita ha interessato anche le giurisdizioni di Roma, Ferentino, Ripi, Cassino, Anagni, San Martino Valle Caudina e Casamarciano.

Intercettazioni e video per ricostruire la rete criminale

Gli investigatori hanno utilizzato intercettazioni telefoniche, riprese video e sistemi elettronici di tracciamento. Le attività tecniche sono state affiancate da numerosi pedinamenti.

In questo modo, gli inquirenti hanno ricostruito una organizzazione ben strutturata, supportata da una rete di fiancheggiatori e vedette, dedicata allo smaltimento illecito di grandi quantità di rifiuti speciali.

I materiali provenivano soprattutto da impianti di trattamento e recupero presenti nelle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno.

Tra i rifiuti individuati figurano scarti industriali, residui del trattamento dei rifiuti speciali, materiali tessili e frazione indifferenziata dei rifiuti urbani.

Un profitto illecito da oltre due milioni di euro

Secondo le accuse, il sistema criminale avrebbe garantito profitti illeciti per circa 2 milioni e 500 mila euro.

La magistratura ha disposto il sequestro per equivalente della somma. Inoltre, gli investigatori hanno sequestrato dieci società, in gran parte aziende produttrici di rifiuti, e sessanta mezzi utilizzati per il trasporto.

Sono stati sequestrati anche beni mobili e immobili fino al raggiungimento dell’importo considerato profitto dell’attività criminale.

In precedenza, le forze dell’ordine avevano già sequestrato circa cinquanta aree utilizzate per gli sversamenti illegali.

Documenti falsi per coprire il traffico illecito

Le indagini hanno fatto emergere un sistema organizzato e consolidato. Secondo gli investigatori, gli impianti coinvolti classificavano falsamente i rifiuti attraverso documentazione irregolare.

I documenti indicavano siti di destinazione esistenti soltanto sulla carta. Questo meccanismo permetteva di giustificare il trasporto dei rifiuti e di nascondere il successivo abbandono in aree abusive.

Gli inquirenti ritengono che il traffico illecito fosse gestito attraverso procedure già collaudate e ripetute nel tempo.

Infatti, «una rete di fiancheggiatori e di vedette – ha sottolineato in conferenza stampa il procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Bari, Giuseppe Gattisi assicurava che non ci fossero controlli delle forze dell’ordine. C’era poi chi si occupava di individuare i siti o che scortavano il trasporto e i convogli».

Campagne trasformate in discariche abusive

L’inchiesta conferma ancora una volta il ruolo centrale di gruppi criminali operanti tra Campania e Puglia nel settore dello smaltimento illecito dei rifiuti.

Secondo quanto accertato dagli investigatori, camion carichi di rifiuti urbani indifferenziati partivano da impianti delle province di Napoli, Salerno e Caserta.

I mezzi raggiungevano frequentemente le campagne tra Cerignola, San Severo e Lucera, oltre alle aree dell’Alto e del Basso Tavoliere.

I trasporti venivano effettuati da soggetti in possesso delle autorizzazioni necessarie. In questo modo, i responsabili riuscivano a eludere più facilmente eventuali controlli.

Alcune campagne sono diventate vere discariche abusive a cielo aperto. Gli sversamenti avvenivano soprattutto durante la notte.

Gli investigatori hanno trovato enormi quantità di rifiuti urbani e speciali abbandonati nei terreni. In diversi casi, i materiali scaricati venivano incendiati subito dopo.

I roghi rendevano l’aria irrespirabile e aumentavano l’allarme tra i residenti. Nel tempo, il fenomeno si è diffuso sempre di più, provocando forte preoccupazione nell’opinione pubblica.

Il continuo flusso di rifiuti, ha sottolineato il procuratore di Bari Roberto Rossi, «pone problemi serissimi alla salute dei pugliesi e alla bellezza di un territorio che amiamo e che va tutelata».

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