IL MESSAGGIO INVIATO DA PAPA LEONE XIV AL FORUM INTERNAZIONALE DI GREENACCORD DI TREVISO SPOSTA IL BARICENTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA: NON BASTANO DATI, TECNOLOGIE E PROCEDURE. SERVONO EDUCAZIONE, ABITUDINI NUOVE, STILI COMUNITARI E UNA CULTURA DELLA CUSTODIA. È UNA CHIAMATA CHE RIGUARDA LA POLITICA, L’INFORMAZIONE, LE ISTITUZIONI E LA VITA QUOTIDIANA
Il messaggio del Papa sulla transizione ecologica
A Treviso, dal 18 al 21 marzo 2026, il XVII Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura ha riunito circa un centinaio di giornalisti da diversi Paesi, confermando la vocazione di Greenaccord a mettere in dialogo informazione, ambiente e responsabilità pubblica.
Il messaggio di Papa Leone XIV, letto dal vescovo Michele Tomasi attraverso un telegramma del cardinale Pietro Parolin, si inserisce in questo contesto come un intervento che va oltre il saluto istituzionale.
Il Pontefice esprime “vivo compiacimento” per l’iniziativa, ma soprattutto richiama un punto decisivo: la cura della casa comune non può essere affidata esclusivamente alle soluzioni tecnologiche.
Il passaggio più citato del messaggio è anche il più netto: richiamando la Lettera Apostolica “Disegnare nuove mappe di speranza”, Leone XIV afferma che “la responsabilità ecologica non si esaurisce in dati tecnici”, perché quei dati “sono necessari, ma non bastano”.
Occorre, scrive il Papa, un’educazione che coinvolga “mente, cuore e mani”, insieme con “abitudini nuove, stili comunitari, pratiche virtuose”. È una formulazione che sposta il discorso ambientale dal solo piano dell’efficienza a quello della conversione culturale.
Che cosa significa dire che i dati non bastano?
Negli ultimi anni il dibattito ambientale si è riempito di indicatori, target, curve emissive, strumenti di monitoraggio e modelli previsionali. Tutto questo resta indispensabile. Tuttavia, il messaggio di Treviso introduce una domanda più scomoda: che cosa accade quando la competenza tecnica non si accompagna a un cambiamento dei comportamenti individuali e collettivi?
Il Papa ricorda che la crisi ecologica è anche una crisi di immaginazione sociale, di relazioni, di stili di vita e di gerarchie di valore. Senza questa dimensione, perfino le migliori politiche rischiano di restare astratte, oppure di essere percepite come imposizioni esterne, incapaci di generare adesione profonda.
In altre parole, la sostenibilità non si regge solo su dispositivi e regolamenti; richiede una grammatica civile condivisa.
Questa impostazione tocca un nervo scoperto del nostro tempo. Da una parte cresce la domanda di innovazione, dall’altra aumenta la sensazione che il linguaggio della transizione ecologica sia spesso freddo, specialistico, poco accessibile.
Da qui l’insistenza sull’ “educazione del cuore”, espressione che non va letta in chiave sentimentale, ma come invito a costruire legami durevoli tra conoscenza e responsabilità.
Perché Greenaccord insiste sul ruolo del giornalismo ambientale?
La risposta del presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio, si muove esattamente su questa linea. Secondo Cauteruccio, la transizione ecologica non è prima di tutto una questione tecnica, ma una sfida culturale, educativa e comunitaria.
Per questo il ruolo dei giornalisti diventa decisivo: non basta riportare dati o raccontare emergenze, bisogna contribuire a formare coscienze, generare consapevolezza e orientare scelte più responsabili.
Il punto è cruciale, perché oggi l’informazione ambientale oscilla spesso tra due estremi. Da un lato c’è la spettacolarizzazione del disastro, che produce allarme ma non sempre comprensione.
Dall’altro c’è una comunicazione troppo tecnica, che accumula numeri e sigle ma fatica a tradurli in esperienza concreta. Il Forum di Greenaccord, nato proprio per promuovere un giornalismo ambientale di qualità, si colloca invece in un’area più difficile e più necessaria: quella che tiene insieme rigore, etica e capacità di lettura del contesto.
In questo senso, il messaggio del Papa non è solo una benedizione all’evento ma anche un riconoscimento implicito del valore pubblico dell’informazione. La qualità del racconto ambientale incide direttamente sulla qualità della democrazia, perché orienta percezioni, priorità e decisioni collettive.

Quale idea di ecologia emerge da Treviso?
Dal materiale del Forum emerge una nozione molto ampia di ecologia, lontana sia dal tecnicismo sia dalla retorica. La custodia del creato viene presentata come una pratica relazionale, capace di legare ambiente, pace, dignità umana, dialogo tra culture e giustizia tra generazioni.
In questo orizzonte la crisi ecologica non è solo il deterioramento degli ecosistemi ma anche l’effetto di una frattura tra persone, comunità e territori. È una visione che riecheggia il lessico dell’ecologia integrale e che il Forum ha collocato, non a caso, dentro il tema “Building Future Together”.
L’idea di fondo è che non esista tutela ambientale duratura senza una cultura della custodia. E la custodia, in questa prospettiva, non è un atteggiamento passivo o conservativo. È piuttosto una forma di responsabilità attiva che trasforma il potere in servizio, la competenza in bene comune e il limite in misura dell’armonia.
La parola “custodire”, che attraversa sia il messaggio pontificio sia gli interventi del Forum, si carica così di un significato politico e civile molto forte.

Che cosa c’entra l’Anno Giubilare Francescano con l’ambiente?
Il Forum di Treviso si colloca inoltre nell’Anno Giubilare Francescano indetto da Papa Leone XIV per l’ottocentesimo anniversario del Transito di Francesco d’Assisi (Dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027).
Francesco continua a rappresentare, anche nel dibattito pubblico contemporaneo, una figura capace di parlare al mondo ambientale con un linguaggio diverso da quello della pura gestione tecnica. La sua lezione non consegna soltanto un sentimento della natura, ma una postura spirituale e culturale in cui il mondo non è proprietà o preda, bensì relazione, fraternità, dono da riconoscere.
Nel richiamo al Cantico delle Creature c’è infatti qualcosa di molto moderno. Chiamare “fratello” e “sorella” ciò che non si possiede equivale a rifiutare una visione predatoria del reale.
Significa mettere in discussione l’idea che tutto sia disponibile, estraibile, consumabile. E significa anche riconoscere che il futuro non si costruisce solo con la crescita delle capacità tecniche ma con un cambiamento del modo in cui l’umano si percepisce dentro il mondo.
In che modo il Forum ha affrontato il rapporto tra tecnologia e coscienza?
Uno dei filoni più interessanti emersi dai testi del Forum riguarda il rapporto con le nuove tecnologie, in particolare con l’intelligenza artificiale. L’impostazione non è di rifiuto. La tecnica può aiutare a comprendere le interdipendenze ecologiche, prevenire i rischi, ottimizzare le risorse e ridurre gli sprechi.
Tuttavia, non è mai neutra rispetto agli effetti che produce sull’umano e sulle strutture sociali. Se aumenta l’efficienza ma indebolisce la relazione, se accelera la decisione ma erode la responsabilità, allora il progresso diventa ambiguo.
Per questo, nel linguaggio del Forum, si parla di una sorta di “custodia della tecnica”. L’innovazione va orientata, non semplicemente adottata. E qui ritorna il cuore del messaggio pontificio: i dati servono, gli strumenti servono ma senza una sapienza che li governi, rischiano di aggravare le disuguaglianze, concentrare potere e marginalizzare i più fragili. La questione ambientale si intreccia così con quella democratica.
Perché il Papa parla anche di ambiente sociale inclusivo?
Il messaggio di Leone XIV non si limita alla cura del creato. Esorta i partecipanti a favorire “un ambiente sociale rispettoso e inclusivo”, con l’obiettivo di affrontare insieme le crisi attuali e garantire un futuro migliore alle nuove generazioni.
Anche questa formulazione è significativa, perché allarga l’orizzonte oltre la difesa degli ecosistemi. La sostenibilità, in questa lettura, non riguarda solo emissioni e risorse, ma la qualità dei legami sociali e delle istituzioni.
In fondo, è qui che si misura la credibilità di ogni transizione. Una politica verde che produca esclusione, che scarichi i costi sui più deboli o che diventi terreno di nuove gerarchie difficilmente potrà essere percepita come giusta. Allo stesso modo, una società che tutela formalmente l’ambiente ma accetta la marginalizzazione delle persone vulnerabili tradisce il principio stesso di casa comune.
Che cosa resta, in concreto, di questo appello?
Il messaggio di Treviso suggerisce che la transizione ecologica deve essere insieme scientifica, educativa, culturale e comunitaria. Non esiste una scorciatoia puramente tecnica capace di sostituire il lavoro lento sulle mentalità, sulle abitudini quotidiane, sulle forme della convivenza e sulla qualità del linguaggio pubblico.
Per i giornalisti presenti al Forum, questo implica una responsabilità aggiuntiva. Raccontare l’ambiente non significa soltanto spiegare cosa accade ma anche offrire mappe di senso, senza cedere né al moralismo astratto né al riduzionismo procedurale.
Per la politica, invece, il richiamo è ancora più esigente: non basta amministrare l’emergenza, occorre intervenire sulle cause culturali e sociali che rendono il creato un oggetto di appropriazione o un campo di conflitto.




