I CONTAMINANTI EMERGENTI SONO SOSTANZE CHIMICHE PRESENTI IN ACQUA, SUOLO E ARIA, DI ORIGINE UMANA, NON ANCORA REGOLAMENTATE E SPESSO IGNORATE. POSSONO ACCUMULARSI NEGLI ECOSISTEMI E AVERE EFFETTI NEGATIVI SULLA SALUTE UMANA E ANIMALE. UNO STUDIO PROPONE UN APPROCCIO “ONE HEALTH” PER FRONTEGGIARE QUESTA NUOVA FRONTIERA DELL’INQUINAMENTO
Contaminanti emergenti: la nuova sfida dell’inquinamento globale
Tra le minacce ambientali del nostro tempo, i contaminanti emergenti occupano un posto crescente. Si tratta di sostanze eterogenee, spesso non ancora normate, che derivano da attività umane quotidiane. Possono essere farmaci, cosmetici, pesticidi, microplastiche, PFAS, ritardanti di fiamma e altre molecole sintetiche, molte delle quali capaci di interferire con il sistema endocrino o di accumularsi nei tessuti animali.
Anche in quantità minime, queste sostanze hanno la capacità di persistere nell’ambiente e raggiungere aree remote attraverso il ciclo dell’acqua e dell’aria. Il problema è che gli effetti a lungo termine, sull’uomo e sugli ecosistemi, restano in gran parte sconosciuti. L’assenza di un quadro normativo chiaro e di sistemi di monitoraggio sistematico aggrava ulteriormente la situazione.
Contaminanti emergenti: nuova forma di inquinamento diffuso
I contaminanti emergenti sono stati individuati in acqua potabile, nei sedimenti dei fiumi, nell’atmosfera urbana, nei prodotti agricoli e perfino nei tessuti di animali selvatici. Si tratta di un’inquinamento diffuso, pervasivo e difficile da arginare.
Gli effetti potenziali includono alterazioni ormonali, tossicità cronica, effetti sulla riproduzione, aumento della resistenza agli antibiotici e rischi per la biodiversità.
Negli ecosistemi acquatici, ad esempio, alcuni farmaci antidepressivi alterano il comportamento dei pesci; i PFAS compromettono la fertilità della fauna selvatica; i filtri solari minacciano la barriera corallina. Nell’uomo, molte di queste sostanze sono state ritrovate nel sangue e nel latte materno.
L’impatto dell’industrializzazione
L’inquinamento da contaminanti emergenti è un effetto collaterale dello sviluppo industriale. Prima della Rivoluzione Industriale, le principali minacce ambientali erano di origine naturale. Con l’introduzione di milioni di nuove molecole sintetiche, molte delle quali non sufficientemente testate, l’uomo ha alterato in profondità gli equilibri ecologici.
Secondo i dati del Chemical Abstracts Service, nel 2002 erano registrate 20milioni di sostanze chimiche. Oggi, nel 2025, sono oltre 204milioni, con un incremento di circa 15mila molecole al giorno. La maggior parte di esse non è regolata e molte non sono mai state valutate dal punto di vista ecotossicologico.
Le fonti di rilascio: dall’agricoltura alla cosmetica
I contaminanti emergenti possono derivare da moltissime attività. L’agricoltura è responsabile del rilascio di fitofarmaci, fertilizzanti azotati, antibiotici zootecnici, microplastiche dei teli pacciamanti. L’industria chimica produce additivi, solventi e composti fluorurati.
La cosmesi e la detergenza immettono quotidianamente negli scarichi domestici sostanze come triclosan, parabeni e siliconi.
Anche lo smaltimento dei rifiuti gioca un ruolo chiave: discariche mal gestite e percolato industriale possono contaminare le falde acquifere, mentre i fanghi di depurazione impiegati in agricoltura veicolano sostanze bioattive nel suolo.
Crescita demografica e consumi insostenibili
L’aumento della popolazione mondiale e della produzione alimentare ha aggravato la pressione sugli ecosistemi. I consumi alimentari, igienico-sanitari, energetici e tecnologici crescono a ritmo sostenuto, spingendo le industrie a creare nuovi materiali e prodotti sempre più performanti. Il risultato è un mondo saturo di sostanze sconosciute, spesso non degradabili, che si accumulano nell’ambiente e nel nostro organismo.
Il principio di precauzione è stato spesso ignorato. Molti prodotti sono stati immessi sul mercato senza studi adeguati sugli effetti a lungo termine. I residui chimici, una volta usati, finiscono nei corsi d’acqua, nei suoli, nell’atmosfera e, attraverso la catena alimentare, arrivano fino a noi.
Un problema globale che richiede un’azione integrata
Lo studio Emerging Contaminants: a One Health Perspective propone di affrontare il problema con una strategia integrata, nota come approccio One Health.
Questa visione riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale, e punta su un’azione coordinata tra discipline diverse: medicina, biologia, veterinaria, chimica, ingegneria ambientale e sanità pubblica.
I ricercatori propongono quattro linee d’azione. Innanzitutto, serve più ricerca per identificare e classificare le nuove sostanze chimiche e comprenderne i meccanismi d’azione. In secondo luogo, è fondamentale aumentare la trasparenza e testare a fondo le sostanze chimiche prima del loro impiego commerciale.
Poi, occorre investire in tecnologie di bonifica più efficaci e meno invasive. Infine, bisogna abbandonare le logiche settoriali e adottare politiche ambientali e sanitarie coordinate a livello globale.
La difficoltà di bonificare e prevenire
Rimuovere questi contaminanti dall’ambiente è un’impresa ardua. Le tecniche di bonifica tradizionali spesso non funzionano con le nuove sostanze. Per questo è urgente promuovere approcci innovativi basati sulla chimica verde, su materiali biodegradabili e su tecnologie che riducano l’impatto a monte.
La prevenzione resta l’arma più efficace. Per evitare che questi contaminanti entrino nell’ambiente occorre ripensare interi cicli produttivi, promuovere la responsabilità delle aziende, formare i consumatori e creare sistemi normativi flessibili ma rigorosi.

Contaminanti emergenti: una consapevolezza ancora troppo bassa
Nonostante la gravità del problema, i contaminanti emergenti sono ancora poco noti al grande pubblico. La comunicazione su questi temi è scarsa e spesso tecnica. Coinvolgere i cittadini e rendere accessibili le informazioni è essenziale per costruire una cultura della prevenzione.
Servono campagne educative, strumenti di trasparenza, etichette chiare e una nuova alfabetizzazione chimico-ambientale. Perché, anche se invisibili, i contaminanti emergenti sono ormai parte del nostro quotidiano. Solo riconoscendoli e regolamentandoli possiamo costruire un futuro più sano e sostenibile.




