GENOVA APRE IL CIRCULAR CITY FORUM 2026 CON UNA SFILATA DI MODA SOSTENIBILE A BORDO DELLA COSTA TOSCANA. L’EVENTO SEGNA L’AVVIO DI UNA SETTIMANA DI INIZIATIVE DEDICATE ALL’ECONOMIA CIRCOLARE TRA MODA, ARTIGIANATO, MARE, FOOD E INNOVAZIONE URBANA
Che cos’è il Circular City Forum e perché parte dalla moda?
Non è un caso che tutto sia iniziato con una sfilata. Il Circular City Forum 2026 ha scelto di aprire la sua seconda edizione con un Eco-Fashion Show, andato in scena a bordo della nave Costa Toscana, ormeggiata nel porto di Genova.
Una scelta simbolica, ma anche strategica. La moda, infatti, è uno dei settori più impattanti dal punto di vista ambientale. È qui che il concetto di economia circolare può essere raccontato in modo immediato, visivo e concreto.
La sfilata ha mostrato cosa significa ripensare un capo non solo come oggetto estetico, ma come parte di un ciclo più ampio. Materiali recuperati, lavorazioni artigianali, riuso creativo e produzione responsabile sono diventati elementi centrali della passerella.
Che cosa si è visto all’Eco-Fashion Show?
L’Eco-Fashion Show non è stato una semplice presentazione di abiti. È stato un racconto collettivo. In passerella sono sfilati capi firmati da brand come Avant Toi, Camomilla Italia e Carla Quaglia, accanto alle creazioni di artigiani e designer emergenti sostenuti da Confartigianato Genova e CNA Federmoda.
A rendere ancora più interessante l’evento è stata la varietà dei protagonisti. Non solo modelli professionisti, ma anche studenti, sportivi e giovani designer. Tra loro le calciatrici delle squadre femminili del Genoa e della Sampdoria, insieme ad atleti e studenti delle scuole genovesi.
La conduzione di Chiara Lippi e la regia di Alex Leardini hanno contribuito a costruire uno spettacolo che ha unito intrattenimento e contenuto.
Perché la moda circolare è diventata centrale?
Negli ultimi anni il settore tessile ha iniziato a interrogarsi sul proprio impatto ambientale. Produzione intensiva, uso di risorse, rifiuti e fast fashion hanno reso evidente la necessità di cambiare modello.
La cosiddetta circular fashion nasce proprio da questa consapevolezza. Significa progettare abiti che durano più a lungo, che possono essere riutilizzati, riparati o riciclati. Significa anche valorizzare le filiere locali e l’artigianato, riducendo sprechi e trasporti.
L’Eco-Fashion Show ha tradotto questi concetti in immagini concrete, mostrando come la sostenibilità possa diventare anche linguaggio creativo e identità culturale.
Come prosegue il programma del Forum?
Dopo l’apertura sul mare, il Circular City Forum si sposta nel cuore della città. Il weekend del 18 e 19 aprile è stato dedicato al Circular Expo Market, ospitato a Palazzo Imperiale.
Qui la circolarità è diventata esperienza diretta. Il pubblico ha incontrato imprese locali, scoperto prodotti sostenibili e partecipato a uno Swap Party, dove scambiare abiti e oggetti: uno dei momenti più concreti del programma, perché ha portato i visitatori a sperimentare pratiche di riuso nella vita quotidiana.
Accanto al mercato, il C-City Tour & Lab propone visite e laboratori nelle botteghe artigianali, mostrando come tradizione e innovazione possano convivere.
Che ruolo ha il mare in questa edizione?
Genova non dimentica la sua identità. Il mare è tornati protagonista con “Rotte sostenibili in Darsena”, una due giorni dedicata alla cultura marinara e alla pesca locale.
L’iniziativa, curata dalla Cooperativa Dafne, si è svolta nell’area di Calata Vignoso e ha messo al centro il rapporto tra economia del mare e sostenibilità. Non è solo una questione ambientale, ma anche culturale ed economica.
Sempre in questa direzione si inserisce il Pianeta Mare Film Festival, ospitato al Genova Blue District, che utilizza il linguaggio del cinema per raccontare il futuro degli oceani.
Che cosa succede al Mercato Orientale?
Lunedì 20 aprile il Forum si è spostato al Mercato Orientale di Genova per il Circular MOG Day: una giornata dedicata a food, startup e università.
Qui la circolarità è entrata nel mondo dell’alimentazione e dell’innovazione. Workshop, talk e corsi di formazione hanno affrontato temi come spreco alimentare, nuove filiere e modelli di business sostenibili.
Particolarmente interessante è il “Mercato delle idee circolari”, uno spazio dove progetti e soluzioni vengono messi a confronto. Sono previsti anche contest rivolti a studenti e startup, segno che il Forum guarda esplicitamente alle nuove generazioni.
Qual è il ruolo delle istituzioni e delle imprese?
Il Circular City Forum non è solo un evento culturale. È anche un luogo di confronto tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca. Le giornate del 21 e 22 aprile, ospitate a Palazzo Tursi, hanno rappresentato il momento più politico e strategico.
Si è parlato di città circolari, appalti pubblici verdi, innovazione urbana e sostenibilità delle imprese. Tra i temi centrali c’è stata la costruzione di una rete di città impegnate nella transizione ecologica.
Il Forum è stato promosso dal Comune di Genova, con il supporto di partner istituzionali come la Camera di Commercio e l’Università di Genova, e con il coinvolgimento di grandi aziende come Ansaldo, Costa Crociere e Fincantieri.
Perché questo evento è importante per le città?
La forza del Circular City Forum sta nella sua struttura diffusa. Non è concentrato in un unico luogo, ma attraversa la città. Dalla nave al palazzo storico, dalla darsena al mercato, ogni spazio racconta un pezzo diverso della transizione.
Questo approccio riflette un’idea precisa. L’economia circolare non è un settore isolato ma un modello che riguarda l’intero funzionamento urbano. Energia, mobilità, cibo, moda, edilizia e cultura sono tutti elementi dello stesso sistema.
In questo senso, il Forum non offre solo contenuti, ma propone un metodo. Mostra come le città possano diventare laboratori di innovazione sostenibile, capaci di integrare tecnologia, economia e comunità.









