giovedì, Luglio 30, 2026

Cooling poverty, Bari soffre il caldo estremo

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LA COOLING POVERTY, O POVERTÀ DI RAFFRESCAMENTO, COLPISCE SEMPRE PIÙ IL NOSTRO PAESE. NAPOLI, MILANO, TERNI, ROMA, TORINO E BARI SOTTO LA LENTE DI LEGAMBIENTE. L’ASSOCIAZIONE AMBIENTALISTA DENUNCIA IL PESO DELLE DISUGUAGLIANZE CLIMATICHE E CHIEDE PIÙ VERDE URBANO, RIFUGI CLIMATICI E INTERVENTI URGENTI PER PROTEGGERE I QUARTIERI PIÙ VULNERABILI DALLE ONDATE DI CALORE

Cooling poverty, Bari tra le città più esposte al caldo estremo

La crisi climatica sta aggravando un fenomeno sempre più diffuso nelle città: la cooling poverty, cioè la povertà di raffrescamento. L’aumento delle temperature estive, insieme con l’effetto isola di calore, colpisce soprattutto le aree urbane più fragili.

Nei quartieri con meno reddito, infatti, la scarsità di alberi, spazi verdi e sistemi di raffrescamento aumenta i rischi per la salute.

Questa forma di disuguaglianza riguarda non soltanto le abitazioni. Anche gli spazi pubblici spesso non offrono zone ombreggiate o infrastrutture in grado di proteggere le persone durante le ondate di calore, che diventano ogni anno più frequenti e intense.

Bari: flash mob di Legambiente nel quartiere San Paolo

Mentre l’Italia si prepara ad affrontare la quarta ondata di calore dell’estate, con temperature superiori ai 40 ºC in molte aree del Paese, Legambiente ha organizzato un flash mob nel quartiere San Paolo di Bari.

L’iniziativa si è svolta in via Barisano da Trani. Si tratta della sesta e ultima tappa della seconda edizione della campagna nazionale Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città più fresche, città più giuste, già ospitata a Napoli, Milano, Terni, Roma e Torino.

L’obiettivo della mobilitazione è richiamare l’attenzione sulle conseguenze della disuguaglianza energetica e chiedere città più fresche, sicure e vivibili.

L’appello alle istituzioni

“L’aumento straordinario delle temperature ci impone una nuova sfida: rendere le nostre città più fresche e inclusive – dichiara Legambiente in una nota -. Una priorità che richiede innanzitutto un impegno concreto da parte delle istituzioni, a partire dal Governo, che continua a mantenere un ‘rumoroso silenzio’ sull’assenza di fondi per l’attuazione del Piano nazionale di adattamento climatico. Anche a livello locale servono quindi scelte coraggiose e immediate: chiediamo al Comune di Bari e alla Regione Puglia di impegnarsi per proteggere i quartieri più vulnerabili con verde urbano, rifugi climatici e interventi capaci di garantire a tutti il diritto a vivere in luoghi più sicuri”.

Bari sempre più calda

I dati confermano che Bari risente sempre di più degli effetti della crisi climatica.

Secondo l’Istat, nel 2023 la temperatura media cittadina è aumentata di 1,1 gradi centigradi rispetto al periodo 2006-2015. Inoltre, nel 2025 la città ha registrato centosedici notti tropicali. Nell’ultimo decennio si sono verificati anche trentatré eventi meteorologici estremi.

Le zone economicamente più deboli sono quelle che subiscono gli effetti maggiori della povertà di raffrescamento. Tra il 2015 e il 2025 le temperature medie estive del suolo hanno raggiunto 44,8 ºC a Carbonara-Ceglie-Loseto e 44,2 gradi nell’area San Paolo-Stanic. Nei quartieri Palese-Santo Spirito, Picone-Poggiofranco e Carrassi-San Pasquale il valore medio ha toccato i 43 gradi.

Cos’è la cooling poverty

«Nei quartieri con meno alberi, meno ombra, poche fontanelle, abitazioni più vulnerabili e minori possibilità economiche, proteggersi dalle temperature estreme è molto più difficile. È questa la cooling poverty, la disuguaglianza nell’accesso a luoghi e soluzioni capaci di garantire condizioni di vita più fresche e sicure», afferma Nanni Palmisano, direttore di Legambiente Puglia.

Le immagini termiche mostrano il caldo estremo

Le rilevazioni effettuate da Legambiente nel quartiere San Paolo evidenziano temperature superficiali molto elevate.

Al Parco Papa Giovanni Paolo II il terreno ha raggiunto 75,2 ºC. Nei giardini di via Ricchioni la temperatura ha toccato 73,3 gradi, mentre nei giardini Maria Colangiuli ha raggiunto 68,4 gradi.

Secondo l’associazione, questi valori dipendono anche dalla limitata presenza di infrastrutture verdi e blu.

Dove invece sono presenti gli alberi, il beneficio risulta immediato. Davanti alla farmacia di piazza Europa, ad esempio, il terreno passa da 51,5 gradi al sole a 37 gradi all’ombra, con una riduzione di 14,5 gradi.

Perché è stato scelto il quartiere San Paolo

Legambiente ha individuato il quartiere San Paolo come area simbolo della campagna “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città più fresche, città più giuste”.

L’iniziativa è stata realizzata insieme con il partner tecnico Ricerca sul Sistema Energetico – RSE S.p.A. e in collaborazione con la Croce Rossa Italiana.

Secondo le elaborazioni di RSE – Ricerca sul Sistema Energetico, il quartiere presenta il più alto indice di povertà energetica di Bari, con un valore IDF, l’Indice di Disagio Familiare, pari a 0,59.

Anche il disagio socioeconomico risulta elevato. L’indice Istat raggiunge infatti quota 103,9, superiore alla media comunale fissata a 100.

L’analisi di RSE

«Nel caso di Bari – sottolinea Maria Francesca Talamo, capo progetto di Ricerca RSE, Dipartimento Uso efficiente dell’energia per gli usi finali e territorio -, l’analisi ha individuato nel quartiere San Paolo uno dei contesti più critici, confermando quanto sia importante conoscere il territorio per indirizzare in modo efficace le azioni di contrasto e adattamento al caldo estremo».

Servizi essenziali troppo esposti al sole

Legambiente ha monitorato un’area di circa 1 Km2, prendendo in esame trentacinque punti tra scuole, servizi pubblici, aree verdi e infrastrutture.

I risultati mostrano che ventidue punti, quasi il 63% del totale, restano completamente esposti al sole nelle ore più calde, tra le 11:00 e le 16:00.

Tra questi figurano il poliambulatorio, l’unico centro analisi del quartiere, il solo supermercato, l’unico ufficio postale, quattro dei sei ristoranti presenti e tutte le scuole monitorate.

L’associazione evidenzia anche la scarsità di infrastrutture dedicate al raffrescamento. L’area dispone soltanto di due parchi e un giardino pubblico poco alberati, una piscina e una fontanella. Mancano invece viali alberati e spazi ombreggiati adeguati.

Come sono stati effettuati i rilievi

Il monitoraggio si è svolto il 15 luglio 2026 tra le 11:00 e le 14:00.

I tecnici hanno utilizzato una termocamera, capace di misurare la temperatura superficiale attraverso immagini all’infrarosso e un igrometro.

Bastano pochi alberi per abbassare la temperatura

Le differenze tra sole e ombra risultano molto marcate. Le aree gioco hanno registrato la temperatura media più elevata, con 75,2 ºC al suolo. Valori molto alti interessano anche gli accessi alle farmacie e agli uffici comunali.

Quando invece sono presenti alberi o coperture ombreggianti, la situazione cambia rapidamente. Alla fermata della metropolitana FM1 “Cittadella”, ad esempio, il terreno passa da 51,5 gradi al sole a 35,1 gradi all’ombra. La differenza raggiunge così 16,4 gradi.

Le richieste di Legambiente

I risultati del monitoraggio sono stati illustrati durante il flash mob organizzato nel quartiere San Paolo.

Per l’occasione, i partecipanti, insieme con un gruppo scout, hanno realizzato un simbolico “muro del dato”. I grandi pannelli riportavano i principali numeri sul caldo registrato a Bari.

L’iniziativa comprendeva anche un quiz aperto ai cittadini sui cambiamenti climatici e sulle isole di calore urbane.

La Croce Rossa Italiana ha invece promosso un’attività informativa dedicata ai rischi delle alte temperature e ai comportamenti utili per prevenirne gli effetti.

Durante l’evento, Legambiente ha avanzato cinque richieste al Comune di Bari e alla Regione Puglia. L’associazione propone un piano straordinario di deimpermeabilizzazione e forestazione urbana. Chiede inoltre obiettivi vincolanti per aumentare la copertura arborea nei quartieri più vulnerabili.

Tra le proposte figurano anche il potenziamento stabile dei rifugi climatici, investimenti nella riqualificazione climatica dell’edilizia pubblica e sociale e l’istituzione di un Piano regionale sul Welfare Climatico.

Infine, Legambiente sollecita la creazione di un Osservatorio sulla vulnerabilità climatica per integrare le politiche ambientali, sociali e sanitarie destinate alle persone più esposte al caldo estremo.

Il Governo sotto accusa

«Un quadro nazionale ancora troppo distante dalla gravità dell’emergenza che stiamo vivendo – commenta Mariateresa Imparato responsabile Giustizia climatica di Legambiente -. Il Governo continua a mantenere un ‘rumoroso silenzio’ sul caldo estremo e sulla crisi climatica, mentre le ondate di calore diventano sempre più frequenti, lunghe e intense. Il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvato quasi due anni fa, è ancora fermo in un cassetto e non sono state stanziate le risorse necessarie per attuare le azioni previste. Quelle misure sarebbero fondamentali per aiutare i Comuni a creare le condizioni per città più vivibili e sicure».

Una campagna europea contro il caldo urbano

L’edizione 2026 di “Che caldo che fa” rientra nella campagna europea “Cities, not saunas”, promossa dal CAN Europe.

L’obiettivo è sostenere politiche urbane capaci di contrastare gli effetti del caldo estremo e ridurre le disuguaglianze climatiche che interessano soprattutto le persone più vulnerabili.

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