Uranio Impoverito: la strage continua. Muore altro militare, siamo a 359

Sarajevo Bosnia 1999 - militari italiani in missione NATO

Continua la lunga scia di morti per assolvere il proprio dovere di soldato, contro un nemico invibile che ti colpisce e che non puoi fermare, mentre lo Stato fa ancora finta di non sapere. Riceviamo e pubblichiamo questa lettera del dott. Domenico Leggiero, che annuncia l’ennesima perdita di un militare che ha servito la Patria ma che chi ci governa, come a tanti altri, non riconosce la causa di servizio.

Si chiamava Giuseppe De Biasi, era nato nel 1977. Lascia genitori e fratello distrutti dal dolore. Giuseppe ha deciso di affidare la sua vita all’Esercito ed ha deciso di fare una vita operativa: Bosnia 1999; Kosovo 2003; Afghanistan 2009-2010; Libano 2012. Missioni impegnative in reparti operativi, Paracadutisti e Bersaglieri. Il rientro, la malattia, l’abbandono da parte dell’Esercito e la morte in solitudine, con il solo affetto della famiglia, avvenuto oggi in un hospice pugliese.

Solita storia. Tanto per cambiare, anche Giuseppe per il ministero della Difesa, non farà parte di quei militari ammalati e deceduti in servizio e per cause di servizio. Anche Giuseppe, come la maggior parte dei suoi colleghi che lo hanno preceduto, al momento della malattia viene abbandonato e lasciato al proprio destino, avendo ben cura di non conteggiarlo tra i casi riportati dall’Osservatorio epidemiologico della Difesa, smascherato però dai lavori della IV Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dall’on. Giampiero Scanu.

Ancora un caso sul tavolo dell’avv. Angelo Fiore Tartaglia che ha già fatto condannare il ministero per ben 80 volte sulla questione ma ancora non serve a evitare le umiliazioni dei famigliari costretti a rivolgersi alla magistratura per avere giustizia.

«Ogni volta è una ferita lacerante anche per me -, afferma l’avvocato Tartaglia – ma la Legge continua ad essere l’unica strada possibile da percorrere per dare giustizia ai famigliari. Anche per Giuseppe andremo avanti come abbiamo fatto fino ad ora, senza se e senza ma». 

«Carcinoma. Considerata la giovane età sarà molto veloce», così sentenziano i medici che sottovalutano gli standard fisici superiori al normale dei giovani militari e così Giuseppe tenta con tutte le sue forze di sopravvivere, non si arrende alla malattia e soffre per tanto, troppo tempo. In questo tempo il grande assente è il suo datore di lavoro, quel ministero della Difesa che, non contento di aver perso tutte le battaglie giudiziarie contro Tartaglia, continua con ostinazione ad appellarsi e riperdere, tentare di utilizzare ogni appiglio per non rispondere alle proprie responsabilità tanto paghiamo noi cittadini e finisce che le spese di giudizio e ritardi nei pagamenti, superano anche gli stessi danni percepiti ma tanto, a chi vuoi che importi, pagano gli italiani.

Andremo all’ennesimo funerale, ad accompagnare un altro ragazzo che, come tanti altri, ha creduto nel valore della pace. La Legge Scanu, ancora ferma, sarà presto riproposta a un Parlamento ancora intento a come fare per ritornare alla “normalità”, quella dannata normalità con cui le più alte cariche dello Stato si recano nelle nostre basi all’estero, elogiano i nostri militari ma dimenticano di considerarli quando si parla di tutela.

Domenico Leggiero

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