LA TRANSIZIONE ENERGETICA IN ITALIA RALLENTA MENTRE IL MONDO ACCELERA. IL NUOVO RAPPORTO DI ITALY FOR CLIMATE EVIDENZIA CRITICITÀ, COSTI ECONOMICI E RISCHI STRATEGICI LEGATI ALLA DIPENDENZA DAI COMBUSTIBILI FOSSILI
Transizione energetica, l’Italia resta indietro: il quadro del rapporto Italy for Climate
«Restare fermi in una fase di trasformazione accelerata non è neutralità, è una scelta. E le scelte hanno un prezzo: economico, strategico, di sicurezza nazionale». Così Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, presenta la settima edizione dei 10 Key Trend sul clima.
Il rapporto di Italy for Climate (I4C), centro studi della Fondazione, analizza i principali dati energetici e climatici dell’ultimo anno.
Un sistema ancora legato ai combustibili fossili
La relazione traccia un quadro completo del percorso italiano verso la transizione energetica. Evidenzia sia i risultati raggiunti sia le criticità ancora aperte. Il modello basato sui combustibili fossili continua a rappresentare un rischio per il clima, ma anche per la sicurezza energetica e la stabilità economica del Paese.
Nel 2025 le emissioni di gas serra crescono dello 0,2%. Inoltre, le installazioni di fonti rinnovabili rallentano dopo tre anni di crescita. La dipendenza dai combustibili fossili resta stabile e non mostra segnali di riduzione.
Italia ferma mentre il contesto globale cambia
Secondo i dati raccolti da Italy for Climate, nel 2025 l’Italia resta in una fase di stallo mentre il resto del mondo accelera. Le energie rinnovabili rallentano e le emissioni non diminuiscono. Nel frattempo, la dipendenza energetica assume nuove forme.
Dopo la guerra in Ucraina del 2022, il Paese avrebbe dovuto ridurre la propria esposizione ai combustibili fossili. Tuttavia, la sostituzione delle forniture russe con altri fornitori non ha prodotto un cambiamento strutturale.
Oggi l’Italia mantiene una forte dipendenza energetica da Paesi geopoliticamente complessi. Gli Stati Uniti diventano in un solo anno il terzo fornitore nazionale di Gas Naturale Liquefatto (GNL) e petrolio.
Questo scenario introduce nuovi rischi, che non riguardano solo il clima ma anche gli equilibri geopolitici. Il rapporto sottolinea che il Paese non è completamente fermo, ma non mostra alcuna accelerazione. L’inerzia climatica si trasforma così in un rischio strategico e di sicurezza nazionale, è scritto nella nota.
Il costo economico e strategico dell’inerzia
L’analisi evidenzia un prezzo concreto e misurabile legato a questa inerzia. Sul piano economico, nel 2025 l’Italia spende 53miliardi di euro per importare combustibili fossili. La dipendenza dal GNL cresce del 42% in un solo anno. Gli Stati Uniti diventano rapidamente uno dei principali fornitori energetici. Inoltre, le forniture dal Qatar transitano attraverso uno Stretto di Hormuz sempre più instabile.
Sul piano competitivo emerge un divario evidente con altri Paesi europei. Nel 2025 l’Italia installa 7,2 GW di nuove rinnovabili, mentre la Germania ne installa 23 GW. Questo divario si riflette nello sviluppo industriale, nelle filiere produttive e nelle opportunità occupazionali.
Infrastrutture esistenti ma sottoutilizzate
Il rapporto evidenzia anche un’importante occasione mancata. L’Italia dispone di oltre 4 GW di impianti di pompaggio idroelettrico puro. Queste infrastrutture funzionano come grandi batterie naturali già operative.
Nel 2025 producono solo un quarto della loro capacità potenziale. Si tratta di impianti già costruiti, ammortizzati e indipendenti da fornitori esteri. Il loro sottoutilizzo rappresenta una chiara forma di inerzia.
L’allarme degli esperti: un anno perso
«I dati del 2025 ci consegnano un’immagine chiara: abbiamo perso un altro anno – afferma Andrea Barbabella, responsabile scientifico di Italy for Climate -. Questi ultimi anni hanno ribadito con chiarezza che senza sicurezza energetica non c’è sicurezza economica. E l’unica strada possibile per un Paese come il nostro non è scambiare le tessere del puzzle dei nostri fornitori di combustibili fossili ma eliminare progressivamente queste tessere, puntando sulla decarbonizzazione e sulla transizione energetica come elementi centrali di una strategia nazionale di rilancio industriale basata sulle tecnologie del futuro».
La nuova pagella clima-energia aggiornata al 2025
Con questa 7ª edizione del rapporto, Italy for Climate aggiorna la valutazione dell’Italia su clima ed energia. Il centro studi della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile analizza i principali indicatori legati alla transizione energetica. Il documento offre così una fotografia aggiornata al 2025, utile per comprendere lo stato reale del Paese e le sfide future.
I 10 Key Trend sul clima in Italia
- Crisi climatica: 13,6 °C è la temperatura media registrata nel 2025 in Italia. Secondo i dati dello European Severe Weather Database, gli eventi estremi registrati nel 2025 sono stati oltre 2.300, in calo rispetto all’anno precedente e il terzo valore più alto dal 2019: la morsa della crisi climatica rallenta temporaneamente, ma l’Italia resta un hotspot climatico, ovvero un’area particolarmente vulnerabile agli impatti della crisi climatica.
- Emissioni di gas serra: +0,2% è la lieve crescita stimatada ISPRA, classificando il 2025 come un ulteriore anno perso per la decarbonizzazione del Paese.
- Rinnovabili elettriche: +7,2 GW è la potenza installata dei nuovi impianti rinnovabili registrata nel 2025, in calo rispetto al 2024. Le rinnovabili erano tornate a crescere a partire dal 2022 e questa brusca frenata non è una buona notizia per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e di miglioramento della nostra autonomia energetica. L’Italia è ancora fanalino di coda in UE: la Germania ha installato oltre 23 GW, la Spagna quasi 11 GW, la Francia 8 GW.
- Solare: +25% è la crescita di produzione elettrica da fotovoltaico nel 2025, un record che ha permesso di compensare il calo drastico dell’idroelettrico e che ha portato il fotovoltaico a diventare la seconda fonte per produrre elettricità dopo il gas. La produzione elettrica da rinnovabili nel complesso è rimasta sostanzialmente stabile e quindi ancora nel 2025 l’Italia si è fermata a circa il 48% della produzione totale, ad un passo dal superamento delle fonti fossili.
- Dipendenza energetica: 74% è la dipendenza dell’Italia dalle importazioni di energia di combustibili fossili, fra le più alte in UE, esponendoci ad enormi rischi in ambito sicurezza energetica e costi per l’approvvigionamento. La dipendenza energetica si sta riducendo, grazie alle rinnovabili, ma nel 2025 ha subito una battuta di arresto. Tutta questa dipendenza dai fossili ci è costata, secondo le stime dell’UNEM, 53 miliardi di € solo nel 2025. Sul fronte dei partner commerciali, gli USA sono la novità del 2025: in un solo anno sono balzati al 3° posto tra i Paesi da cui più dipendiamo per l’energia (dopo Algeria e Azerbaigian) e sono diventati anche l’unico Paese da cui dipendiamo per tutti i combustibili fossili (sia gas, sotto forma di GNL, che petrolio e carbone).
- GAS: 33% è la quota di fabbisogno di gas che abbiamo coperto con il GNL, il gas in forma liquida, diventato in pochi anni un asset chiave per la nostra dipendenza da questo combustibile fossile (10 anni fa il suo contributo era sotto al 10%). Solo nel 2025 l’import di GNL è cresciuto del 42%, soprattutto da parte degli USA da cui abbiamo importato circa 10 miliardi di metri cubi, la metà di tutto il GNL consumato. Gli altri Paesi da cui importiamo GNL sono il Qatar (per cui le forniture sono oggi più a rischio a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz), da cui abbiamo iniziato nel 2015 ad importare circa 6 miliardi di metri cubi ogni anno), e l’Algeria.
- Petrolio: 8 barili al secondo è il petrolio che abbiamo consumato per i trasporti nel 2025. Dopo la pandemia, i consumi di petrolio hanno smesso di ridursi e sono oggi a livelli più alti di 35 anni fa. I trasporti restano uno dei settori su cui la decarbonizzazione sta procedendo più lentamente e questo sta avendo oggi un impatto diretto anche sui rischi legati alla nostra dipendenza energetica per questa fonte, legata soprattutto a Libia, Azerbaigian, Kazakistan e Arabia Saudita e USA.
- Carbone: 1% è il contributo del carbone alla domanda di elettricità nel 2025, un picco storico che segna la auspicata fine della fonte di energia più climalterante e più inquinante. La metà del carbone importato è arrivato dagli USA.
- Elettrico: 6,2% è la quota di immatricolazioni delle auto elettriche nel 2025, cresciute molto nel 2025 (+44%) dopo il rallentamento del 2024. Il dato 2025 resta infatti ancora ben lontano dal 17% di media UE o dal 20% di Francia e Germania. Anche sul fronte delle pompe di calore, altra tecnologia elettrica chiave per la decarbonizzazione (in questo caso, per edifici e industria), il 2025 registra un segnale di ripresa rispetto al calo dello scorso anno, generalizzato in tutta l’UE: gli ultimi dati della European Heat Pumps Association mostrano vendite che in Italia hanno di nuovo superato le 400 mila unità e che ci posizionano al secondo posto in UE, dopo la Francia, per questo mercato.
- Accumuli: 884 mila è il numero di sistemi di accumulo associati ad impianti fotovoltaici esistenti in Italia a fine 2025, erano appena 75 mila nel 2021, prima del conflitto Russia-Ucraina. È un dato particolarmente importante non solo perché le batterie consentono di compensare la non programmabilità del fotovoltaico, ma anche perché quando sono associate direttamente a un impianto di generazione da fotovoltaico massimizzano anche il risparmio economico per le famiglie e le imprese. Complessivamente si tratta di 5,5 GW di potenza installata di batterie, addirittura superiore a quella della tecnologia storica di accumulo in Italia, i pompaggi idroelettrici fermi a 4,4 GW di potenza installata. Proprio dai pompaggi arriva purtroppo la nota dolente: nel 2025 hanno contribuito al soddisfacimento della domanda con 1,6 TWh (miliardi di kWh), leggermente meglio dell’anno precedente ma ancora lontanissimo dai reali potenziali di questa tecnologia, che a inizio del nuovo millennio era arrivata a sfiorare gli 8 TWh di produzione.





