A CENTO ANNI DAL PRIMO VOLO TRANSPOLARE DEL DIRIGIBILE NORGE, ITALIA E NORVEGIA SI SONO RITROVATE A NY-ÅLESUND, NELLE SVALBARD, PER CELEBRARE UNA STORICA IMPRESA DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE. LA CERIMONIA HA RICORDATO IL VALORE DELLA RICERCA SCIENTIFICA CONDIVISA, OGGI PIÙ CENTRALE CHE MAI NELLO STUDIO DELL’ARTICO E DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI
Il ritorno alla Baia del Re
L’11 maggio 2026, esattamente cento anni dopo la partenza del dirigibile Norge verso il Polo Nord, delegazioni istituzionali italiane e norvegesi si sono riunite a Ny-Ålesund, nell’arcipelago delle Svalbard, per commemorare una delle più grandi imprese dell’esplorazione artica.
Fu proprio dalla Baia del Re, allora conosciuta come King’s Bay, che nel 1926 il Norge lasciò gli ormeggi per compiere la prima trasvolata documentata del Polo Nord nella storia dell’umanità. Oggi quel luogo simbolico continua a rappresentare un ponte tra ricerca scientifica, memoria storica e cooperazione internazionale.
Le istituzioni presenti alla cerimonia
La commemorazione ha riunito esponenti politici, diplomatici e scientifici dei due Paesi. Ad aprire gli interventi è stato Himanshu Gulati, vicepresidente della Commissione norvegese per gli Affari Esteri e la Difesa.
Sono intervenuti anche il presidente del CNR Andrea Lenzi, l’ambasciatore italiano a Oslo Stefano Nicoletti, Giuliana Panieri dell’Istituto di Scienze Polari del CNR e Camilla Brekke dell’Istituto Norvegese di Scienze Polari. Gli approfondimenti storici sono stati affidati allo storico Anders Bache.

Nella delegazione italiana erano presenti anche l’onorevole Andrea Orsini, il consigliere Agostino Pinna, inviato speciale del MAECI per l’Artico, e Francesco Corvaro, inviato speciale del Governo per il cambiamento climatico.
Il Norge, simbolo di cooperazione internazionale
Nel corso della cerimonia è stato più volte sottolineato il valore internazionale dell’impresa del Norge. Il dirigibile nacque infatti dalla collaborazione tra Italia, Norvegia e Stati Uniti. Finanziato dall’americano Lincoln Ellsworth, progettato a Roma sotto la supervisione del generale Umberto Nobile e ideato dall’esploratore norvegese Roald Amundsen.
L’ambasciatore Stefano Nicoletti ha ricordato come quella missione abbia segnato l’affermazione di Italia e Norvegia come nazioni moderne e scientificamente avanzate. Il volo del Norge dimostrò inoltre che l’esplorazione stava diventando uno sforzo globale condiviso, superando la logica della semplice competizione nazionale.
L’eredità scientifica del dirigibile Norge
Il presidente del CNR Andrea Lenzi ha evidenziato quanto l’eredità del Norge sia ancora attuale. Le regioni polari, un tempo considerate periferiche e lontane, sono oggi fondamentali per comprendere gli effetti del cambiamento climatico, la stabilità degli ecosistemi e le trasformazioni ambientali globali.
Lenzi ha richiamato anche la visione del generale Nobile, sottolineando come la scienza continui a progredire grazie alla cooperazione tra ricercatori e istituzioni internazionali. Secondo il presidente del CNR, il dialogo scientifico rappresenta oggi uno strumento essenziale per favorire fiducia, collaborazione e convivenza pacifica tra i popoli.
Dalla storia alla ricerca contemporanea
La scelta di celebrare il centenario proprio a Ny-Ålesund non è casuale. Qui, nel 1997, il CNR inaugurò la stazione di ricerca permanente “Dirigibile Italia”, oggi uno dei principali avamposti scientifici italiani nell’Artico.
La struttura ospita ricercatori provenienti da tutto il mondo e collega idealmente il pionierismo delle spedizioni di Umberto Nobile alle moderne attività di monitoraggio ambientale e climatico.
A cento anni dalla storica trasvolata del Norge, lo spirito di collaborazione internazionale che rese possibile quell’impresa continua dunque a vivere nei laboratori scientifici dell’Artico, dove studiosi e ricercatori lavorano insieme per comprendere le sfide globali del futuro.
Fonte: Osservatorio Artico




