venerdì, Luglio 19, 2024

RFI condannata a risarcire: l’amianto non lascia scampo

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IL TRIBUNALE DI ROMA HA CONDANNATO RFI, RETE FERROVIARIA ITALIANA, A RISARCIRE LA VEDOVA E TRE FIGLI DI UN EX DIPENDENTE DECEDUTO A CAUSA DELL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO E ALL’OLIO CREOSOTO

Salvatore Passavanti, ha lavorato alle ferrovie per trent’anni. Dopo essere andato in pensione è deceduto per un adenocarcinoma polmonare.

Nel frattempo, l’INAIL gli aveva riconosciuto la malattia professionale. Durante tutta la sua vita lavorativa è stato a contatto con l’amianto e con un altro terribile cancerogeno, l’olio creosoto.

Il Tribunale di Roma ha condannato Rete Ferroviaria Italiana a pagare un risarcimento di circa 1milione di euro alla vedova e ai tre figli del ferroviere.

L’operaio, nato a Tito, in provincia di Potenza, ha lavorato alle ferrovie dal 1963 al 1993, anno in cui è andato in pensione. Nel 2017 purtroppo i medici gli hanno diagnosticato la patologia che non gli ha lasciato scampo. È deceduto, infatti, quattro mesi dopo, all’età di 79 anni. Viveva per la sua famiglia e per le Ferrovie.

Il suo lavoro gli piaceva, era diventato prima capotecnico e poi dirigente e ha scritto anche un libro: “Sicignano – Lagonegro. Storia di una ferrovia” pubblicato qualche giorno dopo la sua morte. Era stato nominato Cavaliere della Repubblica per aver salvato una persona proprio sulla tratta ferroviaria.

Ma per tutta la sua vita lavorativa è stato a contatto con l’amianto e con l’olio creosoto.

Il parere del tribunale

“Provata la nocività dell’ambiente di lavoro l’azienda non ha fornito la prova liberatoria, indicando l’impossibilità di adempiere all’obbligo di sicurezza e informativo per causa a sé non imputabile”, scrive il giudice. Che sottolinea, “il datore di lavoro, infatti, non ha provato di aver adottato alcuna misura di protezione, né gli accorgimenti di prudenza e le cautele che sarebbero state necessarie”.

All’epoca dei fatti, spiega il consulente tecnico d’ufficio nella sua relazione, era nota la nocività della combustione dell’olio creosoto. E comunque “l’azienda era tenuta a conoscere la sua pericolosità e non si era attivata in tal senso”. Secondo il ctu, sarebbe stato proprio il creosoto a determinare l’insorgenza del tumore del polmone e la morte di Passavanti.

Le traverse in legno sulle quali venivano fissati i binari venivano trattate con l’olio creosoto per assicurarne la durabilità e l’inattaccabilità dagli insetti e dai parassiti del legno. Ma anche proteggerle da eventuali dannosi effetti ambientali.

L’azienda, tuttavia, lasciava che una volta usurate, le traverse venissero bruciate nelle stufe. Non per smaltirle, ma per riscaldare gli operai sia all’esterno sia all’interno dei locali. “Quando venivano accesi questi fuochi uscivano dei fumi neri”, afferma un testimone.

Accertata la sussistenza del nesso causale tra l’attività lavorativa e la patologia che ha causato il decesso del capotecnico, il giudice del Lavoro del Tribunale di Roma, Valentina Cacace, ha condannato RFI Spa al pagamento in favore della famiglia di 972.594 euro.

Una giustizia attenta e veloce

La famiglia, dopo il riconoscimento della malattia professionale da parte dell’INAIL, per ottenere il risarcimento di tutti i danni subiti si è rivolta all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e agli avvocati Marcello e Consuelo Mascolo.

«Siamo soddisfatti anche perché è stato riconosciuto un qualcosa che non è così noto, operai esposti per anni a cancerogeni, in particolare all’amianto e al creosoto. Siamo contenti anche della tempistica con cui si è conclusa questa vicenda, abbiamo trovato una giustizia attenta e veloce», ha commentato il figlio Mauro.

Numero verde ONA

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