martedì, Settembre 15, 2026

“Questo caldo è una scelta”: a Torino la protesta di Extinction Rebellion contro le politiche climatiche

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I MANIFESTI ERANO COMPARSI A TORINO, NEL PIENO DI UNA DELLE FASI PIÙ CALDE DELL’ESTATE. EXTINCTION REBELLION AVEVA SCELTO SLOGAN PROVOCATORI PER RIPORTARE AL CENTRO DEL DIBATTITO IL LEGAME TRA CALDO ESTREMO, CRISI CLIMATICA E DECISIONI POLITICHE

Manifesti tra protesta e performance

“Questo caldo è una scelta”. È uno degli slogan con cui Extinction Rebellion aveva scelto di attirare l’attenzione sul caldo estremo che aveva interessato Torino e il Piemonte nel mese di luglio.

I manifesti erano comparsi nelle scorse settimane in diverse zone della città, dal Quadrilatero ad Aurora.

L’iniziativa era arrivata nel pieno di una fase caratterizzata da temperature molto elevate. Extinction Rebellion voleva soprattutto accendere l’attenzione sulle decisioni politiche che, secondo gli attivisti, contribuiscono a determinare le condizioni della crisi climatica.

Caldo estremo e crisi climatica, il tema resta attuale

Torino, come altri grandi centri urbani, deve fare i conti con temperature elevate, superfici fortemente urbanizzate e differenze significative tra le diverse aree della città.

Per Extinction Rebellion, intervenire soltanto sugli effetti del caldo non sarebbe sufficiente. Accanto alle misure di adattamento, il movimento chiede infatti di intervenire sulle cause della crisi climatica, indicando tra i principali problemi il ricorso alle fonti fossili, il consumo di suolo e un modello urbano che può accentuare il fenomeno delle isole di calore.

Le conseguenze del caldo sulla salute

Nel contesto della campagna, Extinction Rebellion aveva richiamato anche i dati relativi all’impatto dell’ondata di calore sulla popolazione torinese.

Secondo i numeri citati dal movimento, negli ultimi dieci giorni di giugno era stato registrato un aumento del 35% dei decessi, con 83 persone decedute, soprattutto nella fascia degli over 65.

Dati di questo tipo riportano l’attenzione sul rapporto tra temperature elevate e salute pubblica, in particolare per anziani, persone fragili e cittadini che vivono in contesti urbani maggiormente esposti al calore.

A Torino differenze di temperatura anche molto elevate

Un altro elemento al centro della protesta riguarda la distribuzione del calore all’interno della città.

Nel comunicato Extinction Rebellion aveva citato dati relativi alle temperature al suolo, sottolineando differenze superiori ai 15 gradi tra alcune aree collinari e zone periferiche, tra cui Mirafiori Sud.

Il fenomeno delle isole di calore urbane è legato a diversi fattori, tra cui la quantità di cemento e asfalto, la densità degli edifici, la presenza di vegetazione e la ventilazione.

Per questo motivo, secondo gli attivisti, la lotta al caldo urbano dovrebbe passare anche da una diversa progettazione degli spazi cittadini.

La crisi ecoclimatica è una realtà

«Queste ondate di calore, così intense e prolungate, rendono finalmente ovvio che la crisi ecoclimatica è una tragica realtà», ha dichiarato Alan, esponente dell’associazione ambientalista.

La critica del movimento riguarda soprattutto il modo in cui viene affrontata l’emergenza.

Secondo gli attivisti, il dibattito pubblico tende a concentrarsi sulle soluzioni per abbassare le temperature nelle città, mentre rimangono in secondo piano le politiche energetiche e industriali che incidono sulle emissioni.

Tra i temi indicati figurano la dipendenza dalle fonti fossili, il consumo di suolo, le infrastrutture urbane e gli investimenti destinati ai settori ad alto consumo energetico.

Nel mirino anche le politiche energetiche

La protesta aveva assunto quindi anche una dimensione nazionale, contestando in particolare il ricorso al gas e il mantenimento delle fonti fossili.

Il movimento aveva richiamato anche il tema delle importazioni di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti e dal Qatar e quello della produzione elettrica da carbone, inserendo queste scelte nel quadro della transizione energetica.

Si tratta delle posizioni espresse dal movimento nell’ambito della protesta, che punta a chiedere una maggiore accelerazione nella riduzione delle emissioni.

Il caldo come questione anche sociale

Le temperature estreme possono avere conseguenze diverse a seconda delle condizioni economiche, dell’età, dello stato di salute e del luogo in cui si vive.

Da qui la richiesta di costruire città più verdi e resilienti, con maggiore presenza di alberi e spazi ombreggiati e con interventi capaci di ridurre l’esposizione al calore delle aree più vulnerabili.

“Il caldo estremo è parte di una crisi climatica che accentua l’ingiustizia sociale”, ha sottolineato il movimento.

Il messaggio della protesta

L’attacchinaggio di Torino ha utilizzato una comunicazione volutamente provocatoria per trasformare un fenomeno meteorologico in una domanda politica: quanto delle conseguenze del caldo estremo dipende dalle scelte compiute oggi?

Un quesito che mira a far comprendere come rendere le città più vivibili durante le ondate di calore, come proteggere le persone più vulnerabili e quanto velocemente intervenire sulla transizione energetica e sulla riduzione delle emissioni.

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