venerdì, Ottobre 7, 2022

Nucleare di quarta generazione, conviene davvero?

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L’OPINIONE DELL’INGEGNERE GIANNI CATALFAMO SUL NUCLEARE DI QUARTA GENERAZIONE

Il dibattito sul nucleare si riscalda anche in vista della tornata elettorale. Sul nucleare di quarta generazione riportiamo le opinioni di Gianni Catalfamo, ingegnere nucleare che dal 2012 si occupa di trasformazione digitale.

Catalfamo, nel 2017, ha co-fondato One Wedge, è una startup che costruisce reti di caricatori per veicoli a energia elettrica. Nonostante il suo background, non si ritiene in assoluto favorevole o contrario all’energia nucleare.

Laureatosi nel 1982, quando l’Italia era ancora un Paese nucleare, l’ingegnere dichiara che già allora si conoscevano gli enormi costi del Nuclear Power Plant (Npp). Erano così elevati che il costo del kilowattora prodotto era determinato dall’ammortamento del costo capitale.

Questo consentiva che il presupposto fondamentale di ogni calcolo sul ritorno dell’investimento di un impianto nucleare fosse un Capacity Factor (Cf) vicino al 100%. Ciò per spalmare il costo capitale su un numero di kWh prodotti più elevato possibile e ridurne perciò l’impatto.

Capacity Factor, e se si riduce?

Ma che succede, si chiede Catalfamo, se – come sta avvenendo adesso per esempio in Francia – il Capacity Factor di un impianto nucleare si riduce? Succedono due cose:

  • la prima è che i costi (che sono fissi e già sostenuti) si distribuiscono su molti meno kWh incidendo perciò di più su ciascuno;
  • la seconda è che l’energia che manca all’appello deve essere generata dagli impianti a risposta rapida pensati per far fronte ai picchi (si chiamano infatti Peaker) che sono, appunto, rapidi ma molto costosi.

Visto che una gran parte del costo capitale è legato alla sicurezza e al fine vita il segreto è lo scale-up. Ossia, reattori sempre più grandi fino ad arrivare ai colossi da 1.500 MW e più, come Taishan (Cina) o Civaux (Francia). Questa strategia non ha dato i frutti sperati: gli impianti, infatti, sono così complessi che ognuno è completamente diverso dal successivo.

Gli Smnr e la tecnologia standard

Gli Smnr (Small Modular Nuclear Reactor), afferma Catalfamo, useranno una tecnologia standard. Esistono 57 progetti Smnr a vario stadio di completamento nel mondo, con capacità che oscillano tra 0,5MW e 500MW. Alcuni sono allo stadio di prototipo, altri sono a fine vita e altri ancora sono nel mezzo.

Di questi, l’unico che non sia una diretta derivazione di schemi precedentemente esistenti è il doppio Htr da 250MW di Huaneng in Cina. Quando entrerà completamente in funzione, potremo considerarlo il primo esempio di reattore di IV generazione.

Anche se ci vengono presentati come fossero un’unica tecnologia, la realtà è che questi 57 reattori sono realizzati su ben 18 schemi di funzionamento diversi. Ne esistono raffreddati a Sodio, a Piombo, Bwr (Boiling Water Reactor), Pwr (Pressurized water reactor), oltre al già ricordato gas caldo e letto di ciottoli. Siamo ben lontani da uno standard che si sia affermato a livello globale.

Impianti nucleari assicurati solo da privati?

Nessun impianto nucleare, indipendentemente dalla dimensione, può essere assicurato solo da privati. Nessuna assicurazione al mondo può assorbire il rischio legato a un singolo impianto nucleare senza un tetto imposto dallo Stato alla propria responsabilità.

Ed è ovvio che i danni che superano tale tetto vengono posti a carico dei contribuenti. Per dare un’idea della scala, sottolinea Catalfamo, il tetto assicurativo negli Stati Uniti è di 13miliardi di dollari, mentre i danni derivanti da un incidente come Fukushima sono stimati nell’ordine di mille miliardi di dollari. Se infine consideriamo il rischio, non tanto di incidente quanto di attacco terroristico, è chiaro che moltiplicare il numero di siti nucleari non può che aumentarlo.

Nucleare in antitesi alle fonti energetiche rinnovabili (Fer)

La natura degli impianti nucleari è del tutto antitetica a quella delle Fonti energetiche rinnovabili (Fer). Modularne, infatti, la potenza in funzione dell’intermittenza di queste ultime significa far oscillare enormemente il costo dei kWh che producono.

In altre parole, investire sul nucleare impedisce di investire contemporaneamente sulle energie rinnovabili.

La prova vivente è la Francia, che ha una penetrazione di produzione di energia da fonti rinnovabili tra le più basse al mondo. Mentre è vero che il costo del combustibile nucleare è piccola cosa rispetto al costo capitale dell’impianto stesso, il combustibile è ovviamente ancora necessario.

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