Morire di Uranio Impoverito, morire di Patria

Al centro il caporalmaggiore degli Alpini Luigi Sorrentino - Foto Cronacaqui.it

Luigi Sorrentino, Caporalmaggiore dell’Esercito, qualche sera fa si è tolto la vita nel suo appartamento al quinto piano di un palazzo di via Rosta, zona Cit Turin, nel capoluogo piemontese

Gli amici, i colleghi del 2° Reggimento Alpini di Cuneo, soprattutto, per il quale ha prestato servizio per oltre vent’anni, lo chiamavano “Gigi l’immortale”: era sopravvissuto al cancro e a un attentato dei talebani. Aveva calcato i teatri di guerra in Kosovo nel 2005 e in Afghanistan nel 2006 e nel 2008.

Non una pallottola o una granata nemica, invece, un gesto disperato, magari pure coraggioso, dignitoso, ha messo fine alla sua carriera che da un anno inseguiva con la volontà di essere reintegrato nell’Esercito Italiano.

L’attuale compagna lo ha trovato nel suo appartamento di via Rosta, impiccato. Lascia due figli di 17 e 6 anni; era separato dalla moglie. Nessun messaggio per spiegare il suo drammatico gesto.

Il graduato dell’Esercito, quarant’anni, tre anni fa si ammala di leucemia, con tutta probabilità, a causa dell’esposizione all’Uranio Impoverito nel corso delle missioni di Peacekeeping oltremare.

È stato calcolato che solo sul territorio dell’Afghanistan gli americani abbiano sparato tra le 500 e le 600 tonnellate di proiettili DU (Depleted Uranium o Uranio Impoverito): è sufficiente l’accumulo di un milionesimo di grammo di UI in una persona per distruggere il suo sistema immunitario e a causare una leucemia.

«Io so dove ho preso la leucemia» ha raccontato Sorrentino nel corso di una intervista a Cronacaqui.it di Torino «a Camp Black Horse, lungo la Violet Road di Kabul. Quella era la base dove addestravo le forze speciali afghane. E dietro c’era quello che tutti chiamavano il “cimitero dei carri”, un enorme sfasciacarrozze di mezzi corazzati di fabbricazione sovietica distrutti dagli americani. Btr e T60, quasi tutti colpiti da proiettili all’uranio impoverito». Continua l’alpino. «Erano enormi ammassi di acciaio fuso dai quali si alzava una polvere invisibile sollevata dai “twister”, piccole trombe d’aria tipiche del deserto. È il vento che portava l’uranio e ora capisco perché gli americani avevano il tassativo divieto di avvicinarsi al “cimitero dei carri”. Invece io, che ero pilota di mezzi blindati, ci sono passato per sei settimane di fila, senza nessuna protezione: la polvere è entrata dentro di me. E io mi sono ammalato di leucemia».

Non più battaglie dove respirava polvere intrisa di Uranio Impoverito ma una battaglia più lunga, che puzzava di toghe e stellette aspettava il caporalmaggiore: dopo che per i medici è tecnicamente guarito dalla leucemia, il suo comando gli  ordina di svolgere mansioni d’ufficio o di stare, stipendiato, a casa.

Gigi non ci sta e muove una causa di servizio davanti al Tar del Piemonte, «ma non lo faccio per i soldi» spiega Sorrentino a Cronacaqui.it, «voglio che qualcuno riconosca i propri errori e ammetta che conosceva già allora gli effetti dell’uranio impoverito. Lo devo ai miei colleghi che oggi non ci sono più: Carmine Ferrara e Antonio Attianese».

Il suo desiderio è di tornare a fare il soldato perché quello è il suo mestiere, «non credo di chiedere troppo: in fondo sono ancora padrone di andare a morire in missione con il mio cappello alpino sulla testa».

Ma anche dopo un test di personalità il reintegro come operativo al 2° Reggimento Alpini gli è negato. «Eppure quando c’era da addestrare gli afgani andavo bene». E aggiunge: «I soldi qui non c’entrano, è un discorso etico: io sono sotto le armi dal ‘97, ho sempre creduto nella Bandiera e ho fatto un giuramento. Ora invece mi danno 1.500 euro al mese per restare a casa a fare nulla, tradito da una politica che prima ti usa e poi ti abbandona», tradito da un Paese che ha difeso e rappresentato in patria e all’estero con lealtà e onore.

1 Comment
  1. Vito D'Astici 4 mesi ago
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    Morire di Uranio impoverito. È certo una triste e dolorosa morte, specie quando sai che non è nemico che ti ha ucciso ma coloro per cui hai combattuto e che ritenevi amici. Se a questo poi si aggiunge l’ostracismo e la cieca burocrazia che impediscono a chi ha vissuto solo e soltanto per servire la patria di continuare a svolgere il proprio lavoro, pur se idoneo, davvero si perde ogni scopo nella vita. Si finisce per morire giorno dopo giorno, ma soprattutto si finisce per morire dentro, perché non si ha più uno scopo nella vita. E poi si decide di farla finita. Chissà se mai qualcuno in alto penserà a farsi un esame di coscienza. Ma era un militare! Che cavolo, è morto per servire il suo Paese! Magari fosse così. Questa sera questo articolo, peraltro come sempre pregevolmente scritto, mi ha messo addosso tanta amarezza e soprattutto tanta voglia di pensare…

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