IL 5 GIUGNO 2025, IL CONSIGLIO EUROPEO È STATO CHIAMATO A VOTARE SULLA PROPOSTA DI RIDURRE IL LIVELLO DI PROTEZIONE DEL LUPO
La misura ha suscitato forti reazioni da parte di associazioni ambientaliste e della società civile, che la considerano un passo indietro per la tutela della biodiversità. Mentre alcuni Paesi dell’Unione si dichiarano contrari al cambiamento, diverse organizzazioni attendono l’esito di un ricorso alla Corte di Giustizia dell’UE.
“Si avvicina il declassamento del lupo, contro la scienza, il Trattato e il diritto europeo, ma i politici passano e i fatti restano”, dichiarano Earth ODV, Green Impact, LNDC Animal Protection, Nagy Tavak e One Voice, con il supporto di altre diciassette associazioni europee.
Una manovra elettorale nel cuore dell’Europa
La proposta è stata avanzata dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen in un momento cruciale della campagna per il suo secondo mandato. Secondo le associazioni, l’obiettivo sarebbe quello di guadagnare il consenso di una parte del mondo agricolo, supportata da COPA-COGECA e dalle principali lobby venatorie europee.
Secondo le stesse organizzazioni, “il tentativo di declassare il lupo ha avuto successo solo grazie alla passività degli Stati Membri dell’UE, all’inspiegabile rinuncia del Parlamento Europeo ad esercitare le proprie prerogative, e all’opacità delle dinamiche decisionali all’interno della Convenzione di Berna, dove l’UE-27 detiene una posizione di maggioranza, ma è assente un processo di valutazione scientifica indipendente delle proposte avanzate dalle Parti Contraenti”.

Assente il Commissario Ambiente, la presidente guida la strategia UE
Il ruolo del Commissario europeo all’Ambiente è stato marginale nella gestione della questione, lasciando spazio a una conduzione diretta da parte della Presidente della Commissione. Una dinamica insolita, secondo le associazioni.
Una scelta che viene definita “una deriva grave, che apre la strada a un ritorno oscurantista nel conflitto uomo-natura, in netto contrasto con tutti gli obiettivi di biodiversità dell’Unione Europea”.
La base scientifica del provvedimento è giudicata inadeguata
La proposta della Commissione si fonda su un report commissionato a una società di consulenza, che non ha superato la revisione paritaria e non è stato prodotto in ambito accademico. Questo documento è stato contestato dalla comunità scientifica, che ha più volte espresso il proprio dissenso.
“La risposta da Bruxelles è stata sorprendente: ignoriamo la scienza, anche se il diritto europeo non lo consente e andiamo avanti per la nostra strada”.

Il lupo non rappresenta una minaccia economica
I numeri non supportano l’idea del lupo come pericolo per l’agricoltura: le sue predazioni rappresentano appena lo 0,07% delle perdite tra ovini e caprini in Europa. Nonostante ciò, il dibattito politico continua a enfatizzarne la presenza come problematica.
Il lupo resta vulnerabile e in pericolo di estinzione in molte zone del continente. Inoltre, attraverso i fondi PAC, l’Unione Europea finanzia già sia le misure di prevenzione che gli indennizzi agli allevatori.
Le associazioni osservano però che “neppure il fatto che i contribuenti europei finanziano, attraverso i fondi PAC, sia le misure di prevenzione sia le compensazioni per le predazioni subite dagli agricoltori, è servito a frenare questa pericolosa deriva politica”.
Il ritorno del Medioevo in chiave politica
“Alle evidenze scientifiche si preferiscono le favole popolari, i vertici di Bruxelles ci vogliono far tornare al Medioevo”, affermano le organizzazioni firmatarie. Secondo loro, il rischio è che si torni a una logica ideologica e superstiziosa nel rapporto tra uomo e natura, abbandonando approcci scientifici e pragmatici.
Alcuni Paesi difendono la protezione del lupo
Paesi come Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca e Belgio hanno già annunciato l’intenzione di non recepire il declassamento, mantenendo la protezione rigorosa del lupo nei propri territori. Anche Malta e Ungheria potrebbero presto unirsi a questa posizione.
Un ricorso alla Corte di Giustizia per fermare la decisione
Cinque associazioni, con il sostegno di altre diciassette, hanno già presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento della decisione. Nonostante l’avvio del procedimento, le istituzioni europee hanno accelerato il percorso negoziale per giungere rapidamente a un risultato.
Le organizzazioni sperano che questa scelta “si trasformi in un boomerang elettorale”.

La richiesta: una riforma europea sulla natura
Le associazioni chiedono un ripensamento complessivo delle politiche ambientali dell’UE. “Una riforma seria e strutturale della normativa europea sulla natura: una riforma che superi l’attuale logica strumentale delle liste e degli allegati, ormai utilizzati a fini puramente politici, e che adotti un approccio ecosistemico e climatico, non più centrato su singole specie o habitat”.
Per quanto riguarda l’Italia, le organizzazioni propongono “che la gestione della biodiversità sia affidata ai Carabinieri Forestali, con il supporto di una rete di Università, istituti di ricerca e un comitato etico indipendente”.
Il lupo come patrimonio collettivo, non come oggetto di propaganda
“La realtà resta, i politici passano”, affermano le associazioni. “Il raffazzonato declassamento del lupo fatto a Bruxelles avrà un peso concreto sui candidati delle prossime elezioni locali, nazionali ed europee”. Secondo loro, il lupo deve essere considerato “un bene collettivo, e non più una merce elettorale”.





