UNO STUDIO DELL’UNIVERSITÀ DI GENOVA CONFERMA IL POTENZIALE DEL MODELLO INDUSTRIALE SVILUPPATO IN COLLABORAZIONE CON IL GRUPPO ESPOSITO PER CONTRASTARE L’EROSIONE COSTIERA E VALORIZZARE I MATERIALI SPIAGGIATI SECONDO I PRINCIPI DELL’ECONOMIA CIRCOLARE
Ogni anno lungo i circa 3.300 chilometri di coste sabbiose italiane si accumulano circa 1,9 milioni di tonnellate di biomasse e materiali spiaggiati. Secondo uno studio realizzato dal DISTAV – Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita dell’Università degli Studi di Genova, in collaborazione con il Gruppo Esposito, questi accumuli contengono fino a 990mila tonnellate di sabbia recuperabile. Pari a oltre 30mila camion di materiale che può essere restituito agli arenili, contribuendo concretamente al contrasto dell’erosione costiera.
La sabbia lavorata e poi reimmessa
Il dato conferma il valore del modello industriale sviluppato dall’azienda italiana specializzata nella progettazione e realizzazione di impianti per il trattamento e il recupero dei rifiuti. I quali negli ultimi anni ha trasformato la gestione delle biomasse marine. E in particolare della Posidonia oceanica spiaggiata, in una concreta opportunità di tutela ambientale.
Grazie a un processo tecnologico dedicato, la sabbia intrappolata nella Posidonia viene separata dalla biomassa e reimmessa sulle spiagge di provenienza. Evitando che venga dispersa durante le operazioni di smaltimento e contribuendo al mantenimento dell’equilibrio naturale degli ecosistemi costieri.
Il sistema è già operativo in diversi territori italiani e trova una delle sue applicazioni più avanzate in Sardegna. L’impresa gestisce impianti dedicati al recupero dei materiali spiaggiati. Tra questi figura il nuovo impianto inaugurato ad Alghero nel maggio 2026. Realizzato grazie ai fondi del PNRR, che rafforza la capacità di recupero della sabbia e di valorizzazione delle biomasse marine.
Sabbia restituita agli arenili
Negli ultimi anni il modello ha già consentito di restituire agli arenili migliaia di tonnellate di sabbia che, con le modalità tradizionali di gestione della Posidonia, sarebbero andate definitivamente perdute.
«Per anni le biomasse spiaggiate sono state considerate esclusivamente un rifiuto da smaltire – afferma Ezio Esposito, presidente del Gruppo -. Oggi rappresentano invece una risorsa strategica. Recuperare la sabbia e restituirla alle spiagge significa trasformare un problema ambientale in una soluzione concreta per la tutela del territorio, con benefici ambientali, economici e sociali».
Un investimento nel tempo e gli Ecolego
Con diciassette impianti operativi, altri tre in fase di realizzazione e circa 500mila tonnellate di rifiuti trattati ogni anno. La società continua a investire nello sviluppo di tecnologie orientate al recupero di materia e all’economia circolare.
L’impegno dell’azienda si estende anche ad altri progetti innovativi. Gli “Ecolego” sono manufatti prefabbricati in calcestruzzo ottenuti dal recupero di materiali provenienti dal trattamento dei rifiuti, destinati all’edilizia, ai cantieri stradali e all’arredo urbano.
La linea “Posigarden” invece, trasforma la Posidonia oceanica raccolta lungo le coste della Sardegna in terricci organici per il settore florovivaistico e agricolo, dimostrando come anche le biomasse marine possano generare nuovo valore.
(In copertina, banco di posidonia spiaggiata – foto fornita e autorizzata da ufficio stampa)





