venerdì, Agosto 28, 2026

Amianto e Marina Militare, il caso sergente Luigi Ricci: il Tribunale riconosce il nesso con il mesotelioma

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IL TRIBUNALE DI ROMA HA RICONOSCIUTO, SECONDO QUANTO RIFERITO DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, IL RAPPORTO TRA L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO NELLA MARINA MILITARE E IL MESOTELIOMA CHE HA CAUSATO LA MORTE DEL SERGENTE LUIGI RICCI. ALLA FIGLIA ED EREDE BENEDETTA SONO STATI RICONOSCIUTI OLTRE 410MILA EURO, OLTRE INTERESSI E RIVALUTAZIONE. LA SENTENZA È STATA IMPUGNATA DAL MINISTERO DELLA DIFESA E LA VICENDA È QUINDI ANCORA SOTTOPOSTA AL GIUDIZIO DI APPELLO.

Luigi Ricci, il servizio nella Marina

La storia del sergente Luigi Ricci comincia nel settembre 1960, quando entra nella Marina Militare a 17 anni.

Dal settembre 1960 al giugno 1962 presta servizio alla Mariscuola La Maddalena come meccanico elettricista. Successivamente prosegue la propria attività a bordo di diverse unità navali, tra cui Nave San Marco, Nave Artigliere, Nave Intrepido e Nave Montecuccoli.

“Durante il servizio Ricci sarebbe entrato in contatto con polveri e fibre di amianto.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della figlia.

La diagnosi di mesotelioma nel 2019

Il 12 agosto 2019 a Luigi Ricci viene diagnosticato un mesotelioma maligno epitelioide.

Dopo oltre due anni di malattia, Ricci muore il 20 dicembre 2021, all’età di 78 anni.

Il riconoscimento della causa di servizio

Un passaggio significativo arriva nel maggio 2022. Il Comitato di Verifica per le Cause di Servizio riconosce la dipendenza dell’infermità da causa di servizio. Il 7 giugno dello stesso anno il Ministero della Difesa formalizza il riconoscimento. Su questo quadro si inserisce poi la causa civile davanti al Tribunale di Roma.

La decisione del Tribunale di Roma

«Il Tribunale di Roma ha riconosciuto l’esposizione di Ricci durante il servizio nella Marina Militare e ha ritenuto sussistente la responsabilità del Ministero della Difesa in relazione alla mancata adozione delle necessarie misure di protezione. Alla figlia ed erede Benedetta sono stati riconosciuti complessivamente oltre 410mila euro, oltre interessi e rivalutazione.» Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

Il risarcimento e il tema della convivenza

«Circa 280mila euro riguardano i danni subiti direttamente da Luigi Ricci durante la malattia e trasmessi alla figlia in qualità di erede. Per la morte del padre, il Tribunale aveva invece quantificato il danno subito dalla figlia in 259.857 euro. La somma era stata poi ridotta a 129.928 euro, in ragione della mancata prova della convivenza.» Continua Bonanni.

È proprio su questo aspetto che si concentra una parte della successiva controversia.

Il Ministero della Difesa presenta appello

La sentenza non è definitiva.

A fine luglio il Ministero della Difesa ha impugnato la decisione, chiedendo, secondo quanto riferito, una riduzione delle somme liquidate.

Di conseguenza, la vicenda passa alla fase di appello. Benedetta Ricci ha deciso di ricorrere, chiedendo il pieno riconoscimento del danno che ritiene di avere subito per la perdita del padre.

Bonanni: “Nessuna somma può restituire un padre a una figlia”

«Questa pronuncia riconosce un punto fondamentale: Luigi Ricci è stato esposto all’amianto mentre prestava servizio nella Marina Militare e quella esposizione è stata riconosciuta come causalmente collegata al mesotelioma che lo ha portato alla morte. Parliamo di un uomo che ha servito lo Stato e che ha pagato, molti anni dopo, le conseguenze di quelle condizioni di lavoro». Commenta la decisione Bonanni,

Sul successivo giudizio di appello, Bonanni aggiunge:

“Il risarcimento è un riconoscimento importante, ma nessuna somma può restituire un padre a una figlia. Continueremo quindi a tutelare Benedetta anche nel giudizio di appello”.

Benedetta Ricci: “Non è mai stata una questione di cifre”

Per Benedetta Ricci, il procedimento ha un significato che va oltre l’aspetto economico.

«Per me non è mai stata una questione di cifre. Volevo che fosse riconosciuto ciò che è accaduto a mio papà», racconta.

La figlia ricorda il rapporto del padre con la Marina, dove aveva prestato servizio dai 17 ai 23 anni.

«La scoperta della malattia a distanza di decenni e della sua genesi professionale lo ha sconvolto profondamente. Questo riconoscimento restituisce dignità alla sua storia e dà un senso al percorso che ho deciso di portare avanti per lui», afferma.

Benedetta descrive anche gli anni della malattia e dell’assistenza al padre.

«È difficile spiegare il valore del rapporto tra un padre e una figlia così come il dolore per la sua perdita. Il lungo percorso di supporto alle cure si è trasformato progressivamente in un accompagnamento verso il fine vita», spiega.

La figlia ricorre dopo l’appello

L’impugnazione della sentenza da parte del Ministero della Difesa ha avuto un ulteriore effetto sulla vicenda.

«Scoprire che il Ministero ha impugnato la sentenza negando la convivenza mi ha colpita duramente. Ho quindi scelto anch’io di andare avanti e chiedere il pieno riconoscimento del danno che ho subito», conclude Benedetta.

Una causa ancora aperta

Il caso del sergente Luigi Ricci resta dunque al centro di un procedimento giudiziario non ancora definito.

Il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza favorevole alla figlia, riconoscendo, secondo quanto riportato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, il rapporto tra l’esposizione all’amianto durante il servizio e il mesotelioma, oltre alla responsabilità del Ministero della Difesa e a un risarcimento superiore a 410mila euro.

Tuttavia, la decisione è stata appellata dal Ministero della Difesa. Anche la figlia ha presentato ricorso per ottenere il pieno riconoscimento del danno.

Per questo, allo stato attuale, è corretto parlare di una sentenza di primo grado impugnata e di una controversia ancora pendente, senza anticipare l’esito definitivo del giudizio.

Le circostanze relative all’esposizione, al nesso causale e alla responsabilità del Ministero sono riportate sulla base degli atti e delle dichiarazioni richiamate nella vicenda giudiziaria; l’esito definitivo spetterà ai successivi gradi di giudizio.

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