LA MORTE DI VINCENZO FAGGIANI, EX FERROVIERE DECEDUTO PER MESOTELIOMA DA AMIANTO, PORTA UNA NUOVA DENUNCIA ALLA PROCURA DI TORINO. IL FIGLIO CHIEDE GIUSTIZIA
Morto per mesotelioma dopo 39 anni alle Ferrovie dello Stato
La diagnosi e la morte
Una vita trascorsa al lavoro nelle Ferrovie dello Stato e un’esposizione all’amianto che, secondo gli atti citati, ha avuto conseguenze mortali. È la storia di Vincenzo Faggiani, morto nell’autunno del 2025 a causa di un mesotelioma pleurico maligno.
Faggiani aveva lavorato per 39 anni alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato. Il 3 settembre 2025 è arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico maligno di tipo epitelioide. La malattia ha avuto un decorso rapido e, poco più di un mese dopo, l’8 ottobre 2025, l’uomo è deceduto.
Il certificato ISTAT ha indicato il mesotelioma pleurico come causa della morte. Si tratta di una forma tumorale particolarmente aggressiva, associata all’esposizione all’amianto e che può manifestarsi anche a distanza di molti anni dal contatto con le fibre.
Dopo la morte sono arrivati anche le ammissioni degli organismi istituzionali. Questi provvedimenti hanno riconosciuto il carattere professionale della patologia e il collegamento con l’attività lavorativa svolta.
Il riconoscimento dell’INAIL
L’INAIL, con un provvedimento del 14 febbraio 2026, ha ammesso la malattia professionale con un grado del 100%. L’istituto ha inoltre liquidato agli eredi la rendita di reversibilità.
Il riconoscimento ha previsto anche l’accesso al Fondo Vittime Amianto. Si tratta di un ulteriore elemento inserito nella vicenda e legato alla natura della patologia dichiarata.
Un altro passaggio riguarda il COR Piemonte. Il 15 giugno 2026, secondo quanto riportato nella denuncia, il Centro avrebbe certificato l’“ORIGINE OCCUPAZIONALE CERTA — LIVELLO 1 ReNaM”.
Questa classificazione rappresenta il massimo livello di certezza causale previsto dal Registro Nazionale dei Mesoteliomi. Il riconoscimento assume quindi particolare rilievo nella ricostruzione dell’esposizione professionale all’amianto.
La denuncia presentata alla Procura di Torino
Di fronte alla morte di Vincenzo Faggiani, il figlio Aldo ha deciso di chiedere l’accertamento delle eventuali responsabilità. Assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, del Foro di Roma e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha presentato una denuncia-querela.
L’atto è stato depositato presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Torino. La richiesta punta a fare luce sulla vicenda e a individuare eventuali responsabilità legate all’esposizione all’amianto.
La denuncia nasce anche dalla volontà di evitare che un’altra morte riconducibile all’amianto resti senza un accertamento delle responsabilità. La famiglia chiede quindi giustizia per Vincenzo Faggiani e per la sua storia professionale.
Il precedente delle Officine Grandi Riparazioni
Torino ha già affrontato in passato processi legati alle conseguenze dell’esposizione all’amianto nelle Ferrovie dello Stato. La vicenda delle Officine Grandi Riparazioni rappresenta uno dei precedenti più significativi.
Nel 1995 il Pretore condannò per la prima volta i vertici delle Ferrovie dello Stato per le morti legate alle OGR. Successivamente, nel 2001, la Corte di Cassazione confermò definitivamente quella condanna.
La decisione arrivò dalla IV Sezione Penale della Suprema Corte con la sentenza numero 5037. Il procedimento rappresentò un passaggio importante nella storia giudiziaria delle esposizioni professionali all’amianto nel settore ferroviario.
Anche più recentemente, il tema è tornato nelle aule giudiziarie torinesi. Nel 2025 il Tribunale di Torino, I Sezione Penale, ha emesso la sentenza numero 1291.
Secondo quanto riportato nella denuncia, quella decisione ha confermato la persistenza del rischio. Il precedente viene quindi richiamato nella nuova iniziativa giudiziaria avviata dalla famiglia Faggiani.
La richiesta di giustizia del figlio
Aldo Faggiani ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a presentare la denuncia. Nel suo intervento ha ricordato i 39 anni di lavoro del padre nelle Ferrovie dello Stato e la successiva malattia.
«Mio padre ha lavorato per trentanove anni alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato ed ora è morto per mesotelioma da amianto. Le Ferrovie dello Stato erano ben a conoscenza che con l’uso dell’amianto, e soprattutto senza adeguate protezioni, ci sarebbero stati dei danni alla salute. Purtroppo ciò si è verificato anche per mio padre, ed ora chiediamo giustizia, non solo per lui ma anche per tutti gli altri lavoratori che hanno condiviso la sua stessa sorte. Insieme all’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue l’impegno per ottenere giustizia», così Aldo Faggiani, denunciante e orfano del sig. Vincenzo.
Le parole del figlio collegano la vicenda personale del padre a quella di altri lavoratori esposti all’amianto. La richiesta, infatti, non riguarda soltanto il singolo caso ma richiama anche la tutela delle altre persone coinvolte.
L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto
L’iniziativa giudiziaria è stata promossa e sostenuta dall’ONA – APS, Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione intende tutelare i diritti delle persone colpite dalle conseguenze dell’esposizione all’amianto.
L’istanza punta a ottenere giustizia per tutte le vittime dell’amianto nelle Ferrovie dello Stato. L’obiettivo comprende anche la tutela dei diritti dei lavoratori e delle loro famiglie.
L’azione non si limiterà inoltre al procedimento penale. Le azioni e le domande per il risarcimento dei danni verranno infatti promosse anche davanti alla competente sede civile.




