TRIESTE DIVENTA PER DUE GIORNI LA CAPITALE DELLA CONSERVAZIONE MARINA DEL MEDITERRANEO. IL 29 E 30 GIUGNO L’AREA MARINA PROTETTA DI MIRAMARE OSPITA LO SPAMI DAY 2026, L’INCONTRO DELLA RETE DELLE AREE SPECIALMENTE PROTETTE DI IMPORTANZA MEDITERRANEA. UN APPUNTAMENTO CHE RIUNISCE SCIENZIATI, ISTITUZIONI E GESTORI DI AREE PROTETTE PER AFFRONTARE LE GRANDI SFIDE DELLA TUTELA DEL MARE, DALLA BIODIVERSITÀ AL RESTAURO DEGLI ECOSISTEMI
Perché Trieste ospita lo SPAMI Day 2026?
Per due giorni Trieste diventa il centro del confronto internazionale sulla tutela del Mediterraneo. Il 29 e 30 giugno la città e l’Area Marina Protetta di Miramare ospitano lo SPAMI Day 2026, il meeting annuale della rete delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM-SPAMI), promosso dal Centro di Attività Regionale per le Aree Specialmente Protette, SPA/RAC, del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente nell’ambito della Convenzione di Barcellona.
L’evento riunisce rappresentanti delle Nazioni Unite, del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di ISPRA, del WWF, ricercatori, gestori delle aree marine protette e numerosi esperti provenienti da tutto il bacino del Mediterraneo.
L’obiettivo è condividere esperienze, risultati scientifici e strategie comuni per proteggere uno dei mari più ricchi di biodiversità ma anche tra i più vulnerabili al mondo.
La scelta di Trieste non è casuale. La città rappresenta uno dei principali poli della ricerca scientifica italiana sul mare e ospita una delle aree marine protette più longeve del Paese. Proprio nel 2026, infatti, Miramare celebra i quarant’anni dalla sua istituzione.
Che cosa sono le aree SPAMI e perché sono così importanti?
Le ASPIM, conosciute a livello internazionale come SPAMI (Specially Protected Areas of Mediterranean Importance), rappresentano l’eccellenza della conservazione marina mediterranea.
Si tratta di aree riconosciute nell’ambito della Convenzione di Barcellona perché custodiscono habitat, specie ed ecosistemi di eccezionale valore ecologico e perché adottano elevati standard di gestione, ricerca e monitoraggio ambientale.
Attualmente la rete comprende trentanove siti distribuiti nei diversi Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e protegge complessivamente circa il 5,5% dell’intera superficie del mare, rappresentando oltre la metà di tutte le aree marine ufficialmente protette del bacino mediterraneo.
Più che semplici riserve naturali, le SPAMI costituiscono una rete di cooperazione internazionale nella quale le conoscenze scientifiche, le tecniche di gestione e le migliori pratiche vengono condivise tra i diversi Paesi per affrontare problemi che non conoscono confini, come il cambiamento climatico, l’inquinamento, le specie invasive e la perdita di biodiversità.
Di cosa si parla durante il meeting?
La prima giornata dedicata agli aspetti tecnico-scientifici della conservazione marina.
Tra i temi principali figurano il restauro degli ecosistemi degradati, il monitoraggio della biodiversità, la gestione efficace delle aree marine protette e i nuovi strumenti di finanziamento della conservazione.
Particolare attenzione sarà dedicata ad alcuni casi studio emblematici del Mar Mediterraneo, come il recupero della Pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del nostro mare, oggi gravemente minacciato da una devastante epidemia che negli ultimi anni ha provocato la scomparsa di oltre il 90% delle popolazioni.
Si parla inoltre della tutela delle praterie di Posidonia oceanica e delle foreste algali, habitat fondamentali per l’equilibrio degli ecosistemi costieri.
Nel corso dei lavori saranno presentate anche le esperienze maturate in numerose aree protette del Mediterraneo, dalla Tunisia al Libano, dalla Francia all’Italia, mostrando come la collaborazione internazionale possa produrre risultati concreti nella tutela della biodiversità.
Perché Miramare rappresenta un modello di conservazione?
La seconda giornata consente ai partecipanti di conoscere direttamente l’Area Marina Protetta di Miramare, gestita dal WWF Italia fin dalla sua istituzione nel 1986.
L’area protetta, inserita nella rete SPAMI dal 2008, rappresenta uno dei laboratori naturali più importanti del Mediterraneo settentrionale. Qui ricerca scientifica, educazione ambientale, monitoraggio ecologico e gestione sostenibile convivono da decenni, dimostrando come la conservazione possa produrre benefici concreti sia per la biodiversità sia per le comunità locali.
Nel corso della visita saranno illustrate le attività di ricerca, i programmi di monitoraggio delle specie marine, le iniziative dedicate alle scuole e i progetti di ripristino degli habitat costieri.
Perché il Mediterraneo ha bisogno di una rete internazionale di aree protette?
Il Mediterraneo occupa meno dell’1% della superficie degli oceani, ma ospita circa il 10% di tutte le specie marine conosciute al mondo. È uno degli hotspot mondiali della biodiversità, ma anche uno dei mari maggiormente sottoposti alla pressione delle attività umane.
Pesca intensiva, urbanizzazione delle coste, traffico marittimo, inquinamento da plastica, introduzione di specie aliene e cambiamenti climatici stanno modificando profondamente gli ecosistemi marini.
L’aumento della temperatura dell’acqua favorisce l’arrivo di specie tropicali, altera gli equilibri biologici e provoca fenomeni sempre più frequenti di mortalità di massa tra coralli, gorgonie, molluschi e altri organismi marini. Contemporaneamente il riscaldamento e l’acidificazione del mare compromettono la capacità degli ecosistemi di rigenerarsi.
In questo contesto nessun Paese può agire da solo. Le correnti marine, le migrazioni delle specie e gli effetti del cambiamento climatico rendono indispensabile una gestione coordinata a livello internazionale.

Dalla Posidonia alle foreste algali: gli ecosistemi che proteggono il mare
Tra gli habitat al centro dello SPAMI Day figurano le praterie di Posidonia oceanica, considerate le vere foreste sommerse del Mediterraneo.
Questa pianta marina produce grandi quantità di ossigeno, stabilizza i fondali, protegge le coste dall’erosione e rappresenta un’area di riproduzione e rifugio per centinaia di specie di pesci, molluschi e crostacei. Non a caso viene definita uno dei più efficaci “carbon sink” naturali, capace di immagazzinare anidride carbonica per migliaia di anni.
Accanto alla Posidonia rivestono un ruolo fondamentale anche le foreste di alghe brune del genere Cystoseira, ecosistemi oggi in forte regressione lungo molte coste mediterranee a causa dell’inquinamento e della trasformazione del litorale.
Il loro recupero rappresenta una delle nuove frontiere della conservazione marina.
Conservare il mare significa proteggere anche le persone
La tutela della biodiversità marina non riguarda soltanto la salvaguardia delle specie.
Gli ecosistemi costieri sani garantiscono pesca sostenibile, qualità delle acque, protezione dall’erosione, assorbimento della CO₂, turismo naturalistico e numerosi servizi ecosistemici essenziali per l’economia e il benessere delle comunità costiere.
Come ha ricordato Elyes Hamza, direttore dello SPA/RAC, le SPAMI rappresentano una vera comunità di pratiche e cooperazione che condivide esperienze e soluzioni a beneficio sia della natura sia delle persone.
Lo SPAMI Day nasce proprio con questo obiettivo: dimostrare che la conservazione del Mediterraneo non può essere affidata a interventi isolati, ma richiede una rete stabile di collaborazione scientifica, istituzionale e gestionale capace di trasformare le migliori esperienze locali in strategie comuni per il futuro del nostro mare.




