lunedì, Giugno 15, 2026

Le Giornate Europee dell’Archeologia

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CON LE GIORNATE EUROPEE DELL’ARCHEOLOGIA, DALLA SICILIA ALL’ABRUZZO, DALLA PUGLIA AL LAZIO, LA SCIENZA CHE STUDIA LE ANTICHE CIVILTÀ UMANE ESCE DAI MUSEI E DIVENTA UN’ESPERIENZA DA VIVERE SUL CAMPO, TRA PAESAGGI, COMUNITÀ E MEMORIA DEI LUOGHI

Cosa sono le Giornate Europee dell’Archeologia?

Ogni anno le Giornate Europee dell’Archeologia rappresentano una delle principali occasioni per avvicinare il grande pubblico alla ricerca archeologica e alla tutela del patrimonio culturale. Coinvolti decine di siti italiani con iniziative che spaziano dalle visite guidate agli scavi alle conferenze divulgative, fino ad attività dedicate ai bambini e alle persone con disabilità.

L’obiettivo non è soltanto mostrare monumenti e reperti, ma raccontare il lavoro quotidiano di archeologi, ricercatori e istituzioni che studiano e conservano le tracce del passato. In un Paese come l’Italia, dove il patrimonio archeologico è diffuso praticamente ovunque, queste giornate diventano un’occasione per riscoprire luoghi spesso poco conosciuti ma di straordinario valore storico.

Perché l’archeologia parla anche di ambiente?

L’archeologia moderna non si limita più allo studio delle antiche civiltà. Sempre più spesso analizza il rapporto tra comunità umane, risorse naturali e trasformazioni del paesaggio. Molti degli eventi in programma mostrano proprio questa connessione.

Lo dimostra il convegno “Paesaggi e archeologia della Puglia” organizzato a Corato, dove si rifletterà sul modo in cui le popolazioni del passato hanno gestito acqua, suoli e attività agricole in un ambiente mediterraneo caratterizzato da estati calde e periodi di siccità.

Gli studi archeologici permettono infatti di comprendere come le comunità abbiano sviluppato strategie di adattamento che possono offrire spunti utili anche per affrontare le sfide climatiche contemporanee.

In questo senso l’archeologia diventa uno strumento per leggere non solo il passato, ma anche il presente e il futuro dei territori.

Megara Hyblaea, la “Pompei siciliana” al centro delle celebrazioni

Tra gli appuntamenti più ricchi spicca quello del sito archeologico di Megara Hyblaea, nel territorio di Augusta, in Sicilia. Qui le Giornate Europee dell’Archeologia si svilupperanno attraverso visite guidate, presentazioni di libri, incontri dedicati alle donne nell’archeologia, proiezioni cinematografiche e attività per bambini.

Particolarmente interessante il kamishibai, il tradizionale teatro di carta giapponese, che racconta la fondazione della colonia greca e gli antichi miti ellenici coinvolgendo anche ragazzi diversamente abili.

Megara Hyblaea rappresenta uno dei siti archeologici più importanti della Sicilia. Fondata nel 728 a.C. da coloni provenienti da Megara Nisea, importante polis dell’antica Grecia, conserva ancora oggi un impianto urbano straordinariamente leggibile. Proprio questa eccezionale conservazione le è valsa il soprannome di “Pompei siciliana”.

Passeggiando nell’area archeologica è possibile osservare l’antica agorà, i resti dei templi, il complesso termale ellenistico e l’ordinata struttura delle strade che raccontano la nascita dell’urbanistica greca nel Mediterraneo occidentale.

Cefalù e le mura che difendono la memoria della città

Sempre in Sicilia, Cefalù propone un percorso dedicato alle possenti mura dell’antica Kephaloidion, costruite tra il V e il IV secolo a.C. e ancora oggi tra gli elementi più riconoscibili del paesaggio urbano.

Le visite guidate e la conferenza dedicata al circuito murario permettono di comprendere come queste fortificazioni abbiano accompagnato la storia della città per oltre duemila anni. La cinta muraria, infatti, continuò a essere utilizzata e modificata fino all’Ottocento.

Le mura raccontano non soltanto strategie difensive ma anche il rapporto tra la comunità e il territorio costiero, in un delicato equilibrio tra esigenze militari, sviluppo urbano e adattamento al paesaggio naturale.

Archeologia e turismo sostenibile lungo la Via Francigena siciliana

Tra gli eventi più originali figura anche il progetto presentato a Barcellona Pozzo di Gotto, dedicato alla ricostruzione delle antiche Vie Francigene che collegavano Milazzo e Taormina attraversando il territorio peloritano.

Il videodocumentario realizzato dagli studiosi ricostruisce percorsi medievali che attraversano borghi rurali, monasteri e paesaggi ancora poco conosciuti. L’obiettivo è trasformare questo patrimonio in una risorsa per un turismo lento e sostenibile, capace di distribuire meglio i flussi turistici e valorizzare aree oggi marginali.

È un esempio concreto di come la ricerca archeologica possa diventare uno strumento di sviluppo territoriale e di tutela del paesaggio.

Dall’Abruzzo alla Calabria, siti poco conosciuti da riscoprire

Le Giornate Europee dell’Archeologia offrono anche l’opportunità di visitare luoghi normalmente poco accessibili.

A Crecchio, in Abruzzo, il Museo dell’Abruzzo Bizantino presenterà la mostra dedicata alla necropoli italica di Cardetola, dove gli scavi hanno riportato alla luce 145 sepolture databili tra il VI e il III secolo a.C. Ori, ceramiche e paste vitree raccontano la storia delle élite del popolo frentano.

All’Aquila sarà invece possibile partecipare a una visita guidata del Castello di Preturo, uno dei più antichi insediamenti fortificati dell’area amiternina. Gli scavi hanno documentato frequentazioni che risalgono addirittura al IV secolo a.C., restituendo oggetti di vita quotidiana, utensili, punte di freccia e persino pezzi utilizzati per il gioco degli scacchi.

In Calabria, ad Amaroni, le visite guidate porteranno alla scoperta del sito archeologico di contrada Badia, mentre a Sant’Alessio Siculo si terranno i “Dialoghi al Museo dei Sommersi”, iniziativa dedicata al patrimonio archeologico subacqueo.

L’archeologia a cavallo nella necropoli di San Magno

Uno dei siti più particolari è a Corato, in Puglia, dove è possibile visitare a cavallo la necropoli di San Magno.

L’area conserva tombe a tumulo risalenti alla tarda età del Bronzo e all’inizio dell’età del Ferro. Immersa tra macchia mediterranea e paesaggi steppici, rappresenta un luogo dove natura e archeologia convivono in modo particolarmente suggestivo.

L’escursione offre l’opportunità di conoscere non solo le sepolture antiche, ma anche il contesto ambientale che le circonda, elemento fondamentale per comprendere le società che vissero in quest’area migliaia di anni fa.

Lazio e Campania tra archeologia e territorio

Nel Lazio saranno protagoniste Monterotondo e Terracina. A Monterotondo sarà possibile visitare l’area archeologica della via Nomentum-Eretum e partecipare alla conferenza dedicata al rapporto tra archeologia e territorio.

A Terracina le visite guidate accompagneranno il pubblico alla scoperta del Foro Emiliano, uno dei luoghi simbolo della città romana.

In Campania, invece, il programma tocca Paternopoli e Apice. Particolarmente interessante è il caso di Paternopoli, dove la presenza umana è attestata fin dal Paleolitico e dove ancora oggi archeologia, tradizioni agricole e produzioni locali raccontano una storia millenaria di rapporto tra uomo e territorio.

Il Capitolium di Terracina, adiacente al Foro Emiliano.

Un patrimonio da conoscere per proteggerlo

Le Giornate Europee dell’Archeologia mostrano come il patrimonio culturale non sia soltanto una raccolta di monumenti o reperti conservati nei musei. Ogni sito archeologico racconta una relazione tra persone, paesaggi e risorse naturali che si è sviluppata nel corso dei secoli.

Dalle colonie greche della Sicilia ai castelli medievali dell’Appennino, dalle necropoli pugliesi ai percorsi della Via Francigena, emerge una visione dell’archeologia sempre più vicina ai temi della sostenibilità, della tutela del territorio e della partecipazione delle comunità locali.

Conoscere il passato significa infatti comprendere meglio il presente e acquisire strumenti utili per affrontare le trasformazioni che attendono i nostri paesaggi nei prossimi decenni.

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