venerdì, Aprile 17, 2026

Amianto e fumo: Cotral condannata per morte operaio

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LA CORTE DI APPELLO DI ROMA HA CONDANNATO COTRAL A RISARCIRE LA FAMIGLIA DI LUIGI PENNACCHIETTI, MORTO A SOLI 37 ANNI A CAUSA DI UN CANCRO AL POLMONE PROVOCATO DALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO. IL DATORE DI LAVORO È RESPONSABILE ANCHE SE IL LAVORATORE ERA UN FUMATORE

La perizia del CTU ha stabilito che l’esposizione all’amianto durante il lavoro presso COTRAL Spa (1988-1992) ha aggravato la malattia tumorale di Pennacchietti, anche se la patologia era inizialmente causata da esposizioni precedenti in altre aziende. Inoltre, il fumo di sigaretta ha contribuito ad amplificare gli effetti dannosi dell’amianto.

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che assiste la famiglia del defunto, sottolinea che «questa sentenza è molto importante, perché afferma il principio della concausa, in ogni caso ove insorga il cancro del polmone dovuto all’esposizione all’amianto, il datore di lavoro è responsabile anche se il lavoratore era un fumatore».

Quando ci sono sinergie di stimoli oncogeni, come l’amianto e il fumo, i meccanismi di difesa contro il cancro vengono indeboliti, come evidenziato nel dispositivo della sentenza.

Luigi Pennacchietti

Luigi Pennacchietti, nato a Genazzano (città metropolitana di Roma) il 31 maggio 1957 e deceduto il 24 agosto 1994, era un operaio elettromeccanico che ha lavorato come manutentore di mezzi rotabili alle officine COTRAL (acronimo di Compagnia Trasporti Laziali società in house della Regione Lazio concessionaria del servizio di trasporto pubblico locale) di Roma, a Centocelle, dal 14 agosto 1988 al 24 agosto 1994.

La malattia si è manifestata solo quattro anni dopo l’inizio del lavoro in questa azienda. Prima, Pennacchietti aveva lavorato in altre officine meccaniche, dove era stato esposto all’amianto per circa 15-20 anni. Inoltre, fumava 30 sigarette al giorno dall’età di 15 anni.

In primo grado, la corte aveva negato i risarcimenti alla famiglia dell’operaio, poiché il Consulente Tecnico d’Ufficio aveva escluso qualsiasi contributo causale dell’esposizione all’amianto.

Tuttavia, i giudici di secondo grado non hanno ritenuto convincente la perizia del CTU di primo grado e hanno nominato un altro consulente. La sentenza afferma che, secondo i criteri del “più probabile che non”, esiste una sinergia moltiplicativa tra fumo ed esposizione all’amianto.

Nesso causale tra esposizione a sostanze nocive e malattia

Il nesso causale tra l’esposizione a sostanze nocive e l’insorgere di una malattia può essere dimostrato anche se non è possibile determinare con esattezza quando è iniziata la malattia. Questo può essere fatto utilizzando leggi scientifiche, statistiche o metodi controfattuali per dimostrare che l’esposizione ha potuto influenzare l’insorgenza o il decorso della malattia.

Anche se esisteva esposizione a sostanze nocive in lavori precedenti, il lavoro con l’ultimo datore di lavoro può essere considerato una causa aggiuntiva se si dimostra che ha contribuito ad accelerare il decorso della malattia, anche se non in modo intenso.

La vicenda giudiziaria è significativa perché stabilisce un principio fondamentale: se un datore di lavoro espone un lavoratore fumatore all’amianto, è corresponsabile della morte del lavoratore. Questo perché l’amianto e il fumo di sigaretta agiscono sinergicamente, amplificando il rischio di malattie gravi.

«Questa decisione rappresenta una vittoria fondamentale nella lotta per il riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto – continua il presidente ONA –. Il caso Pennacchietti dimostra ancora una volta quanto sia devastante l’esposizione a questo materiale pericoloso e quanto sia cruciale ottenere giustizia per i lavoratori che ne sono stati vittime».

La Commissione Europea ha ridotto i limiti di esposizione all’amianto

Diversi studi sollevano dubbi sull’assenza di rischi se l’esposizione è al di sotto del valore soglia. Tuttavia, la Commissione Europea ha ridotto i limiti di esposizione all’amianto sul posto di lavoro per riflettere il rischio reale. Il limite è stato abbassato da 100 fibre/litro a 10 fibre/litro e il limite per ambienti interni è sceso da 2 fibre/litro a 0,02 fibre/litro.

Questa modifica si è resa necessaria a causa dell’aumento dei casi di mesotelioma, cancro ai polmoni e altre malattie correlate all’amianto.

La fibra killer lo scorso anno ha ucciso solo nel Lazio 110 persone per mesotelioma e 200 pe carcinoma. Queste neoplasie hanno provocato una stima complessiva di circa 7mila morti nel 2023 e 10mila nuovi ammalati.

Numero verde ONA

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