sabato, Novembre 26, 2022

WWF-SWIPE: in Italia si fanno affari distruggendo la natura

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PUBBLICATO IL REPORT WWF-SWIPE SU “BRACCONAGGIO E PESCA ILLEGALE”. ALLARME DELLE ASSOCIAZIONI SULLA MANCANZA DI BANCHE DATI, NORME SEVERE E CONTROLLI. LOMBARDIA PRIMA REGIONE PER ILLECITI DENUNCIATI. NEL MIRINO UCCELLI, RETTILI MA ANCHE SQUALI E ANGUILLE

L’Italia è un crocevia fondamentale del traffico di specie protette e per questo motivo anche dei crimini contro la fauna selvatica.

Le sanzioni che i Carabinieri CITES hanno comminato per la violazione della normativa sul commercio di specie protette ammontavano, nel 2018, a oltre 5 milioni e mezzo di euro (oltre un milione nel 2020).

Tra il 2016 e il 2019, la regione in cui sono stati denunciati più illeciti è stata la Lombardia con 5.256 denunce, seguita dal Veneto con 2.526 e dalla Toscana con 2.247 denunce.

È quanto denuncia il WWF con il report “Il danno invisibile dei crimini di natura: analisi e proposte del WWF Italia”,  realizzato nell’ambito del progetto europeo swipe, di cui WWF Italia è partner.

Lanciato alla vigilia di una data simbolo per la fauna protetta – il World Wildlife Day celebrato dall’ONU – il report fornisce un’analisi approfondita sul fenomeno del Wildlife crime che minaccia la biodiversità in Italia.

Il report denuncia anche gli intrecci con il traffico illegale internazionale di specie protette. Da ciò emerge la gravità e la diffusione di un fenomeno a cui non corrispondono adeguate misure di contrasto.

Il lancio inaugura la settimana di sensibilizzazione del WWF contro i crimini di natura, che durerà fino all’8 marzo: su tutti i canali social dell’associazione si potranno leggere storie e approfondimenti, partecipare a quiz, condividere clip video e imparare con gli Ecotips.

Bracconaggio e commercio illegale

Sono molto spesso le tradizioni alimentari a favorire il bracconaggio o il commercio illegale. Basti pensare alla “polenta e osei”, piatto tipico del Veneto e della Lombardia.

Ma non è solo la fauna terrestre o l’avifauna a finire vittima dei bracconieri. Infatti, dai dati forniti dalle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera sulla pesca illegale, emerge che, negli ultimi anni, sono state elevate sanzioni da 7 a oltre 12 milioni di euro.

Il prodotto ittico sequestrato si aggira sulle 760 tonnellate solo nel 2016. Tra le specie particolarmente oggetto di illeciti vi sono l’anguilla, le oloturie (o cetrioli di mare), i datteri di mare e alcune specie di squali

I Centri recupero

Dati allarmanti arrivano anche dai CRAS – Centri di recupero fauna selvatica – gestiti dal WWF. Solo in Lombardia, difatti, gli “ospedali degli animali” di Valpredina e Vanzago hanno accolto e curato nel 2021 circa 7.500 animali bisognosi di cure.

Al CRAS di Valpredina, sei “ricoveri” su dieci, ogni anno, sono riconducibili a reati contro la fauna selvatica. Oltre il 50% della fauna consegnata al centro bergamasco riguarda specie sottoposte a protezione, di cui circa il 36% sono particolarmente protette: al primo posto i rapaci.

Le carenze dell’Italia

Tutto ciò accade perché l’Italia sconta una grave carenza in termini di monitoraggio e conoscenza del fenomeno. Non esiste una banca dati centralizzata sui crimini di natura, non c’è un tracciamento del fenomeno che provoca ogni anno una grave riduzione del capitale naturale del nostro Paese.

Questo avviene sebbene l’Italia sia dotata di un Piano di Azione Nazionale “Antibracconaggio”, adottato per dare risposta alle richieste di miglioramento delle azioni di contrasto formulate dall’Unione Europea. Carenze gravi, che compromettono la capacità di adottare idonee misure di prevenzione e pianificazione.

Ad aggravare la situazione sono i sistemi di vigilanza assolutamente inadeguati (in media tre agenti venatori ogni mille cacciatori) e il regime sanzionatorio insufficiente a contrastare le illegalità.

Chi uccide una specie protetta come un orso, un lupo o un’aquila ha, oggi, la possibilità di cancellare dalla fedina penale il proprio crimine attraverso il pagamento di una cifra irrisoria (circa mille euro). Più in generale, chi uccide, pone in commercio, detiene illegalmente animali selvatici, rischia sanzioni bassissime.

Le rotte del traffico illegale

Secondo il Report WWF, i principali flussi di traffico illegale di specie protette coinvolgono la direttrice Italia/Stati Uniti. Oggetto di questi traffici sono, nella maggior parte dei casi, i rettili.

Gli uccelli sono le specie più minacciate in Italia dai criminali di natura. In particolare i passeriformi come i cardellini (illegalmente commercializzati per fini ornamentali), i fringuelli, i pettirossi e altri piccoli uccelli destinati al mercato illecito della ristorazione. Oppure i rapaci spesso vittime di spari o avvelenamenti.

Questo accade anche a causa delle sanzioni irrisorie previste rispetto ai guadagni illeciti generati da questi traffici. Tra i grandi carnivori al primo posto ci sono i lupi, considerati “specie problematiche” o “nocive” e spesso uccisi per odio atavico.

Il problema dei controlli

Uno dei principali problemi in Italia è il numero ridotto di personale addetto al controllo. Due terzi degli agenti deputati alla vigilanza su questi crimini sono volontari. Il personale appartenente alle forze di polizia è troppo ridotto e non equamente ripartito sul territorio.

Per questo, l’azione di vigilanza delle Guardie volontarie WWF è essenziale per supportare lo Stato nel contrasto alle illegalità. Solo nei cinque mesi della stagione venatoria 2021-22, le Guardie WWF della Campania hanno tratto in salvo 120 animali, trasmesso alle autorità 97 violazioni penali, effettuato 77 sequestri ed elevate 25 violazioni amministrative, per un totale di 172 segnalazioni alle autorità.

Oltre 200mila pezzi è il bilancio dei soli archetti (micidiali trappole che spezzano le zampe ai piccoli uccelli) raccolti, sequestrati o distrutti nelle valli bresciane dai volontari WWF e dalle altre associazioni impegnate nell’antibracconaggio.

Ma, come emerso, non mancano vittime neanche tra la fauna acquatica: dal Report per swipe emerge che le anguille (di recente inserite tra le specie minacciate dalla IUCN) siano tra le specie predilette insieme a squali e datteri di mare. Il commercio di questi, spesso è gestito da organizzazioni criminali e frutta ingenti guadagni illeciti. Le sanzioni imposte dalla Guardia Costiera negli ultimi anni si aggirano tra i 15 e i 30mila euro.

Piano di azione Nazionale di contrasto al Bracconaggio

Nonostante sia stato adottato cinque anni fa un apposito Piano di azione Nazionale di contrasto al Bracconaggio, ancora oggi esso risulta inattuato nei suoi obiettivi principali.

In particolare, non si è dato l’avvio alla creazione di un sistema di monitoraggio del fenomeno, né al rafforzamento della cooperazione e della formazione dei vari soggetti preposti al contrasto di questi reati.

La creazione di banche dati aggiornate e dettagliate,  l’implementazione della vigilanza e l’adeguamento degli strumenti sanzionatori, rimangono infatti attività ad oggi ancora non efficacemente espletate. 

Un esempio virtuoso, nato proprio per sopperire a queste lacune, è rappresentato dal progetto europeo LIFE swipe (Successfull Wildlife Crime Prosecution in Europe).

Il WWF, tramite questo progetto, intende contrastare i crimini contro la fauna selvatica, promuovere e rafforzare il coordinamento con magistrati e forze dell’ordine. 

L’appello del WWF a Governo e Parlamento

Il WWF conclude con un appello indirizzato al Governo e al Parlamento per adottare misure più intense e strumenti più efficaci di contrasto all’illegalità ambientale.

Strumenti che, partendo dalla creazione di banche dati regionali (solo cinque regioni dimostrano di avere dati affidabili), possano coordinare le istituzioni e far aumentare i controlli e il rafforzamento delle sanzioni.

Modifiche ancor più necessarie oggi per dare concreta attuazione alle esigenze di tutela di ambiente, biodiversità ed ecosistemi, divenute principi fondamentali della Costituzione.

Accettare lo status quo vorrebbe dire consentire ai criminali di continuare a fare affari impoverendo sempre più la natura. E con essa tutti noi.

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