PER QUATTRO ANNI L’UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA HA COORDINATO IL PROGETTO EUROPEO ONEHEALTHDRUGS COST ACTION, COINVOLGENDO OLTRE MILLE RICERCATORI DI CINQUANTAQUATTRO PAESI. L’INIZIATIVA PUNTA A SVILUPPARE FARMACI PIÙ EFFICACI E SOSTENIBILI, CAPACI DI TUTELARE CONTEMPORANEAMENTE LA SALUTE UMANA, ANIMALE E AMBIENTALE
Un nuovo modello per la ricerca farmaceutica
L’Università di Modena e Reggio Emilia, UNIMORE, ha concluso il coordinamento del progetto europeo OneHealthDrugs COST Action. L’iniziativa è dedicata allo sviluppo di un nuovo approccio alla ricerca farmaceutica ispirato al principio One Health, secondo cui la salute delle persone, degli animali e dell’ambiente è strettamente interconnessa.
Nel ruolo di Grant Holder,ossia beneficiario della sovvenzione, l’Ateneo ha gestito un finanziamento di 832mila euro, coordinando una rete internazionale composta da oltre mille ricercatori provenienti da cinquantaquattro Paesi.
Farmaci più selettivi e a basso impatto ambientale
Il progetto nasce dalla consapevolezza che i residui dei farmaci, una volta immessi nell’ambiente attraverso il loro utilizzo o smaltimento, possono avere effetti sugli ecosistemi. L’obiettivo della ricerca è quindi progettare medicinali, in particolare antinfettivi e antiparassitari, più selettivi, efficaci e caratterizzati da un minore impatto ambientale.

Per raggiungere questo traguardo sono stati sviluppati strumenti predittivi basati sull’intelligenza artificiale. Ma anche su nuovi test ecotossicologici e candidati farmaci destinati sia alla medicina umana sia a quella veterinaria.
Una rete di ricerca
Coordinato dalla professoressa Maria Paola Costi, del Dipartimento di Scienze della Vita di UNIMORE, il progetto ha coinvolto ricercatori, università, imprese e decisori politici. Tutto, con il contributo di numerosi studiosi dell’Ateneo emiliano, tra cui Federica Pellati e Giovanni Tosi, oltre a Enrico Francia di UniGreen.
La professoressa Maria Paola Costi, coordinatrice del progetto, sottolinea il valore della rete costruita in questi anni: «La comunità OneHealthDrugs ha dimostrato che il vero valore di una rete scientifica non risiede solo nei suoi dati, ma nelle persone che riesce a valorizzare e nella cultura che contribuisce a trasformare».
Guardando alle prospettive future della ricerca, Costi conclude: «I medicinali che salveranno vite domani devono essere progettati tenendo conto anche della resilienza del pianeta».
In quattro anni sono stati organizzati oltre centocinquanta incontri scientifici, di cui sedici in presenza, con la partecipazione di centinaia di ricercatori. L’attività della rete ha portato alla registrazione di tre brevetti, di circa cinquanta candidati farmaci in fase preclinica e alla pubblicazione di oltre centoventi lavori scientifici.
La conferenza finale a Bruxelles
I risultati del progetto sono stati presentati durante la conferenza conclusiva svoltasi a Bruxelles, che ha riunito ricercatori, rappresentanti del mondo accademico e dell’innovazione tecnologica. Particolare attenzione è stata dedicata ai OneHealthDrugs Ambassadors, giovani scienziati chiamati a proseguire il percorso verso una ricerca farmaceutica sempre più sostenibile, favorendo collaborazioni internazionali e interdisciplinari.




