LA CANZONE “L’ITALIA CHE FRANA” PORTA AI GIOVANI UN MESSAGGIO DI PREVENZIONE E CONSAPEVOLEZZA. IL PROGETTO DELLA SIGEA UNISCE MUSICA E DIVULGAZIONE PER SPIEGARE I RISCHI NATURALI E PROMUOVERE LA TUTELA DEL TERRITORIO
Geodiversità e rischio frane: due appuntamenti per la tutela del territorio italiano
Il calendario di ottobre mette al centro ambiente e prevenzione
La tutela del territorio, la conoscenza del patrimonio geologico e la prevenzione dei rischi naturali accompagnano due appuntamenti del calendario italiano di ottobre.
Il primo coincide con la “Giornata Internazionale della Geodiversità”, celebrata martedì 6 ottobre 2026. Il secondo riguarda martedì 13 ottobre 2026, in occasione della “Giornata Internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali”. Entrambe le iniziative coinvolgono il mondo scientifico e affrontano il rapporto tra ambiente, comunità e sicurezza.
L’UNESCO ha proclamato la Giornata Internazionale della Geodiversità nel 2021 e ha scelto il 6 ottobre come data della ricorrenza annuale. L’iniziativa promuove la conoscenza dei diversi aspetti della geodiversità e richiama l’attenzione sul valore del patrimonio geologico.
Per il 2026, il tema scelto è “La Geodiversità a portata di mano”. Al centro del confronto figurano il paesaggio, la storia dei territori e il contributo delle comunità alla loro valorizzazione.
Geoparchi e parchi come luoghi di confronto con le comunità
In questo contesto si inserisce la giornata di studio “Geoparchi, Parchi, Territori, Comunità”. Tre organizzazioni hanno promosso l’appuntamento: la Federazione Italiana delle Associazioni e Club per l’UNESCO, la Società Italiana di Geologia Ambientale e la Società Geografica Italiana. Le tre realtà, indicate rispettivamente con le sigle FICLU, SIGEA e SGI, hanno organizzato l’incontro con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Gli organizzatori intendono favorire il dialogo sulla geodiversità tra istituzioni, cittadini, specialisti e operatori che lavorano sul territorio. Inoltre, l’iniziativa mette al centro il ruolo dei geoparchi e dei parchi come luoghi nei quali sviluppare esperienze di sostenibilità.
Le comunità locali partecipano a questo percorso e contribuiscono alla valorizzazione delle risorse dei propri territori. L’approccio considera insieme il paesaggio, la storia geologica e gli elementi culturali, evidenziando i legami che uniscono queste componenti.
La giornata “Geoparchi, Parchi, Territori, Comunità” propone quindi un lavoro comune, fondato sulla collaborazione e sulla condivisione delle conoscenze. L’obiettivo consiste nel rafforzare le reti tra i soggetti coinvolti e costruire una strategia condivisa per la tutela del patrimonio naturale e culturale.
Attraverso questa collaborazione, gli organizzatori intendono creare opportunità concrete di sviluppo e favorire la coesione sociale. L’appuntamento rappresenta anche una prima tappa verso un percorso più ampio di ricerca, formazione e divulgazione, sostenuto dalle tre organizzazioni.
Il 13 ottobre la prevenzione incontra il linguaggio del rap
Il secondo appuntamento si svolge martedì 13 ottobre 2026 alla Stampa Estera, a Palazzo Grazioli, a Roma. La conferenza stampa accompagna la “Giornata Internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali”. Il programma comprende la presentazione in anteprima assoluta del brano rap “L’Italia che frana”, un progetto di comunicazione rivolto ai giovani. Inoltre, la SIGEA presenta il “Manifesto per la Prevenzione Dei Rischi Naturali”.
L’iniziativa collega la divulgazione scientifica a un linguaggio musicale vicino al pubblico giovanile. Gli organizzatori puntano a diffondere una maggiore conoscenza dei rischi e a promuovere comportamenti consapevoli.
Il progetto affronta quindi i temi della prevenzione e dell’autoprotezione attraverso una comunicazione immediata, capace di raggiungere un pubblico ampio. La presentazione del manifesto affianca questo percorso e richiama l’attenzione sulle azioni necessarie per proteggere il territorio.
Fazzini: il cambiamento del clima contribuisce al dissesto
Gli eventi recenti in Italia e in altri Paesi riportano al centro dell’attenzione il rapporto tra condizioni climatiche e dissesto idrogeologico. Massimiliano Fazzini, Team Rischio Climatico di SIGEA e docente all’Università di Camerino, affronta questo legame commentando i fenomeni delle ultime ore.
Secondo l’analisi illustrata da Fazzini, le evidenze scientifiche mostrano un contributo statisticamente significativo degli estremi meteorologici e climatici all’aumento del dissesto italiano. Le temperature crescono rapidamente su vaste aree, sia sulla terraferma sia sul mare. Allo stesso tempo, lunghi periodi con poca acqua si alternano a fasi brevi di precipitazioni intense o abbondanti. Questa successione modifica le condizioni dei terreni e contribuisce ad aumentare i fenomeni di instabilità.
Il Mediterraneo si sta “scaldando” a una velocità superiore del 20% rispetto alla media globale, spiega il docente. Nel XXI secolo, le misurazioni condotte secondo gli standard dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale, indicata con la sigla WMO, registrano un aumento di circa un grado. Il confronto riportato riguarda un incremento di 0,78 gradi nelle altre aree continentali. Durante l’estate, inoltre, l’aumento nel bacino mediterraneo raggiunge un picco di 1,4 gradi.
Piogge più concentrate e lunghi periodi asciutti
L’energia che terra, mare e parte bassa dell’atmosfera accumulano favorisce, nel semestre caldo, precipitazioni legate ai movimenti verticali dell’aria. Queste piogge durano spesso poco, ma possono raggiungere una forte intensità.
In Italia, Fazzini segnala picchi vicini a 170 millimetri in un’ora e a 500 millimetri nell’arco di 24 ore. Gli accumuli più elevati equivalgono, secondo il riferimento alle medie climatiche riportato dal docente, a circa sei mesi di precipitazioni.
Nelle zone pianeggianti e collinari con clima temperato caldo o mediterraneo aumentano i giorni con piogge superiori a 30 millimetri. Queste precipitazioni possono innescare frane nei terreni costituiti da materiali sedimentari e argillosi.
Il problema cresce soprattutto quando una siccità prolungata ha precedentemente asciugato il suolo. Di conseguenza, l’alternanza tra lunghi periodi secchi e piogge concentrate assume un ruolo centrale nella valutazione del rischio.
Fazzini sottolinea anche un cambiamento nella distribuzione delle precipitazioni durante l’anno. Pur con quantità annuali complessive che restano costanti, la pioggia si concentra in un numero inferiore di giornate.
In meno di trent’anni, i giorni piovosi sono diminuiti dell’11%. Nel Centro-Sud, invece, le giornate asciutte superano ormai quota 290 all’anno. Il totale delle precipitazioni, quindi, non basta da solo a descrivere le condizioni che favoriscono il dissesto.
In montagna il riscaldamento rende più instabili i versanti
Il cambiamento riguarda anche gli ambienti montani freddi, dove l’aumento delle temperature modifica la presenza di neve e ghiaccio. La quota dello zero termico nell’atmosfera libera è salita di oltre 300 metri, secondo i dati richiamati da Fazzini.
Questo innalzamento riduce gli accumuli stagionali di neve e la durata della copertura nevosa continua sotto i 1.500 metri. Inoltre, modifica le condizioni che influenzano la stabilità dei pendii.
La fusione più rapida dei ghiacciai e il deterioramento del permafrost, cioè del terreno che rimane congelato, indeboliscono i versanti ripidi d’alta quota. Durante l’estate, i rovesci raggiungono terreni che hanno perso la protezione legata alla presenza di ghiaccio e al gelo. In queste condizioni aumentano la produzione di detriti, i crolli di roccia e i distacchi glaciali. Cresce anche la possibilità di colate di detriti dirette verso valle.
Secondo Fazzini, ulteriori aumenti delle temperature e precipitazioni sempre più irregolari amplieranno le aree esposte al pericolo. Anche pendii storicamente stabili potranno sviluppare movimenti rapidi.
Il riscaldamento degli ambienti alpini caratterizzati dalla presenza di neve e ghiaccio sposta inoltre verso quote superiori la fascia critica del dissesto. Per questo, la gestione del rischio richiede strategie di adattamento capaci di seguire i cambiamenti e interventi strutturali, oltre ai modelli statistici.
Tozzi richiama le responsabilità nella gestione del territorio
Mario Tozzi collega il problema delle frane anche alle scelte che hanno trasformato il territorio italiano. Il geologo, divulgatore scientifico e primo ricercatore del CNR richiama il peso della pianificazione, dell’abusivismo e del consumo di suolo. Nel suo intervento chiede un cambiamento nella gestione del territorio e sottolinea le conseguenze delle azioni umane.
«L’Italia è il Paese che detiene il record europeo di frane, ma non quello che fa la migliore prevenzione, perché? L’assetto geomorfologico giovane e attivo conta, ma contano di più l’assenza ostinata di una qualsiasi forma di pianificazione territoriale, la mancata repressione dell’abusivismo edilizio e la crisi climatica in atto. In un contesto così ci si doveva muovere come sulle uova e, invece, ignoranza, interventi sbagliati, cementificazione e consumo di suolo hanno generato le condizioni per il dissesto cui assistiamo. È indispensabile una inversione di tendenza, perché i disastri naturali non esistono, esistono le conseguenze catastrofiche delle nostre azioni».
Un manifesto per trasparenza e prevenzione
Il progetto musicale accompagna le iniziative della “Giornata internazionale per la riduzione dei rischi da disastri naturali”. Il brano rap “L’Italia che frana” punta ad avvicinare i giovani alla conoscenza del territorio e dei rischi che lo interessano. La canzone entra così in un progetto di comunicazione che unisce prevenzione, consapevolezza e autoprotezione. Gli organizzatori scelgono una diffusione rapida e capillare per favorire il coinvolgimento del pubblico giovanile.
Accanto alla proposta musicale, la SIGEA presenta il “Manifesto programmatico in tre punti per la Trasparenza e la Prevenzione dei Rischi Naturali”.
Antonello Fiore, presidente nazionale dell’associazione, ne illustra il significato e richiama il ruolo della prevenzione nella protezione del Paese. Il documento è «volto a riaffermare come la prevenzione strutturale e culturale rappresenti l’unico vero presidio per la salvaguardia del territorio e del tessuto economico nazionale», ha annunciato Fiore.
Samen Mi Casa racconta la nascita della canzone
Luca Semeraro, conosciuto con il nome d’arte Samen Mi Casa, partecipa al progetto attraverso il rap. L’artista pugliese, noto in Italia e all’estero, racconta il confronto con la Società Italiana di Geologia Ambientale. La collaborazione ha affrontato le vicende dei territori colpiti e le difficoltà che continuano a interessare il Paese. Da questo percorso nasce la canzone destinata ai giovani. (Vedi foto di copertina)
«Il territorio è qualcosa di sacro. Con la Società Italiana di Geologia Ambientale abbiamo approfondito le dinamiche che, nel corso del tempo, hanno segnato i territori interessati da questi fenomeni, confrontandoci sulle vicende passate e recenti e sulle criticità che continuano a interessare il nostro Paese. Ed è nata una canzone rap con la quale vogliamo arrivare ai giovani», ha detto Semeraro.
Il programma della conferenza comprende anche l’anteprima del videoclip, che completa il progetto di divulgazione attraverso la musica e le immagini. Fiore spiega così la scelta del linguaggio musicale e l’obiettivo della presentazione:
«Il rap per sensibilizzare i giovani. Nel corso della conferenza stampa verrà proiettato in anteprima il videoclip del brano “L’Italia che frana”, concepito come strumento immediato per avvicinare i giovani ai temi della prevenzione, della consapevolezza e dell’autoprotezione attraverso una comunicazione rapida e capillare», ha commentato Antonello Fiore.






