mercoledì, Ottobre 21, 2026

Città italiane, ISPRA misura la fragilità del sottosuolo

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LA FRAGILITÀ DEL SOTTOSUOLO DELLE CITTÀ ITALIANE PUÒ ESSERE ANALIZZATA ATTRAVERSO UN NUOVO INDICATORE SVILUPPATO DA ISPRA, L’URBAN GEO-CLIMATE FOOTPRINT. IL METODO ATTRIBUISCE UN PUNTEGGIO DA 0 A 500 ALLE AREE URBANE, CONSIDERANDO CARATTERISTICHE GEOLOGICHE, CONDIZIONI CLIMATICHE E PRESSIONI DELLE ATTIVITÀ UMANE. TRA I CAPOLUOGHI ITALIANI ANALIZZATI, NAPOLI REGISTRA IL VALORE PIÙ ELEVATO, CON 359 PUNTI, SEGUITA DA GENOVA CON 304, MENTRE TRENTO SI FERMA A 94.

La fragilità del sottosuolo delle città italiane

Le città cambiano continuamente in superficie, con nuovi edifici, strade, infrastrutture e quartieri che si espandono, ma il terreno sul quale sorgono conserva caratteristiche geologiche spesso molto più antiche.

Faglie, rocce, sedimenti, falde acquifere e antichi depositi vulcanici influenzano la stabilità degli edifici, il comportamento dell’acqua e la vulnerabilità del territorio agli eventi naturali. Conoscere queste caratteristiche è essenziale per progettare città più sicure, soprattutto in un Paese come l’Italia, dove la complessità geologica si combina con un’elevata urbanizzazione e con gli effetti del cambiamento climatico.

In occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri del 13 ottobre 2026, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) ha presentato un nuovo metodo per descrivere il rapporto tra le città e il loro contesto geologico e climatico. Si chiama Urban Geo-climate Footprint (UGF) ed è stato sviluppato nell’ambito di un’attività di ricerca condotta con la rete europea dei servizi geologici EuroGeoSurveys.

Il metodo sintetizza numerose informazioni ambientali in un indicatore compreso tra 0 e 500, consentendo di confrontare le pressioni geologiche e climatiche che caratterizzano le diverse aree urbane. Allo stesso tempo permette di elaborare una Carta d’identità geologica della città, chiamata CITY GEO Factsheet, che raccoglie informazioni sulle caratteristiche del sottosuolo, sulle risorse naturali e sulle principali criticità territoriali.

L’obiettivo non è semplicemente assegnare un punteggio alle città, ma rendere più accessibili conoscenze scientifiche che possono orientare le decisioni pubbliche. Dalla costruzione di nuove infrastrutture alla gestione delle acque, fino alla prevenzione dei fenomeni di instabilità, conoscere il terreno sul quale si sviluppa una città significa poter intervenire prima che le criticità si trasformino in emergenze.

Che cos’è l’Urban Geo-climate Footprint e come misura la fragilità del sottosuolo?

L’Urban Geo-climate Footprint è un metodo sviluppato da ISPRA per valutare quanto il contesto geologico e climatico condizioni lo sviluppo e il funzionamento di un’area urbana. Il sistema utilizza informazioni provenienti dalle banche dati pubbliche e le sintetizza in un punteggio numerico compreso tra 0 e 500.

Un valore elevato indica che la città presenta una maggiore interazione con fattori geologici, climatici e antropici che possono influenzarne il territorio. Non significa necessariamente che tutti gli edifici siano instabili o che il rischio di un disastro sia maggiore in ogni quartiere.

Questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente i risultati. L’UGF non sostituisce le carte di pericolosità sismica, idrogeologica o vulcanica e non rappresenta una previsione degli eventi naturali. Offre piuttosto una lettura sintetica delle condizioni che caratterizzano il rapporto tra ambiente fisico e insediamento urbano.

La fragilità del sottosuolo dipende infatti da numerosi fattori, che possono agire separatamente oppure interagire. La natura delle rocce, la presenza di terreni sedimentari, le acque sotterranee, le modificazioni prodotte dall’uomo e le condizioni climatiche contribuiscono a determinare il comportamento del territorio.

Una città costruita su terreni alluvionali presenta caratteristiche differenti rispetto a un centro urbano sviluppato su rocce compatte o su depositi vulcanici. Allo stesso modo, la presenza di falde superficiali, cavità sotterranee o versanti acclivi può richiedere attenzioni specifiche nella progettazione delle infrastrutture.

Il valore dell’Urban Geo-climate Footprint consiste quindi nella capacità di riunire informazioni differenti e renderle confrontabili, senza ridurre la complessità geologica a una semplice classifica delle città più pericolose.

Quali sono le città italiane con i valori più elevati di fragilità geologica?

ISPRA ha già applicato il nuovo indicatore a diverse città europee e a tutti i capoluoghi di regione e provincia autonoma italiani. I risultati mostrano differenze significative, con punteggi che vanno dai 94 punti di Trento ai 359 di Napoli.

Napoli presenta il valore più elevato tra i capoluoghi analizzati, seguita da Genova con 304 punti. Tra i punteggi più alti figurano anche Palermo, con 265, Bari, con 255, e Catanzaro, con 250.

All’estremo opposto si trovano Trento, con 94 punti, Bolzano con 144, Milano con 155, Aosta con 160 e Trieste con 162.

Questi risultati non devono essere interpretati come una graduatoria assoluta della sicurezza urbana. Un punteggio più basso non significa che una città sia immune da terremoti, alluvioni o altri fenomeni naturali, così come un valore elevato non indica che un evento catastrofico sia imminente.

L’indicatore esprime infatti il peso complessivo delle caratteristiche geologiche e climatiche considerate dal metodo, non la probabilità che si verifichi uno specifico disastro.

Le differenze tra i capoluoghi riflettono la varietà del territorio italiano, nel quale convivono aree vulcaniche, pianure sedimentarie, rilievi montuosi, sistemi costieri e bacini attraversati da importanti corsi d’acqua.

La possibilità di confrontare queste condizioni attraverso un metodo comune può aiutare le amministrazioni a individuare gli aspetti che richiedono ulteriori approfondimenti, evitando però di sostituire le valutazioni locali con il solo punteggio generale.

Perché Napoli registra il valore più alto dell’Urban Geo-climate Footprint?

Con 359 punti, Napoli è la città italiana che presenta il valore più elevato dell’Urban Geo-climate Footprint tra i capoluoghi esaminati da ISPRA. Il risultato richiama l’attenzione sulla particolare complessità geologica del territorio napoletano, caratterizzato dalla presenza di importanti sistemi vulcanici e da una lunga storia di trasformazioni naturali e antropiche.

La città sorge in un contesto nel quale le caratteristiche del sottosuolo sono strettamente legate alla storia vulcanica dell’area. I depositi piroclastici, le rocce vulcaniche e la presenza di cavità sotterranee costituiscono elementi importanti per comprendere la geologia urbana.

A questa complessità si aggiunge la vicinanza a due sistemi vulcanici di grande interesse scientifico e per la protezione civile, il Vesuvio e i Campi Flegrei, che richiedono monitoraggio continuo e strumenti specifici di pianificazione del rischio.

Il territorio napoletano presenta inoltre una forte densità insediativa e infrastrutturale, che rende particolarmente importante conoscere le caratteristiche dei terreni e le loro interazioni con le opere costruite.

Non sarebbe tuttavia corretto attribuire automaticamente il punteggio di 359 a un singolo fenomeno, come il bradisismo o il rischio vulcanico. Per stabilire quanto ciascun fattore contribuisca al risultato è necessario consultare la scheda dettagliata elaborata attraverso il metodo ISPRA.

Il dato rappresenta quindi un’indicazione della complessità del contesto geologico-climatico, non una misura diretta della probabilità di un’eruzione, di un terremoto o di un cedimento del terreno.

Perché anche Genova, Palermo e Bari presentano valori elevati?

Le caratteristiche geologiche delle città italiane possono essere molto diverse anche quando i punteggi dell’Urban Geo-climate Footprint risultano relativamente vicini.

Genova, con 304 punti, è un esempio di città nella quale la conformazione del territorio condiziona fortemente l’organizzazione urbana. L’insediamento si sviluppa lungo una fascia costiera stretta, alle spalle della quale si innalzano rapidamente i rilievi appenninici, attraversati da numerosi corsi d’acqua di dimensioni contenute.

Questa configurazione rende particolarmente importante la gestione dei versanti e dei bacini idrografici, soprattutto durante le precipitazioni intense. L’elevata urbanizzazione di alcune aree vallive può inoltre accentuare le conseguenze degli eventi meteorologici estremi.

Palermo, con 265 punti, presenta un contesto differente, nel quale la pianura costiera, i rilievi circostanti e le caratteristiche geologiche della Sicilia occidentale contribuiscono a definire le condizioni territoriali.

Bari, con 255 punti, si sviluppa invece in un ambiente costiero caratterizzato dalla presenza di rocce carbonatiche e da processi carsici che interessano ampie porzioni del territorio pugliese.

Catanzaro, con 250 punti, occupa un’area collinare della Calabria, regione caratterizzata da una significativa complessità geologica e tettonica.

Queste descrizioni aiutano a comprendere perché le città richiedano analisi territoriali differenti, ma non costituiscono una spiegazione quantitativa dei singoli punteggi ISPRA. Il contributo effettivo di ciascuna componente deve essere verificato attraverso le rispettive Carte d’identità geologica.

Che cos’è la Carta d’identità geologica delle città e quali informazioni contiene?

Accanto all’indicatore numerico, ISPRA ha sviluppato il CITY GEO Factsheet, uno strumento che raccoglie le principali informazioni geologiche e climatiche relative a un’area urbana.

L’idea è quella di costruire una vera e propria Carta d’identità geologica della città, capace di descriverne le caratteristiche essenziali attraverso dati scientifici presentati in forma accessibile.

La scheda comprende informazioni sul terreno e sulle rocce che costituiscono il sottosuolo, sulla presenza delle acque sotterranee e sulle principali pressioni climatiche e antropiche.

Considera inoltre i fenomeni di pericolosità geologica e le risorse naturali che caratterizzano il territorio, offrendo una rappresentazione che non si limita alle criticità.

Il sottosuolo urbano, infatti, non è soltanto una possibile fonte di rischio. Può ospitare risorse idriche, materiali geologici, condizioni favorevoli allo sfruttamento dell’energia geotermica e altre caratteristiche utili alla pianificazione territoriale.

Conoscere questi aspetti permette di individuare opportunità e limiti, migliorando il rapporto tra sviluppo urbano e ambiente naturale.

La Carta d’identità geologica può quindi diventare uno strumento di comunicazione tra ricercatori, amministratori, tecnici e cittadini, contribuendo a rendere più comprensibili informazioni spesso distribuite tra numerose banche dati specialistiche.

Qual è il rapporto tra cambiamento climatico e fragilità del sottosuolo urbano?

Il cambiamento climatico rende sempre più importante comprendere le caratteristiche geologiche delle città, perché può modificare l’intensità e la frequenza di alcuni fenomeni meteorologici che interagiscono con il terreno.

Le precipitazioni particolarmente intense possono aumentare il deflusso superficiale e favorire fenomeni di erosione, instabilità dei versanti e allagamento delle aree urbane. Le conseguenze dipendono dalla natura dei suoli, dalla pendenza, dalla permeabilità e dalle trasformazioni introdotte dall’uomo.

Anche i periodi prolungati di siccità possono influenzare il comportamento del sottosuolo, soprattutto in presenza di terreni argillosi soggetti a variazioni di volume in funzione del contenuto d’acqua.

Le oscillazioni delle falde sotterranee rappresentano un ulteriore elemento da considerare, perché possono interagire con le fondazioni degli edifici e con le infrastrutture interrate.

Nelle città costiere, l’innalzamento del livello del mare può contribuire a modificare le condizioni delle falde e favorire l’intrusione di acqua salata negli acquiferi, soprattutto dove i prelievi idrici hanno già alterato gli equilibri naturali.

Questi processi non si manifestano ovunque allo stesso modo. La risposta del territorio dipende dalle caratteristiche geologiche locali e dalle modalità con cui la città è stata costruita.

Integrare informazioni climatiche e geologiche permette quindi di superare una visione separata dei fenomeni naturali, considerando le interazioni che possono rendere più vulnerabili determinate aree urbane.

In che modo l’urbanizzazione può aumentare i rischi geologici?

Le attività umane modificano profondamente il comportamento del territorio, soprattutto quando la crescita urbana interessa aree che presentano caratteristiche geologiche delicate.

La costruzione di edifici, strade e parcheggi aumenta le superfici impermeabili, riducendo la capacità del terreno di assorbire l’acqua piovana. Durante le precipitazioni intense, una quota maggiore dell’acqua può quindi scorrere rapidamente in superficie, aumentando la pressione sulle reti di drenaggio.

Anche gli scavi, i riporti di terreno e le modificazioni dei versanti possono alterare condizioni di equilibrio precedenti, soprattutto se non accompagnati da indagini geotecniche adeguate.

Il prelievo di acqua dalle falde può contribuire, in alcuni contesti geologici, a fenomeni di subsidenza, cioè all’abbassamento progressivo della superficie del terreno.

Nelle aree carsiche, la presenza di cavità naturali richiede particolare attenzione, mentre in alcune città le cavità artificiali realizzate nei secoli rappresentano un ulteriore elemento da considerare nella gestione del sottosuolo.

La vulnerabilità urbana dipende quindi dall’interazione tra caratteristiche naturali e trasformazioni antropiche. Un territorio geologicamente complesso può essere gestito attraverso conoscenze approfondite e interventi adeguati, mentre una pianificazione insufficiente può aumentare l’esposizione anche in contesti apparentemente meno problematici.

L’Urban Geo-climate Footprint nasce proprio per contribuire a rendere più leggibile questo rapporto, utilizzando informazioni scientifiche che possono orientare scelte urbanistiche e infrastrutturali.

Come può essere utilizzata la Carta d’identità geologica per prevenire i disastri naturali?

La prevenzione dei disastri naturali richiede la capacità di individuare le criticità territoriali prima che si manifestino eventi dannosi. La disponibilità di informazioni geologiche e climatiche integrate può contribuire a migliorare questo processo, soprattutto nelle città dove infrastrutture e popolazione sono fortemente concentrate.

La Carta d’identità geologica permette di ottenere una prima rappresentazione delle caratteristiche del territorio, evidenziando gli aspetti che possono richiedere approfondimenti specifici.

Per esempio, la presenza di terreni particolarmente permeabili o di falde superficiali può influenzare le scelte relative alle infrastrutture sotterranee. Allo stesso modo, la conoscenza delle condizioni geologiche e dei versanti può contribuire alla programmazione degli interventi di manutenzione e consolidamento.

Il metodo può risultare utile anche nella pianificazione delle opere pubbliche, perché consente di considerare fin dalle prime fasi progettuali le caratteristiche ambientali dell’area interessata.

Non sostituisce però le indagini geologiche e geotecniche necessarie per realizzare un edificio o un’infrastruttura, né le valutazioni di pericolosità previste dagli strumenti normativi.

Il suo contributo riguarda soprattutto la possibilità di organizzare e comunicare le informazioni, facilitando il confronto tra differenti settori dell’amministrazione e rendendo più consapevoli le decisioni.

Come ha sottolineato Maria Alessandra Gallone, presidente ISPRA SNPA, conoscere ciò che si trova sotto i nostri piedi aiuta a decidere come intervenire in superficie. La finalità è trasformare i dati scientifici in strumenti concreti di prevenzione e programmazione.

Perché conoscere il sottosuolo è importante per costruire città più resilienti?

La resilienza urbana è la capacità di una città di prepararsi agli eventi critici, limitarne le conseguenze e recuperare le proprie funzioni dopo un’emergenza.

Per rafforzarla non basta intervenire sugli edifici o sulle infrastrutture esistenti. È necessario comprendere il territorio nel suo insieme, considerando le caratteristiche geologiche, il funzionamento delle acque e le trasformazioni climatiche.

La conoscenza del sottosuolo può contribuire alla scelta delle aree più adatte a nuove costruzioni, alla gestione delle infrastrutture e alla protezione delle risorse naturali.

In una città soggetta ad allagamenti, per esempio, può essere importante recuperare superfici permeabili e migliorare la capacità di assorbimento del terreno, dove le condizioni geologiche lo consentono.

Nelle aree caratterizzate da instabilità dei versanti, la prevenzione richiede invece monitoraggio, manutenzione e una pianificazione capace di evitare ulteriori pressioni sulle zone più vulnerabili.

La gestione delle falde sotterranee può inoltre contribuire alla sicurezza idrica e alla protezione degli ecosistemi, soprattutto in presenza di siccità prolungate o di un aumento della domanda d’acqua.

L’Urban Geo-climate Footprint può aiutare a costruire questo quadro conoscitivo, rendendo disponibili informazioni utili per individuare priorità e approfondimenti.

Il valore dell’indicatore non consiste nel fornire una risposta definitiva sulla sicurezza di una città, ma nell’offrire una base comune per comprendere le relazioni tra ambiente fisico e sviluppo urbano.

Dove consultare l’Urban Geo-climate Footprint e le Carte d’identità geologica?

ISPRA ha reso disponibili sul proprio portale gli strumenti dedicati all’Urban Geo-climate Footprint. Insieme a una guida per l’utilizzo, esempi di applicazione e un documentario esplicativo.

Il metodo è stato applicato ai capoluoghi di regione e provincia autonoma italiani e a diverse città europee, permettendo di confrontare contesti geologici e climatici molto differenti.

La disponibilità pubblica delle informazioni rappresenta un elemento importante. Questi erché favorisce l’accesso ai dati e può contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza delle caratteristiche del territorio.

Per le amministrazioni, lo strumento può costituire un supporto preliminare alla programmazione e alla definizione delle priorità di approfondimento. Per i cittadini, può offrire una prima occasione per conoscere aspetti della propria città che normalmente rimangono invisibili.

La Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri del 13 ottobre richiama ogni anno l’attenzione sull’importanza della prevenzione. E sulla necessità di ridurre l’esposizione delle comunità ai pericoli naturali.

In questo contesto, la nuova Carta d’identità geologica delle città rappresenta un tentativo di rendere la conoscenza scientifica più immediata e utilizzabile.

Il sottosuolo non può essere modificato con la stessa facilità con cui si trasformano edifici e infrastrutture. Può essere però studiato, monitorato e considerato nelle decisioni urbanistiche. È da questa conoscenza che può partire una pianificazione più attenta. Capace di ridurre le vulnerabilità e migliorare la capacità delle città di affrontare le trasformazioni ambientali.

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