CHI L’AVREBBE MAI DETTO CHE ANCHE LE SCIMMIE SI DILETTANO NEL GIOCO E NELLO SCHERZO E COME SI SPIEGA QUESTO COMPORTAMENTO? SECONDO GLI ESPERTI DI BIOLOGIA COGNITVA E I PRIMATOLOGI DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALIFORNIA DI LOS ANGELES E DI SAN DIEGO, DELL’INDIANA NEGLI USA E DEL MAX PLANK INSTITUTE OF ANIMAL BEHAVIOR IN GERMANIA, I PRIMATI SI PRENDONO IN GIRA A VICENDA E FINGONO LITIGI PER POI RICONCILIARSI, NEL NOME DEL GIOCO E DELL’INTERAZIONE SOCIALE
Umorismo: le scimmie in azione
Il team, guidato da Isabelle Laumer, l’autrice principale del nuovo studio sulle grandi scimmie in pericolo di estinzione, si è immerso per ben 75 ore nell’entusiasmante mondo degli oranghi, degli scimpanzé, dei bonobo (scimpanzè nani o pigmei) e dei gorilla negli zoo di San Diego e Lipsia.
Cosa è emerso? Un vero e proprio spettacolo di comportamenti giocosi e provocatori che hanno acceso la curiosità di tutti coloro che si sono avvicinati allo studio.
Gli sguardi sono stati catturati dalle azioni vivaci, dai movimenti arditi e dalle espressioni facciali eloquenti dei “provocatori“, così come dalle reazioni spesso sorprendenti dei loro “bersagli”.
Il team ha poi classificato niente meno che diciotto diverse tipologie di scherzi e prese in giro, eseguiti con un’abilità e una creatività che sfidano qualsiasi aspettativa. Dai colpetti amichevoli alle smorfie grottesche, i primati hanno dimostrato una gamma di comportamenti che, sorprendentemente, ricordano anche quelli osservati tra gli esseri umani.
Da Jane Goodall in poi: le scimmie oggetto di studi
Il comportamento burlone dei primati non è una novità. La famosa primatologa Jane Goodall, nota come “signora degli scimpanzé” e altri colleghi, avevano da tempo segnalato comportamenti scherzosi osservati negli animali più simili a noi. Tuttavia, questo studio segna un passo avanti significativo, essendo il primo a investigare sistematicamente tali atteggiamenti nei quattro grandi primati.
«Siamo stati i primi a osservare sistematicamente i comportamenti giocosi di presa in giro, a studiarli e a cercare di descriverli», afferma Laumer, dell’Istituto Max Planck Institute of Animal Behavior in Germania.
«Il burlone si nasconde effettivamente dietro la schiena del bersaglio e poi lo sorprende con un’azione provocatoria, come un colpo».
Casi studio: bulli in azione
Lo studio sull’umorismo delle scimmie, inizia con una piccola orango di nome Aisha, in uno zoo tedesco. La giovane scimmia, comincia a dondolarsi e a fare oscillare una corda davanti alla testa del padre, sperando di attirare la sua attenzione. Ma il genitore sembra completamente disinteressato. Determinata a fargli vedere di che pasta è fatta, Aisha scende dalla corda e inizia a muoversi davanti a lui fino a colpirlo con il suo corpo.
Un’altra scimmia inizia invece a prendere in giro un compagno, proprio come farebbe un bambino con un adulto, per vedere la sua reazione. Non ricevendo risposta, la scimmia riprova, talvolta addirittura intensificando la provocazione.
E ancora, una giovane scimpanzé interrompe ripetutamente le scimmie vicine mentre si strigliano a vicenda. Vuole forse fare una pausa nella routine quotidiana?
Soprattutto, si tratta di scherzi o di atti di bullismo?
Scherzo o comportamento aggressivo?
Secondo Laumer, mentre il gioco è un’attività reciproca, la presa in giro è spesso unilaterale: un animale indirizza l’azione verso un bersaglio ben preciso. È un gioco di potere, di piccoli giochi mentali che si svolgono tra le fronde della giungla o all’interno degli habitat degli zoo.
«La capacità di scherzare solleva molte domande su ciò che gli animali comprendono delle menti degli altri animali, delle aspettative e della forza delle loro relazioni». A spiegarlo, Erica Cartmill, un’autrice dello studio.
Ma cosa differenzia questa presa in giro bonaria dal comportamento aggressivo? Secondo Cartmill, la chiave è nell’accoglienza della reazione. La maggior parte delle volte, il bersaglio della presa in giro inizialmente ignora il comportamento, finendo per allontanarsi. Sorprendentemente, le scimmie prese in giro si arrabbiano in meno del 5% dei casi, segno che comprendono il tono scherzoso di queste interazioni.
È come se i primati capissero il delicato equilibrio tra scherzo e serietà, un aspetto affascinante della loro complessa vita sociale.
A questo punto, una domanda sorge spontanea: cosa ci dice tutto questo studio, relativamente alle capacità cognitive umane?
Capacità cognitive che risalgono alla notte dei tempi
Secondo gli esperti, questo comportamento, presente anche nelle grandi scimmie, suggerisce che le capacità cognitive umane legate all’umorismo potrebbero avere radici molto più antiche di quanto pensassimo. Cosa che non dovrebbe sorprenderci, visto che il nostro progenitore Homo sapiens, apparteneva alla famiglia degli Ominidi.
Le simpatiche scimmie: comprendiamo il comportamento
Ma quali sono i veri motivi di queste prese in giro giocose? Alcuni potrebbero considerarle semplice intrattenimento, ma c’è di più dietro questa interazione. Secondo la primatologa Marina Davila-Ross, non coinvolta nello studio, queste scherzose provocazioni potrebbero anche svolgere un ruolo fondamentale nell’aiutare i giovani primati a comprendere meglio i loro partner sociali.
«La conoscenza che avevamo su questo specifico fenomeno era quasi esclusivamente a livello puramente aneddotico», aggiunge Elide Vanutelli, ricercatore di psicologia e neuroscienze dell’Università di Milano-Bicocca. «Lo studio di questi comportamenti negli animali fornisce un modo estremamente innovativo (oltre che interessante e divertente) di comprendere come le altre specie descrivono il mondo e cosa trovano “divertente”»..
Dall’humor istintivo al sarcasmo
Provando a scherzare con altri individui, le scimmie imparano fino a che punto possono spingersi prima di ottenere una reazione. Queste informazioni svelano le intricanti gerarchie sociali e comprendere le norme di comportamento all’interno del gruppo.
Ma c’è di più: secondo alcune prospettive teoriche, questa comprensione delle gerarchie e delle norme sociali potrebbe addirittura spiegarci le origini del sarcasmo. Il sarcasmo, che incorpora meccanismi di aggressività e denigrazione, potrebbe insomma avere radici profonde nel comportamento giocoso e provocatorio osservato tra le scimmie.
«Scegliere questo aspetto specifico dell’umorismo (inteso in senso lato), ci aiuta a evidenziare come un comportamento che giudichiamo infantile e piuttosto banale come la presa in giro ludica, sia in realtà accompagnato da capacità cognitive estremamente complesse e sofisticate», spiega Vanutelli. Ma cosa significa tutto questo?
Evoluzione della specie
Secondo Cartmill, gli stili di presa in giro, come colpire o tirare i capelli, probabilmente non sono stati tramandati geneticamente. Tuttavia, le funzioni cognitive che consentono a questi comportamenti di persistere, come l’interesse sociale nel conoscere gli altri o la capacità di riconoscere l’individualità, sono probabilmente radicate biologicamente.
Nonostante i progressi compiuti nello studio di questo intrigante comportamento, ci sono ancora molte domande senza risposta. Ad esempio, quali sono le differenze nella presa in giro giocosa tra le diverse specie di primati? E questo comportamento è solo un tratto predisposto per gli animali sociali, o esistono variazioni individuali significative?
Una cosa è certa: mentre continuiamo a esplorare le profondità del comportamento animale, si aprono nuovi orizzonti di comprensione sulla complessità della mente animale e sulle sue affinità con la nostra stessa esperienza umana.
Fonte
Hidden Planet











