lunedì, Marzo 9, 2026

Amianto sui traghetti: giustizia con ONA

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IL TRIBUNALE DI MESSINA HA CONDANNATO LE FERROVIE DELLO STATO AL RISARCIMENTO DEI DANNI PER LA MORTE DI UN OPERAIO TECNICO, DECEDUTO A CAUSA DI MESOTELIOMA, TUMORE TIPICAMENTE CORRELATO ALL’INALAZIONE DI FIBRE DI AMIANTO. UN’IMPORTANTE VITTORIA LEGALE DELL’AVV. EZIO BONANNI E DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

La pronuncia arriva al termine di un iter giudiziario durato quasi nove anni, caratterizzato da accertamenti tecnici complessi e numerose audizioni.

Una decisione che segna un punto fermo

Per molto tempo il tema delle vittime dell’amianto era associato quasi esclusivamente al mondo militare. Marina, Aeronautica, Esercito e Forze dell’Ordine sono stati, e restano, al centro del dibattito pubblico. Tuttavia, esiste una vasta area di lavoratori civili che hanno operato per lo Stato in condizioni estremamente pericolose, senza adeguate tutele sanitarie.

Tra questi figurano gli addetti ai traghetti delle Ferrovie dello Stato, impegnati per anni nell’attraversamento dello Stretto di Messina. Proprio per uno di questi lavoratori è arrivata una sentenza di grande rilievo ambientale e sociale, pronunciata dal Tribunale di Messina, che ha riconosciuto il legame diretto tra esposizione all’amianto, in passato, e insorgenza di una patologia mortale.

«La malattia è stata causata dall’attività lavorativa svolta per decenni all’interno dei traghetti ferroviari, in particolare nella sala macchine, uno degli ambienti contaminati da materiali contenenti amianto.», ha affermato l’avv. Ezio Bonanni in un’intervista su Ona News con Luigi Abbate. Il legale è infatti da tempo impegnato nella difesa delle vittime di esposizione professionale e dei loro familiari.

Le dichiarazioni dell’avv. Ezio Bonanni

Nel corso del procedimento sono determinanti la consulenza tecnica medico-legale dell’Osservatorio Nazionale Amianto e le testimonianze raccolte, che hanno permesso di ricostruire con precisione l’ambiente di lavoro e di stabilire il nesso causale tra attività svolta e patologia.

«Il lavoratore – continua Bonanni – prestava servizio come motorista navale, occupandosi della manutenzione degli apparati meccanici durante la navigazione. In quegli spazi ristretti e privi di adeguata ventilazione, l’amianto era presente come materiale isolante. Per anni, le fibre si sono disperse nell’aria senza che venissero adottate misure di protezione efficaci. Una condizione che ha esposto centinaia di operatori a un rischio elevatissimo, spesso senza che ne fossero pienamente consapevoli».

I riconoscimenti

La sentenza prevede un risarcimento complessivo di circa 1,2 milioni di euro, destinato agli eredi della vittima. L’importo comprende sia il danno maturato dal lavoratore prima del decesso sia quello subito direttamente dai familiari per la perdita del congiunto.

«Il Tribunale ha inoltre riconosciuto la responsabilità datoriale per la mancata prevenzione e per l’assenza di informazioni sui rischi legati all’amianto. Alla vedova era stata già riconosciuta, in precedenza, una rendita INAIL, a conferma dell’origine professionale della malattia. Il lavoratore è morto a 68 anni, dopo un lungo periodo di sofferenza causato dalla progressione del mesotelioma», sottolinea il difensore.

Una sentenza che parla anche di ambiente

Questo pronunciamento tocca da vicino, ovviamente, anche la questione ambientale. L’uso massiccio di amianto nei trasporti pubblici, costituisce infatti una delle pagine più controverse della storia industriale italiana.

Il riconoscimento giudiziario rafforza l’idea che la tutela dell’ambiente e quella della salute dei lavoratori siano strettamente collegate. «Dove l’ambiente di lavoro è contaminato, le conseguenze possono emergere anche dopo decenni», conclude Bonanni.

Numero verde ONA

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