AMIANTO ALLA FIAT MIRAFIORI DI TORINO, UNA SENTENZA DEFINITIVA RICONOSCE IL LEGAME TRA IL LAVORO NELLE FONDERIE DI MIRAFIORI E IL MESOTELIOMA PLEURICO. DOPO DUE RIFIUTI DELL’INAIL, LA VEDOVA OTTIENE UNA RENDITA MENSILE E GLI ARRETRATI, PROSEGUENDO LA BATTAGLIA INIZIATA DAL MARITO
Amianto alla Fiat Mirafiori, sentenza definitiva: rendita e arretrati alla vedova di un ex operaio
Il mesotelioma dopo il lavoro nelle fonderie di Torino
Quarantasette anni dopo l’esposizione all’amianto, un ex operaio della Fiat Mirafiori ha ricevuto la diagnosi di mesotelioma pleurico. Questa malattia, legata all’esposizione alle fibre di amianto, ha causato la sua morte nel 2018.
L’uomo aveva lavorato per oltre undici anni nelle fonderie dello stabilimento torinese. A distanza di quarantasette anni, quella parte della sua vita lavorativa è diventata il centro di una lunga controversia sul riconoscimento della malattia professionale.
Dopo la morte del marito, la moglie ha proseguito il percorso che il lavoratore aveva iniziato quando era ancora in vita. La donna ha chiesto il riconoscimento dell’origine professionale della malattia e delle conseguenti tutele economiche.
Il Tribunale di Potenza, nella città dove vive la vedova, ha riconosciuto il nesso causale tra l’esposizione all’amianto e il mesotelioma. La sentenza, ormai definitiva, conclude così la vicenda giudiziaria sul diritto alle prestazioni dell’INAIL.
La vedova porta avanti la richiesta del marito
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha assistito la vedova nella battaglia giudiziaria. Il procedimento ha richiesto di ricostruire l’esposizione del lavoratore durante gli anni trascorsi nelle fonderie Fiat. Al termine del percorso, il tribunale ha riconosciuto le tutele economiche richieste dalla donna per la morte del marito.
«Dal 2018, dalla morte di questo lavoratore, dopo una lunga battaglia giudiziaria, siamo riusciti ad ottenere questa sentenza a passare in giudicato – ha detto Bonanni al TGR -. Questa sentenza, afferma storicamente il tribunale, che c’è stato amianto anche in Fiat».
La decisione riconosce dunque il rapporto tra le condizioni di esposizione professionale e la malattia che ha colpito l’ex operaio. Inoltre, impone in via definitiva all’INAIL il pagamento delle prestazioni dovute alla moglie. Nella ricostruzione della vicenda, il riconoscimento riguarda per la prima volta anche la Fiat e l’amianto presente negli ambienti di lavoro.
Una decisione che richiama le altre vicende piemontesi
La battaglia della vedova richiama anche altre storie di esposizione all’amianto in Piemonte. Il riferimento porta a Casale Monferrato, agli stabilimenti Eternit ormai vuoti e alle conseguenze che quelle attività hanno lasciato.
Allo stesso tempo, rimanda alle aule della Corte d’Appello di Torino e al processo Eternit BIS. Pur attraverso percorsi giudiziari diversi, queste vicende condividono la ricerca del riconoscimento dei diritti delle vittime e delle loro famiglie.
Secondo Bonanni, la sentenza indica una strada anche per altri casi simili in Piemonte, attraverso le richieste civili e previdenziali. Il riconoscimento ottenuto dalla vedova assume quindi un significato che va oltre la singola vicenda familiare. In particolare, richiama la possibilità di ottenere una risposta giudiziaria sul rapporto tra esposizione lavorativa, malattia e tutele economiche.
«La strada del penale è in salita, ma, lo dice questo verdetto, c’è un’altra via. È quella del civile e del previdenziale, che dà comunque una verità giudiziaria. In questo caso la ricerca della verità era iniziata quando il lavoratore era ancora in vita», ha continuato Bonanni.
Rendita mensile e arretrati dopo due rifiuti dell’INAIL
Il Tribunale di Potenza ha emesso la pronuncia nel giugno 2026 e la decisione è diventata definitiva. Il procedimento ha riguardato il legame tra l’esposizione professionale alle fibre di amianto e il mesotelioma pleurico. Questa patologia ha causato la morte del lavoratore nel 2018, mentre il percorso per ottenere il riconoscimento era ancora aperto.
Dopo la diagnosi, l’uomo aveva presentato all’INAIL la richiesta di riconoscimento della malattia professionale. L’istituto aveva respinto la domanda per due volte. La moglie ha quindi continuato la battaglia fino alla decisione del tribunale. Ora la sentenza le riconosce una rendita mensile di circa 1.500 euro, oltre agli arretrati. L’importo complessivo indicato per gli arretrati raggiunge circa 150.000 euro.
Ricostruire un’esposizione avvenuta decenni prima
Il caso mostra le difficoltà che possono accompagnare il riconoscimento di una malattia professionale legata a un’esposizione molto lontana nel tempo. Tra il contatto con l’amianto e la comparsa della patologia possono trascorrere decenni.
Di conseguenza, il procedimento richiede una ricostruzione delle mansioni svolte e delle condizioni presenti nei luoghi di lavoro. La morte del lavoratore, prima della conclusione della controversia, rende ancora più complesso il percorso che i familiari devono affrontare.
«La giustizia è arrivata, anche se dopo dieci anni, perché una vedova ha trovato la forza di portare avanti da sola la battaglia iniziata insieme a suo marito – ribadisce il presidente ONA al Giornale dell’Ambiente – Questa sentenza restituisce alla donna un diritto e, insieme, rende giustizia alla memoria del lavoratore. La tutela delle vittime dell’amianto deve essere concreta e tempestiva, perché dietro ogni pratica ci sono persone, famiglie e vite che non possono aspettare».
La tutela dei lavoratori e delle loro famiglie
Per l’Osservatorio Nazionale Amianto, il riconoscimento dei diritti delle vittime e dei familiari rappresenta una parte centrale dell’attività di tutela. Le controversie sulle malattie professionali richiedono spesso un esame approfondito della storia lavorativa della persona.
Per questo, la ricostruzione deve considerare le attività svolte, gli ambienti frequentati e le condizioni di esposizione. Nella vicenda dell’ex operaio Mirafiori, questo percorso ha portato al riconoscimento definitivo delle prestazioni economiche spettanti alla vedova.




