IL TRIBUNALE DI NAPOLI CONDANNA IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE GLI EREDI DI UN EX MARESCIALLO DELL’AERONAUTICA MILITARE MORTO PER MESOTELIOMA. LA SENTENZA RICONOSCE IL NESSO TRA L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO E LA MALATTIA
Amianto nell’Aeronautica Militare, il ministero della Difesa condannato al risarcimento
Il Tribunale di Napoli ha condannato il ministero della Difesa a risarcire i due figli di un ex maresciallo dell’Aeronautica Militare morto per una malattia provocata dall’esposizione all’amianto.
La decisione è arrivata con la sentenza emessa dalla Quarta sezione Civile e firmata dal giudice monocratico Valentina Valletta.
Il militare, indicato con le iniziali C.M., è deceduto dopo aver sviluppato un mesotelioma pleurico. Secondo il Tribunale, la patologia è stata causata dall’attività svolta per anni durante il servizio nell’Aeronautica Militare.
L’esposizione all’amianto durante il servizio
La sentenza, pubblicata il 28 luglio 2026, ricostruisce le condizioni di lavoro affrontate dal sottufficiale. Il giudice evidenzia che il militare operò in ambienti dove erano presenti materiali contenenti amianto, senza ricevere adeguate misure di protezione.
Il provvedimento afferma che: “… nello svolgimento di tali mansioni, il militare era stato esposto, in modo diretto, indiretto e per contaminazione ambientale, a polveri d fibre di amianto presenti nei velivoli, nei materiali isolanti, negli apparati tecnici, nelle strutture e nei componenti utilizzati nelle attività di manutenzione, senza adeguata informazione, formazione, prevenzione tecnica o dispositivi di protezione individuale”.
C.M. lavorò come motorista e tecnico manutentore dell’Aeronautica Militare. Nel corso della carriera prestò servizio in diverse basi italiane, tra cui Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise.
Per il Tribunale, proprio quelle mansioni determinarono l’esposizione alle fibre di amianto. Da questa esposizione derivò il mesotelioma pleurico, diagnosticato nel 2013. Il maresciallo morì nel luglio 2015.
Il danno ai familiari inizia prima della morte
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice riconosce un principio di particolare rilievo. Il danno subito dai familiari non nasce soltanto con la perdita del proprio congiunto. Inizia già durante il lungo decorso della malattia, segnato da cure, ricoveri e dal continuo aggravamento delle condizioni di salute.
Secondo il Tribunale, i familiari affrontano un percorso di sofferenza che precede il decesso. Ogni giorno assistono al peggioramento della persona amata e subiscono un progressivo carico emotivo.
Nel dispositivo si legge: “Quanto ai pregiudizi lamentati, gli attori chiedevano il ristoro integrale dei danni non patrimoniali da perdita del rapporto parentale, danno morale, biologico, psichico ed esistenziale, nonché dei danni patrimoniali allegati in conseguenza della prematura perdita del congiunto”.
Risarcimento di oltre 468 mila euro agli eredi
A oltre dieci anni dalla diagnosi della malattia e undici anni dopo la morte del maresciallo, il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità del ministero della Difesa.
Di conseguenza, il ministero dovrà risarcire i due figli con una somma superiore a 468 mila euro. Alla cifra si aggiungono la rivalutazione monetaria e gli interessi previsti dalla legge.
Bonanni: «Un nemico invisibile ha colpito chi serviva lo Stato»
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale degli eredi, commenta la decisione sottolineando il valore della pronuncia.
«Questa sentenza conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro – sottolinea Bonanni -. L’amianto ha continuato a colpire uomini che hanno dedicato la propria esistenza alle istituzioni e le cui famiglie sono state costrette ad affrontare anni di sofferenza e lunghi percorsi giudiziari per ottenere giustizia. È un fuoco amico che continua a lasciare ferite profonde e che impone di non abbassare mai l’attenzione sulla tutela della salute di chi serve il Paese».
Respinta l’eccezione di prescrizione del ministero
Il Tribunale ha respinto anche l’eccezione di prescrizione sollevata dal ministero della Difesa. Secondo il giudice, i familiari hanno promosso l’azione giudiziaria nei termini previsti dalla legge.
La sentenza chiarisce che il termine di prescrizione non decorre dalla diagnosi della malattia né dalla morte del maresciallo. Inizia invece quando gli eredi acquisiscono la piena consapevolezza del legame tra il mesotelioma e l’esposizione all’amianto durante il servizio.
Il giudice osserva inoltre che questa consapevolezza è maturata anche attraverso il successivo riconoscimento dello status di Vittima del Dovere.
Il Tribunale ha respinto anche l’eccezione formulata dall’Amministrazione. Quest’ultima aveva già riconosciuto il maresciallo come Vittima del Dovere per la malattia contratta durante il servizio. Per questo motivo, il giudice ha ritenuto tempestiva l’iniziativa dei familiari, avviata dopo il riconoscimento ufficiale del nesso causale tra la patologia e l’attività svolta nell’Aeronautica Militare.
Il richiamo ai principi della Corte di Cassazione
Nelle motivazioni, il Tribunale richiama anche l’orientamento consolidato della Corte di Cassazione in materia di responsabilità civile.
Il provvedimento riporta infatti: “Secondo il consolidato orientamento della Corte di Cassazione – precisa la Corte -, infatti, in materia di responsabilità aqiuliana il termine di prescrizione non decorre dal mero verificarsi dell’evento dannoso ma dal momento in cui il danneggiato abbia acquisito, ovvero possa acquisire usando l’ordinaria diligenza, una conoscenza sufficientemente completa dell’esistenza del danno, della sua eziologia e della sua riconducibilità causalmente rilevante alla condotta del soggetto cui si intende imputare la responsabilità”.
Panei: «Una speranza concreta per molti ex militari»
Anche Nicola Panei, maresciallo dell’Aeronautica Militare, componente del Direttivo nazionale dell’ONA e vittima dell’amianto, accoglie con favore la sentenza.
«Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante. È una decisione che offre una speranza concreta ai tanti ex militari che ancora attendono di vedere accertata la verità sulla malattia contratta durante il servizio», aggiunge.
(In copertina, l’Aeroporto Miitare di Gioia del Colle – foto di Gianni Avvantaggiato)




