Allagamenti a Bari, SIGEA chiede nuove regole

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GLI ALLAGAMENTI A BARI RIACCENDONO IL DIBATTITO SULLE COSTRUZIONI LUNGO LA COSTA. SIGEA PUGLIA CHIEDE UNA PIANIFICAZIONE BASATA SU DATI SCIENTIFICI AGGIORNATI E RICHIAMA L’ATTENZIONE SULLE ACQUE SOTTERRANEE, SULL’ANTICA FOCE DEL PICONE E SUL CONSUMO DI SUOLO

Bari, allagamenti e nuove costruzioni sulla costa: SIGEA Puglia chiede una svolta nella pianificazione

La crescita del consumo di suolo e gli allagamenti dei locali interrati preoccupano la SIGEA-APS, Società Italiana di Geologia Ambientale, Sezione Puglia. L’associazione richiama l’attenzione sulla gestione delle zone costiere e chiede di rivedere le scelte urbanistiche alla luce delle conoscenze scientifiche più recenti. Al centro della riflessione figurano la sicurezza degli edifici, il rapporto tra mare e acque sotterranee e le conseguenze delle nuove costruzioni.

Gli allagamenti richiedono nuove scelte urbanistiche

Nelle città affacciate sul mare, gli allagamenti dei locali sotto il livello stradale rappresentano una questione sempre più urgente. Secondo SIGEA Puglia, questi episodi mostrano come la crisi climatica accentui fenomeni naturali che già caratterizzano gli ambienti costieri. Per questo, l’associazione sollecita un aggiornamento della pianificazione, attraverso valutazioni scientifiche capaci di considerare anche gli effetti delle decisioni nel lungo periodo.

Il cambiamento climatico contribuisce all’innalzamento del livello marino e impone quindi un esame attento dei diversi fattori che possono favorire gli allagamenti. Occorre studiare insieme le condizioni meteorologiche, le variazioni del mare, le maree legate all’attrazione della Luna e del Sole e le acque sotterranee. Inoltre, gli approfondimenti devono chiarire come questi elementi interagiscano con gli interrati e con le altre strutture presenti lungo la costa.

Prevedere i rischi per proteggere edifici e investimenti

Per affrontare il problema, SIGEA Puglia indica la necessità di aggiornare gli strumenti di previsione e gli scenari di riferimento. L’obiettivo riguarda innanzitutto le scelte economiche: chi programma nuovi interventi deve conoscere i pericoli che potrebbero emergere negli anni successivi. Allo stesso tempo, le amministrazioni devono individuare le opere necessarie per difendere gli edifici già presenti nella fascia costiera.

La vicinanza al mare richiede particolare attenzione, perché le acque sotterranee possono interagire con le infrastrutture urbane e con i piani interrati. Di conseguenza, ogni valutazione deve considerare la posizione delle aree e delle costruzioni rispetto al livello marino. Per l’associazione, il territorio costiero richiede ormai un cambiamento profondo nell’approccio urbanistico, dopo rinvii che hanno ritardato questa revisione. Una programmazione più consapevole può contribuire a tutelare sia il futuro delle città sia le loro attività economiche.

Le perplessità sul “bosco verticale” a Bari

In questo quadro, SIGEA Puglia esprime dubbi sulla riproposizione, nella fase esecutiva, del cosiddetto “bosco verticale” a Bari o di progetti analoghi. Le perplessità riguardano la scelta di costruire lungo la costa, dove il mare e la falda raggiungono quote molto vicine alla superficie. L’associazione richiama quindi l’attenzione sulle caratteristiche ambientali del luogo e sui possibili effetti delle opere rispetto alle zone urbanizzate circostanti.

La questione, dunque, coinvolge anche il rapporto tra il nuovo intervento e il territorio vicino. Prima di procedere, occorre comprendere come le costruzioni possano interferire con i movimenti dell’acqua, sia in superficie sia nel sottosuolo. Secondo l’associazione, la posizione dell’area rende queste verifiche centrali nella valutazione del progetto.

L’area di intervento e l’antica foce del torrente Picone

A sostegno delle proprie osservazioni, SIGEA Puglia richiama le mappe dei fondali portuali e la cartografia geologica dell’area urbana barese. In particolare, cita la carta geologica di Bari firmata da Pieri, Sabato, Spalluto e Tropeano. Secondo la lettura dell’associazione, questi documenti collocano chiaramente il terreno interessato dal progetto nella zona dell’antica foce del Torrente Picone. L’area, finora priva di edifici, comprende un alveo che incide per diversi metri il substrato calcareo.

Il richiamo arriva a un secolo dall’alluvione che colpì Bari nel novembre 1926. Dopo la costruzione del canale deviatore, l’espansione della città ha cancellato completamente le tracce visibili del percorso della lama. Tuttavia, questa trasformazione urbana non elimina le caratteristiche idrologiche del bacino residuo, che dipendono anche dalla conformazione superficiale e sotterranea del territorio.

Per questo, secondo SIGEA Puglia, costruire sui terreni ancora liberi in questa parte della città potrebbe ostacolare il normale passaggio dell’acqua verso il mare. Il rischio riguarda le acque superficiali, quelle della falda carsica e quelle che ancora scorrono sotto l’alveo dell’antico torrente. La valutazione delle nuove opere deve quindi tenere conto anche di questi percorsi, benché l’urbanizzazione abbia nascosto il tracciato originario.

Consumo di suolo, il richiamo alla Regione Puglia

Accanto alle osservazioni sul progetto barese, l’associazione riporta al centro del dibattito il consumo di suolo. SIGEA Puglia lo considera una fonte di problemi futuri e di costi economici che richiede risposte politiche più incisive. A questo proposito, richiama i dati dell’ISPRA e il rapporto sul consumo di suolo, edizione 2026.

Secondo l’associazione, la Regione Puglia non dimostra ancora una capacità di contrasto adeguata alla situazione descritta dai dati. Da qui nasce la richiesta di scelte più attente nella gestione del territorio, soprattutto nelle aree costiere ancora prive di costruzioni. Per SIGEA Puglia, pianificazione urbana, tutela del suolo e conoscenza dei fenomeni idrologici devono orientare insieme le decisioni sul futuro della costa.

Numero verde ONA

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