venerdì, Agosto 7, 2026

Ex Ilva, Bonanni: «Lo Stato pensi alla bonifica, non al ricorso»

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DOPO LA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO, LO STATO VALUTA IL RICORSO CONTRO LO STOP DELL’AREA A CALDO DELL’EX ILVA. PER EZIO BONANNI, INVECE, LA PRIORITÀ RESTA LA BONIFICA DEL SITO PER TUTELARE SALUTE, AMBIENTE E CITTADINI

Ex Ilva, ricorso contro lo stop dell’area a caldo. Bonanni: «Lo Stato pensi alla bonifica»

L’amministrazione straordinaria prepara il ricorso

L’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva tenterà di evitare lo spegnimento dell’area a caldo disposto, il 27 luglio 2026, dalla Corte d’Appello di Milano. I commissari hanno deciso di presentare ricorso contro il decreto che impone il fermo degli impianti entro il 26 ottobre.

La decisione dei giudici milanesi accoglie la richiesta di undici cittadini di Taranto, che avevano chiesto un provvedimento urgente per fermare gli impianti. Per i commissari si tratta dell’ultima possibilità per cercare di evitare una chiusura che, allo stato attuale, appare molto difficile da scongiurare.

Il ricorso in Cassazione non blocca i termini

Durante un incontro con le aziende dell’indotto, i commissari hanno comunicato di avere già affidato l’incarico ai propri legali. Gli avvocati presenteranno un ricorso straordinario alla Corte di Cassazione.

Tuttavia, questa iniziativa non sospenderà i termini fissati dalla Corte d’Appello di Milano. Per questo motivo l’amministrazione straordinaria chiederà anche la sospensione del provvedimento agli stessi giudici che lo hanno emesso.

Secondo diversi esperti di diritto, le possibilità di ottenere la sospensiva restano limitate. Inoltre, alcuni giuristi ritengono che il ricorso in Cassazione possa risultare inammissibile. La Corte d’Appello, infatti, ha disposto soltanto la sospensione dell’area a caldo e non la chiusura definitiva dell’acciaieria.

Il ministro Urso valuta un’eventuale impugnazione

Dopo la sentenza è intervenuto anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. Il legale aveva già espresso la propria posizione subito dopo il provvedimento della Corte.

Ora il dibattito si concentra sull’intenzione del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di verificare se esistano i presupposti per impugnare la decisione dei giudici.

Secondo Bonanni, questa ipotesi solleva questioni sia etiche sia giuridiche.

«Per quanto riguarda l’ILVA – ha detto Bonanni – purtroppo a tutt’oggi c’è presenza di amianto e direi che il ministro avrebbe dovuto prestare attenzione alla necessità della bonifica ben prima e, anzi, l’intervento dello Stato può essere effettuato proprio per la bonifica, perché non si tratterebbe di aiuto di Stato, quanto piuttosto di ristabilire le condizioni sanitarie che riguardano non solo i lavoratori ma anche i cittadini, tutta la città di Taranto».

Bonanni: lo Stato non avrebbe titolo per impugnare

Nel corso dell’intervista rilasciata al giornalista Luigi Abbate, Bonanni ha spiegato che il decreto della Corte d’Appello conferma la decisione del giudice di primo grado. Inoltre, il provvedimento richiama anche una precedente condanna pronunciata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU).

Per questo motivo, secondo il presidente dell’ONA, lo Stato e i ministeri non avrebbero la legittimazione necessaria per impugnare la sentenza.

«Esattamente, e comunque sia sarebbe tra l’altro in contrasto con l’articolo 32 della Costituzione, oltre che degli articoli 9 e 41 che tutelano rispettivamente la salute, l’ambiente e la dignità della persona umana. Quindi non vi è alcuna legittimazione, ma ammesso e non concesso che lo Stato o qualcuno dei ministeri avesse avuto una legittimazione».

La priorità resta la bonifica del sito

Secondo Bonanni, la soluzione più efficace consiste nell’avviare rapidamente le attività di bonifica dello stabilimento. L’obiettivo dovrebbe essere quello di intervenire entro i novanta giorni indicati dal provvedimento giudiziario (il 27 luglio scorso).

Il presidente dell’ONA ritiene che, se i lavori fossero già avviati, il ministero potrebbe eventualmente chiedere una proroga limitata al completamento delle operazioni.

«Ritengo – sostiene Bonanni – che in sede di esecuzione della bonifica si potrebbe da parte invece del ministero chiedere magari un ulteriore termine per ultimare la bonifica ma se in quanto la medesima fosse in essere alla scadenza dei 90 giorni».

Amianto e sostanze cancerogene al centro dell’emergenza

Bonanni richiama infine l’attenzione sul problema sanitario legato alla presenza di amianto e alla dispersione di altre sostanze cancerogene. A suo giudizio, questa situazione rappresenta una priorità per la salute pubblica e richiede interventi immediati.

Per il presidente dell’ONA la strada da seguire è una sola.

«La soluzione è iniziare al più presto la bonifica degli altiforni, oppure sostituire gli altiforni attuali con sistemi di produzione elettrica o con altri strumenti puliti e non con l’uso del carbone o comunque di combustibile fossile».

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