venerdì, Luglio 3, 2026

Nubifragio Casamicciola, SIGEA contro l’archiviazione dell’inchiesta

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LA TRAGEDIA DI CASAMICCIOLA DEL 2022 TORNA AL CENTRO DELL’INCHIESTA. LA SIGEA SI OPPONE PER LA SECONDA VOLTA ALL’ARCHIVIAZIONE, CHIEDENDO NUOVI ACCERTAMENTI TECNICO-SCIENTIFICI PER CHIARIRE LE RESPONSABILITÀ DEL DISSESTO E GARANTIRE GIUSTIZIA ALLE DODICI VITTIME

SIGEA si oppone all’archiviazione della tragedia di Casamicciola

La SIGEA, Società Italiana di Geologia Ambientale, torna a contestare la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sul dissesto geo-idrologico che il 26 novembre 2022 ha colpito Casamicciola Terme, nella parte settentrionale dell’isola di Ischia.

L’associazione, costituita parte civile nel procedimento penale, ha infatti depositato per la seconda volta una formale opposizione alla richiesta avanzata dai Pubblici Ministeri della Procura di Napoli.

Secondo la SIGEA, la tragedia non può essere ricondotta a un semplice episodio meteorologico eccezionale. L’associazione ritiene invece necessario accertare ogni responsabilità attraverso un approfondimento tecnico e giudiziario.

«La tragedia non è nata in 40 minuti – afferma Antonello Fiore presidente nazionale di SIGEA – ma da anni di incuria e mancata prevenzione. Non possiamo accettare che la perdita di dodici vite umane, tra cui bambini in tenera età, venga derubricata a una sfortuna meteorologica consumatasi in una “finestra utile” di soli 40 minuti».

Dodici vittime e la ricerca della verità

La SIGEA respinge con decisione l’ipotesi che la morte di dodici persone, tra cui bambini molto piccoli, possa essere attribuita esclusivamente a una violenta perturbazione concentrata in una presunta “finestra utile” di appena 40 minuti.

Per i geologi, il processo rappresenta non solo il luogo in cui i familiari delle vittime possono ottenere la giustizia attesa da anni. Costituisce anche uno strumento indispensabile per ricostruire, sul piano scientifico, ciò che è realmente accaduto. Soltanto una ricostruzione completa dei fatti può contribuire a evitare tragedie simili, sia a Ischia sia nel resto del Paese.

Il dissesto non sarebbe stato un evento imprevedibile

L’associazione sostiene che dietro la colata di fango che ha devastato Via Celario e Piazza Bagni non vi sia stato un evento imprevedibile. Al contrario, individua una lunga sequenza di omissioni, una progressiva perdita della memoria storica del territorio e un profondo degrado ambientale che avrebbe favorito il disastro.

Dal punto di vista tecnico-scientifico, la SIGEA ritiene che la richiesta di archiviazione presenti un grave errore metodologico nell’analisi idrologica. Secondo l’associazione, limitare la valutazione ai dati registrati dai pluviometri nelle prime ore del 26 novembre significa trascurare il complessivo bilancio idrico del terreno.

Un mese di piogge prima del collasso del Monte Epomeo

«Dal punto di vista tecnico-scientifico – continua Fiore – l’istanza di archiviazione si fonda su un radicale vizio metodologico idrologico-istantaneo. Isolare lo scatto dei pluviometri all’alba del 26 novembre significa ignorare il bilancio idrico globale del suolo. Il collasso geomorfologico del Monte Epomeo non è stato un evento improvviso, ma l’atto finale di un processo di accumulo idrico durato un mese, con oltre 310 mm di pioggia pregressa».

Secondo l’associazione, le caratteristiche dei terreni vulcanici dell’isola hanno avuto un ruolo determinante. L’elevata quantità di acqua avrebbe eliminato la naturale “suzione della matrice”, cioè la pressione negativa presente nei pori del terreno che mantiene coesi i materiali incoerenti.

La perdita di questo equilibrio avrebbe provocato la rapida fluidificazione della coltre piroclastica – è scritto nella nota -, trasformandola in una colata di fango ad alta velocità. Sempre secondo la SIGEA, già nella notte tra il 24 e il 25 novembre 2022 il terreno avrebbe raggiunto condizioni tali da renderlo prossimo al collasso.

L’allerta arancione avrebbe imposto interventi immediati

L’opposizione depositata dai geologi richiama anche l’Allerta Arancione emanata il 25 novembre. Per l’associazione, quel provvedimento imponeva obblighi precisi e immediati di prevenzione, indipendentemente dalle informazioni fornite dai sistemi elettronici di monitoraggio.

La Società Italiana di Geologia Ambientale sottolinea, inoltre, che la mancanza di un Piano di Protezione Civile aggiornato e condiviso con la popolazione avrebbe impedito sia il controllo dei valloni sia l’evacuazione preventiva delle aree più esposte durante la serata del 25 novembre. Secondo Antonello Fiore, tali misure avrebbero potuto salvare vite umane.

Le criticità della rete idraulica

L’associazione attribuisce parte delle cause del disastro anche a presunte violazioni delle norme di Polizia Idraulica. In particolare, richiama l’interramento e la mancata manutenzione delle storiche opere di regimazione realizzate in epoca borbonica e post-borbonica.

La SIGEA segnala inoltre il tombamento ritenuto illegittimo di alcuni fossi e il restringimento degli alvei sotto la sede stradale. Secondo l’associazione, queste modifiche avrebbero provocato un violento rigurgito idraulico, favorendo la fuoriuscita improvvisa della colata di fango in superficie.

Un disastro ritenuto prevedibile

La Società Italiana di Geologia Ambientale sostiene che quanto accaduto il 26 novembre 2022 rientrasse in uno scenario ampiamente prevedibile. L’associazione richiama infatti il precedente del 10 novembre 2009, quando un analogo dissesto provocò la morte della giovane Anna De Felice.

Secondo la SIGEA, la dinamica e l’area interessata dai due eventi presentano caratteristiche molto simili. Per questo motivo, il rischio avrebbe dovuto essere affrontato attraverso una pianificazione più efficace e una costante attività di prevenzione.

La prevenzione resta la principale difesa

«Come geologi e come cittadini – chiosa Fiore – ribadiamo con forza un principio cardine: gli effetti di eventi naturali come frane e alluvioni si possono mitigare solo con la prevenzione e con la conoscenza. del territorio».

Il presidente di SIGEA osserva che strumenti come i pluviometri e le moderne tecnologie registrano i dati quando il fenomeno è già in corso. Per questo motivo, ritiene che la vera tutela del territorio debba basarsi soprattutto sulla manutenzione costante del reticolo idrografico, sulla conoscenza dei rischi naturali e sulla diffusione della cultura della prevenzione.

La richiesta al Giudice per le Indagini Preliminari

«SIGEA chiede con fermezza al Giudice per le Indagini Preliminari il rigetto dell’archiviazione e un supplemento di indagine attraverso una perizia collegiale integrativa – conclude Antonello Fiore -. Lo dobbiamo alla verità scientifica, lo dobbiamo alla dignità di un territorio violato, lo dobbiamo alle dodici vittime di Casamicciola».

L’associazione motiva questa richiesta richiamando la necessità di accertare pienamente la verità scientifica e giudiziaria dei fatti. Secondo la SIGEA, si tratta di un passaggio necessario per tutelare la dignità del territorio di Casamicciola e rendere giustizia alle dodici vittime della tragedia.

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