NEL CUORE DELL’APPENNINO MOLISANO, SORGE CASTEL DEL GIUDICE, UN ESEMPIO CONCRETO DI RINASCITA TERRITORIALE. GRAZIE A PROGETTI SOSTENIBILI, INIZIATIVE COMUNITARIE E INTERVENTI EUROPEI, QUESTO PICCOLO BORGO HA TRASFORMATO L’ABBANDONO IN OPPORTUNITÀ, PUNTANDO SU AMBIENTE, INNOVAZIONE E COESIONE SOCIALE COME LEVE PER COSTRUIRE UN FUTURO DURATURO E CONDIVISO
Un laboratorio di sviluppo sostenibile
Nel piccolo centro in provincia di Isernia, progetti locali ed europei di ripristino e conservazione stanno riportando vita in un territorio un tempo destinato all’abbandono. Castel del Giudice rappresenta, ad oggi, un vero e proprio laboratorio di sviluppo sostenibile a cielo aperto.
Situato nei pressi del fiume Sangro e circondato da boschi e meleti biologici, il borgo ha saputo trasformare la propria marginalità geografica in un punto di forza. È diventato infatti un riferimento nazionale per il recupero delle aree interne, grazie alla valorizzazione delle risorse naturali e culturali.
Tra storia e rinascita
Il nome del paese deriva, secondo alcune interpretazioni, da “Castrum Judicis” o “Castellum Judicis”, termini che evocano una fortezza legata all’amministrazione della giustizia. Nel corso della sua storia, il borgo ha vissuto momenti di grande difficoltà, soprattutto durante i periodi bellici, quando rastrellamenti, bombardamenti e incendi costrinsero gli abitanti ad abbandonare le proprie case.
Oggi Castel del Giudice conta circa trecento abitanti, con un tasso di natalità molto basso e un recente passato segnato dallo spopolamento. Tuttavia, quello che sembrava un destino inevitabile si è trasformato in un esempio virtuoso di rinascita delle aree interne.
La nuova vita del borgo si è concretizzata attraverso interventi mirati: terreni agricoli abbandonati sono stati convertiti in meleti biologici gestiti con un modello di azionariato diffuso; edifici rurali recuperati sono diventati un albergo diffuso; scuole dismesse sono state trasformate in residenze sanitarie assistenziali; sono nati inoltre forni di comunità e incubatori culturali.
«Castel del Giudice continua a investire su un’idea di sviluppo che mette al centro la tutela del territorio e la valorizzazione delle sue risorse naturali», fa sapere Lino Gentile, sindaco del paese. «Anche il bosco, in questa prospettiva, non è solo un elemento del paesaggio, ma un’infrastruttura ecologica capace di generare servizi ecosistemici e nuove opportunità economiche per le aree marginali. La sfida è trasformare la cura dell’ambiente in una leva concreta di futuro, lavoro e coesione per la comunità».
Un progetto europeo per il territorio
Tra le iniziative più significative spiccano gli interventi selvicolturali nelle aree silvo-pastorali circostanti, finalizzati al recupero di terreni abbandonati e al miglioramento dei servizi ecosistemici.
Nella zona del Bosco della Selva, vicino al fiume Sangro, sono state piantate specie come abete bianco e frassino, utili per lo stoccaggio del carbonio e la produzione di legname di qualità. A queste si aggiunge il nocciolo micorrizato, impiegato per la produzione di frutta secca e tartufo.
Analoghi interventi sono stati realizzati nel Bosco Casale, dove si è proceduto anche alla rimozione di specie alloctone e alla rinaturalizzazione di rimboschimenti abbandonati. La tecnica della micorrizazione, che prevede l’associazione tra radici e funghi benefici, consente di aumentare la resilienza degli impianti forestali.

Queste azioni sono finanziate dal progetto LIFE ClimatePositive, coordinato da Etifor e realizzato con il contributo di importanti realtà del settore forestale come FSC Italia ed ETICAE. L’obiettivo è duplice: riqualificare ecosistemi degradati e promuovere nuove filiere locali sostenibili.
Il valore della biodiversità
Un altro esempio significativo di innovazione è rappresentato dall’apiario di comunità, nato nel 2019 grazie all’iniziativa di cittadini e cittadine del luogo. Oggi coinvolge oltre trenta apicoltori che collaborano condividendo conoscenze, strumenti e responsabilità.
Le api svolgono un ruolo fondamentale non solo nella produzione di miele ma anche come indicatori della salute dell’ecosistema. La loro attività di impollinazione è essenziale per la biodiversità vegetale e rappresenta un indicatore sensibile dell’equilibrio ambientale.
Il progetto è gestito da Melise, azienda agricola impegnata dal 2003 nel recupero dei terreni abbandonati. «La nostra realtà rende concreti e tangibili i benefici ambientali per il territorio», commenta Emanuele Scocchera, responsabile di Melise.








