venerdì, Aprile 17, 2026

Amianto in tutte le locomotive delle Ferrovie dello Stato

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IL TRIBUNALE DI TERAMO HA RICONOSCIUTO CHE L’EX MACCHINISTA DELLE FERROVIE DIONISIO MERLI È DECEDUTO A CAUSA DELL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO CONTENUTO NEI CONVOGLI DELLE FERROVIE DELLO STATO. RISARCITE LE EREDI

Il Tribunale di Teramo ha condannato l’INAIL a pagare circa 150mila euro alle eredi dell’ex macchinista Dionisio Merli. Questo risarcimento include arretrati, rendita di reversibilità per la vedova e maggiorazioni del Fondo Vittime. Merli è deceduto a 64 anni per un adenocarcinoma polmonare causato dall’esposizione all’amianto. Per ventisette anni, ha lavorato senza dispositivi di protezione adeguati, venendo quotidianamente a contatto con l’asbesto.

“Le motrici e le carrozze – ha testimoniato tecnico dell’Arpa Omero Negrisolo – erano tutte coibentate con impressionanti quantità di amianto di vario tipo, compreso trisofilo, amianto bianco, serpentino altrimenti detto, ed anche amianto blu denominato crocidolite ed amosite, la crocidolite è scientificamente comprovato molto più pericolosa del trisofilo e quindi soggetta fin dagli anni 80 a restrizioni mondiali ed europee e da ultimo nel 1985 dall’Italia. Le quantità dell’amianto variavano da circa un 100 kilogrammi a carrozza a ben più di qualche tonnellata a carrozza e soprattutto locomotori”.

L’istruttoria

L’istruttoria del processo ha rivelato che tutte le locomotive FS usate durante la carriera di Merli contenevano amianto. Merli ha lavorato per le Ferrovie dello Stato dal 20 novembre 1974 all’8 settembre 2001, inizialmente come aiuto macchinista e poi come macchinista, conducendo locomotive a vapore, diesel ed elettriche.

Secondo la letteratura dell’INAIL stesso, i mezzi di trazione dal 1950 includevano componenti in amianto, come guarnizioni del motore, impianto elettrico e frenante, involucro esterno e parte delle zone interne. L’amianto, usato per le sue qualità ignifughe e isolanti, rilasciava polveri e fibre nocive per il sistema respiratorio.

Il Tribunale ha stabilito che Merli svolgeva settimanalmente operazioni di manutenzione, effettuando “visite normali” con smontaggio e rimontaggio di pannelli contenenti amianto e “visite ridotte” per verificare il funzionamento del mezzo di trazione e dei suoi apparati.

Questa esposizione, con concentrazioni di polveri pari a 1.170 ff/l, includeva amianto e agenti cancerogeni come benzene, benzidina e IPA. Nell’eseguire le mansioni, manipolava l’amianto a secco, senza protezioni individuali e in assenza di aspiratori localizzati, esponendosi a fumi e fibre nocive all’interno delle cabine.

Il lavoratore deve provare di aver svolto il lavoro nella tabella

Il Tribunale ha confermato che il lavoratore deve soltanto provare di aver svolto la lavorazione elencata in tabella e di essere affetto dalla malattia indicata. Così è esonerato dalla prova del nesso di causalità, poiché l’ordinamento ha già stabilito la correlazione causale (Cass. n. 3207 del 2019, Cass. n. 16248 del 2018, Cass. n. 13024 del 2017, Cass. n. 23653 del 2016).

L’INAIL aveva respinto inizialmente il ricorso della vedova e della figlia di Merli, sostenendo che il decesso fosse dovuto al fatto che fosse un fumatore. Nel 2020, i familiari, assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, hanno presentato ricorso al Giudice del Lavoro del Tribunale di Teramo.

Il negazionismo dell’INAIL costringe alle azioni giudiziarie

«Questa sentenza – sottolinea Bonanni – è importante perché riconosce il cancro del polmone anche in lavoratore fumatore che l’INAIL, nonostante le numerose condanne, continua a negare che sia malattia asbesto correlata costringendo i familiari dei defunti a intraprendere l’azione giudiziaria. Ora agiremo anche verso l’INPS per le maggiorazioni contributive e la riliquidazione della pensione di reversibilità».

Il Rapporto ReNaM

La settima edizione del Rapporto ReNaM dell’INAIL riporta circa 696 casi di mesotelioma nel settore rotabile, di cui 86 tra i macchinisti. Questi dati rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché, come dimostra il caso dell’ex macchinista, vanno considerate anche altre patologie legate all’amianto, tra cui asbestosi, cancro al polmone e alla laringe.

Numero verde ONA

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