lunedì, Aprile 20, 2026

Trump ritira gli USA dagli accordi ONU sul clima

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CON UN NUOVO DECRETO, DONALD TRUMP ROMPE CON DECENNI DI COOPERAZIONE CLIMATICA GLOBALE. GLI STATI UNITI ESCONO DAGLI ACCORDI ONU SUL CLIMA, SOLLEVANDO CRITICHE INTERNAZIONALI, DUBBI LEGALI E PREOCCUPAZIONI PER GLI EFFETTI AMBIENTALI, POLITICI ED ECONOMICI DI UNA SCELTA SENZA PRECEDENTI

Trump firma il ritiro degli USA dagli accordi climatici ONU

Donald Trump ha firmato un decreto che ordina il ritiro degli Stati Uniti dalla Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici e dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC).

Si tratta di due pilastri centrali della cooperazione internazionale sul clima, che da decenni guidano le politiche globali contro il riscaldamento globale.

 Cos’è la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici

La Convenzione quadro ONU sui cambiamenti climatici ratificata anche dagli Stati Uniti nel 1992, durante il Summit della Terra di Rio de Janeiro.

Questo accordo rappresenta il quadro giuridico entro cui sono nati strumenti storici come il Protocollo di Kyoto e gli Accordi di Parigi del 2015.

Ne fanno parte tutti i Paesi del mondo, impegnati da anni nel tentativo di contrastare l’aumento delle temperature globali.

 Gli Stati Uniti fuori dagli impegni sulle emissioni

L’America di Trump è l’unico Paese ad essersi sottratto agli impegni di riduzione delle emissioni di gas serra previsti dagli accordi internazionali.

In totale, gli Stati Uniti hanno firmato il recesso da sessantasei trattati internazionali, molti dei quali legati alla tutela ambientale.

Tra questi figurano organizzazioni come l’International Renewable Energy Association, l’International Solar Alliance e l’International Union for Conservation of Nature.

 L’uscita da accordi su istruzione, oceani e parità di genere

Il ritiro dagli accordi ONU sul clima riguarda anche quelli a tutela dell’istruzione e dell’energia, dal Forum internazionale sull’energia ad altre piattaforme multilaterali.

Tra gli altri, figurano l’Unione internazionale per la conservazione della natura, la Partnership sulla cooperazione atlantica e i trattati ONU sugli Oceani.

Coinvolti anche gli accordi sulla protezione delle risorse idriche e quelli dedicati alla promozione della parità di genere.

 La posizione dell’amministrazione Trump

Secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, tutte queste organizzazioni promuoverebbero un’“ideologia progressista”.

“Molti di questi organismi promuovono politiche climatiche radicali, governance globale e programmi ideologici che sono in conflitto con la sovranità e la forza economica degli Stati Uniti”, si legge in una nota della Casa Bianca.

 Portali oscurati e satelliti spenti

Tra gli “Executive Order” firmati da Trump figura anche la decisione di oscurare al pubblico il portale climate.gov, molto seguito a livello internazionale.

Sono oscurati anche diversi satelliti, con un forte impatto sulla condivisione di dati meteorologici utili a monitorare eventi estremi in Europa.

Le conseguenze riguardano anche il monitoraggio della deforestazione e degli effetti della crisi climatica nella foresta pluviale dell’Amazzonia.

 I primi effetti negli Stati Uniti

Ma gli ordini esecutivi del presidente americano hanno già provocato disservizi e danni negli stessi Stati Uniti, secondo le prime ricostruzioni ufficiali.

In Alaska, le autorità non sono riuscite ad avvisare in tempo i cittadini dell’arrivo di una violenta tempesta che ha causato enormi danni.

In Texas, invece, il fiume Guadalupe ha inondato vaste aree, causando centinaia di vittime.

 I dubbi legali sul ritiro dai trattati

Esperti di diritto internazionale hanno sollevato forti perplessità sulla legittimità della decisione annunciata da Trump.

Secondo i giuristi, la giurisprudenza non chiarisce se un presidente possa ritirare unilateralmente il Paese da un trattato ratificato dal Senato. La questione apre quindi un delicato contenzioso costituzionale e diplomatico.

 Le reazioni delle Nazioni Unite e dell’Unione Europea

Il segretario generale dell’ONU António Guterres, tramite il suo portavoce, “deplora” la scelta del tycoon americano.

Tuttavia, ha aggiunto: “Continueremo a svolgere i nostri mandati con determinazione”.

“Deplorevole e infelice”, ha commentato il commissario europeo al clima Wopke Hoekstra, definendo gli USA “la più grande economia mondiale e il secondo Paese responsabile di emissioni”.

 Un “autogol” per la leadership globale

Un giudizio netto arriva anche dal segretario esecutivo della Conferenza ONU sul clima, Simon Stiell.

La decisione di Trump rappresenta, secondo Stiell, un colossale “autogol” sul piano politico, economico e ambientale.

Numero verde ONA

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