lunedì, Aprile 22, 2024

Corse clandestine di Cavalli: LAV pubblica il manuale per le Forze di Polizia 

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NEL SOTTOBOSCO DELL’ILLEGALITÀ SI CELANO PRATICHE CRUDELI E PERICOLOSE: UNA DI QUESTE SONO LE CORSE CLANDESTINE DI CAVALLI. UN RITO OSCURO CHE NON SOLO MINACCIA LA SICUREZZA DEGLI ANIMALI MA CHE COSTITUISCE ANCHE UN SEGNO DI SFIDA ALLA LEGALITÀ DA PARTE DELLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA. IL MANUALE LAV PER LE FORZE DELL’ORDINE OFFRE UN PUNTO DI RIFERIMENTO PER LE OPERAZIONI DI REPRESSIONE E PREVENZIONE

Co(r)sa Nostra – Lineamenti e tecniche per il contrasto alle corse clandestine di cavalli

Il Rapporto Zoomafia LAV del 2022 ha svelato che, nel corso di sei interventi, le Forze dell’Ordine hanno interrotto sei corse clandestine, denunciato persone e sequestrato cinque animali. Questi numeri, che si sommano a quelli degli ultimi venticinque anni, evidenziano la portata devastante di un fenomeno criminale persistente. Da quando LAV ha iniziato a raccogliere dati nel 1998, sono state denunciate 4.223 persone, sequestrati 1.389 cavalli e fermate 155 corse clandestine.

In risposta a questa emergenza, è stato sviluppato un importante strumento per la Polizia Giudiziaria: “Co(r)sa Nostra – Lineamenti e tecniche per il contrasto alle corse clandestine di cavalli”. 

Il manuale fornisce un quadro operativo per coloro che sono impegnati nella lotta e nella prevenzione delle attività illegali. Non si tratta di un testo esaustivo ma di un pratico taccuino che orienta nelle procedure normative e operative.

«Diverse inchieste degli ultimi anni hanno confermato linteresse di alcuni sodalizi mafiosi per le corse clandestine di cavalli». A dichiararlo, Ciro Troiano, criminologo responsabile dell’Osservatorio Zoomafia LAV e autore del manuale. Queste attività non solo infliggono sofferenza agli animali, ma servono anche come mezzo per il riciclaggio di proventi illegali e per il controllo del territorio.

Quali temi affronta il manuale?

Un prezioso vademecum 

I capitoli del manuale affrontano una serie di tematiche, dal maltrattamento degli animali all’infiltrazione mafiosa, dall’analisi giurisprudenziale delle competizioni non autorizzate, all’associazione per delinquere, dalle scommesse clandestine al doping.

Il volume si conclude con una rassegna di massime giurisprudenziali, così da fornire una panoramica completa sulle corse clandestine e sui reati ad esse collegati.

Troiano aggiunge «combattere uno specifico settore criminale significa combattere la criminalità in senso lato».

La lotta contro le corse clandestine di cavalli rappresenta infatti un fronte fondamentale nella battaglia più ampia contro la criminalità organizzata. 

Cerchiamo di capire come mai.

Le corse clandestine: una fonte di guadagno “facile”

Il rapido guadagno, la possibilità di riciclare fondi illeciti e i bassi rischi giudiziari hanno reso il settore del gioco un obiettivo primario per la criminalità organizzata. E le corse clandestine di cavalli, non fanno eccezione: rappresentano un terreno fertile, non solo per le infiltrazioni criminali, ma anche per la formazione di associazioni che agiscono nel territorio, al fine di organizzare gli eventi clandestini.

Rappresentano insomma un mezzo per ribadire il controllo del territorio e consolidare i rapporti all’interno del gruppo mafioso.

Numerose inchieste hanno confermato l’interesse dei clan mafiosi per le corse clandestine di cavalli, spesso legate anche alla gestione di scommesse illegali. Ma questa terribile pratica rappresenta solo uno dei tanti tasselli del mosaico di attività illecite, che comprende anche lo spaccio di droga, l’usura e altre forme di estorsione.

Il giro poi coinvolge decine di individui e alimenta una cultura criminale radicata. Basti pensare ai nomi dati ai cavalli, spesso ispirati a boss mafiosi.

Anche la presenza di canzoni e poesie che esaltano le corse, rivela una subcultura criminale radicata, che si nutre di consensi e simpatie popolari. 

Insomma, in generale, il cavallo è divenuto una componente immancabile nella cultura mafiosa.

Come non ricordare ad esempio la celebre scena della testa di cavallo mozzata nel letto del film “Il Padrino” di Francis Ford Coppola con Marlon Brando. 

Nel cult, la testa di cavallo viene posizionata nel letto di un produttore cinematografico per intimidirlo e costringerlo a fare affari con la famiglia mafiosa. 

La sequenza sottolinea in modo drammatico la profonda connessione tra il mondo del crimine organizzato e il mondo degli affari, evidenziando il controllo e la coercizione esercitati dalla mafia attraverso la violenza e l’intimidazione.

Il business, purtroppo ha effetti sulla salute degli animali, minando l’integrità psicofisica dei cavalli. In parallelo, alimenta l’indifferenza verso la sofferenza.

Corse clandestine: come si svolgono gli eventi 

Storicamente, le organizzazioni criminali hanno sfruttato le corse di cavalli come attività lucrativa, spesso organizzate durante feste religiose e in circuiti impropri anche sulle principali strade. Il fenomeno è diffuso in diverse regioni, principalmente nel Sud Italia.

Nel Centro sono gestite principalmente da gruppi di Rom e Sinti.

Quanto all’organizzazione delle corse, segue un rituale ben definito, con fasi di ispezione del percorso, raduno degli spettatori per scommettere e partenza dei cavalli seguita da un corteo di motociclisti per garantire lo svolgimento della gara. Questi eventi, apparentemente pubblici, sono gestiti con precisione e condivisione di compiti tra i membri del clan.

Cosa dice la normativa vigente

A seguire, una serie di leggi atte a contrastare il fenomeno 

  • Articolo 544-quinquies del Codice Penale: vieta i combattimenti tra animali e altre competizioni non autorizzate che possano mettere in pericolo l’integrità fisica degli animali. Stabilisce sanzioni per chi promuove, organizza o dirige tali competizioni senza autorizzazione;
  • Articolo 648 del Codice Penale parla della ricettazione, ossia l’acquisto, il ricevimento o l’occultamento di denaro o beni provenienti da un qualsiasi reato, incluso il caso in cui l’autore del reato non sia imputabile o punibile; 
  • Concorso di persone alla commissione del reato (Art. 110 c.p.). L’articolo 110 del codice penale disciplina il concorso di persone alla commissione di un reato. Questo può essere materiale, attraverso un aiuto concreto nella preparazione ed esecuzione del reato, o morale, mediante l’incitamento o il supporto psicologico. Il dolo nel concorso di reato non richiede una conoscenza completa dei dettagli dell’attività criminale ma la consapevolezza dell’evento finale;
  • L’Associazione per Delinquere (Art. 416 c.p.): si configura quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti. Questa legge si applica quando vi è un vincolo associativo stabile, un programma criminoso indeterminato e una struttura organizzativa destinata a realizzare gli obiettivi criminosi. Si differenzia dal concorso di persone nel reato, per la stabilità del vincolo associativo e per la natura permanente del programma criminale;
  • L’articolo 348 del codice penale punisce chi esercita abusivamente una professione che richiede un’abilitazione statale con reclusione da sei mesi a tre anni e multa da 10mila a 50mila euro. Il reato si perfeziona anche con un solo atto tipico della professione.

Altre leggi relative al benessere animale

Detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura (Articolo 727 del Codice Penale): punisce chi detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura, causando loro gravi sofferenze. Questo reato è distinto dal maltrattamento di animali e punisce anche la condotta colposa.

Doping, farmaci e maltrattamento: la legge 189/04 prevede pene per chi somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate o li sottopone a trattamenti che causano danni alla loro salute. Questo include sia la somministrazione di sostanze illecite sia trattamenti dannosi per il benessere degli animali. La norma distingue tra lesioni fisiche e danni alla salute, considerando quest’ultimo anche in assenza di lesioni evidenti.

Le inchieste giudiziarie hanno evidenziato traffici di sostanze dopanti in zootecnia e nelle competizioni ippiche, dove gli animali vengono trattati con sostanze vietate per migliorare le loro prestazioni. La somministrazione di queste sostanze viene considerata un atto di maltrattamento, anche se effettuata con la consulenza di un veterinario, poiché compromette il benessere degli animali. La legge prevede il sequestro preventivo degli animali e punisce sia chi somministra sostanze illecite sia chi le prescrive. Ma veniamo al “vademecum”.

Cosa devono fare le Forze dell’Ordine 

Innanzitutto devono condurre accurati accertamenti di polizia giudiziaria per garantire il corretto svolgimento dei procedimenti penali. È fondamentale evitare errori procedurali che potrebbero compromettere l’intero processo. In particolare, per i casi di maltrattamento degli animali, è necessario valutare attentamente le condizioni in cui gli animali sono tenuti, verificando il rispetto delle leggi naturali e biologiche specifiche per ciascuna specie. Gli atti redatti devono essere scrupolosi e precisi: indicare chiaramente le violazioni contestate e motivare le ragioni del sequestro, se necessario.

Le forze dell’ordine possono avvalersi di ausiliari di polizia giudiziaria, che devono possedere specifiche competenze tecniche comprovate. Inoltre, in alcuni casi, è opportuno coinvolgere professionisti abilitati, come veterinari, per condurre accertamenti medico-veterinari.

Durante le perquisizioni, è essenziale controllare attentamente i locali, gli animali e ogni possibile fonte di prova. Gli animali e gli oggetti utilizzati come prove devono essere sottoposti a sequestro, se necessario. Inoltre, nel caso di condanna per determinati reati, è prevista la confisca degli animali.

È importante anche accertare eventuali violazioni della normativa urbanistico-edilizia, dei regolamenti sui rifiuti e sull’inquinamento idrico e prendere le misure necessarie, inclusi sequestri preventivi, per contrastare tali violazioni.

Prevenire è meglio che curare

Le forze dell’ordine devono anche affrontare il fenomeno delle corse clandestine e dei crimini contro gli animali su Internet e sui social media. Gli eventi, trasmessi in streaming sui social come TikTok, non solo rappresentano una violazione della legge, ma possono anche essere funzionali all’organizzazione di scommesse illegali. Le forze dell’ordine devono quindi intervenire per contrastare queste attività illegali, oscurando i siti web che le promuovono e identificando i responsabili attraverso indagini internazionali.

Inoltre, devono affrontare il problema delle spese di mantenimento degli animali sequestrati durante le operazioni. Una soluzione sperimentata è stata la cessione definitiva degli animali a terzi, con il pagamento di una somma di denaro che può essere usata per risarcire eventuali danni in caso di esito negativo del procedimento.

Per prevenire ulteriori corse clandestine di cavalli, le Forze dell’Ordine possono adottare misure amministrative come l’avviso orale e il foglio di via obbligatorio, previsti dal Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione. Queste misure possono essere adottate nei confronti di persone ritenute socialmente pericolose, anche senza procedimenti penali o condanne, per prevenire la commissione di reati futuri.

La frase del boss mafioso Luciano Liggio la dice lunga…

Concludiamo con una frase, del “re dei corleonesi” che è tutta un programma 

Se mi devo basare sulla mia esperienza sono fandonie, la mafia non esiste. Ma leggendo vari autori che hanno parlato di mafia, come il Pitrè (Giuseppe Pitré, Palermo 1841 – 1916, medico, storico, filologo, letterato – Ndr), dovrebbe significare bellezza: e non solo fisica, ma anche spirituale. Se dico “un bel cavallo”, il cavallo è mafioso?”.

Numero verde ONA

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