RAPACI A ZOOMARINE: IL TRASFERIMENTO A ZOOMARINE DI SETTE UCCELLI PROVENIENTI DA ZOOM TORINO PUÒ OFFRIRE UN’OCCASIONE DI EDUCAZIONE NATURALISTICA E DI AVVICINAMENTO DI PICCOLI E GRANDI VISITATORI AL MONDO DEI VOLATILI
Rapaci a Zoomarine e un seriema
Sette uccelli, sei specie e un nuovo anfiteatro dedicato alle dimostrazioni di volo. Zoomarine, il parco zoologico e acquatico di Pomezia (RM), amplia la propria collezione con un falco pellegrino, due poiane di Harris, un barbagianni, un gufo africano, un gufo reale europeo e un seriema crestato.
Gli animali provengono dal bioparco Zoom Torino, appartenente allo stesso gruppo societario di Zoomarine dal 2026. Il trasferimento viene presentato come un’operazione capace di potenziare la proposta zoologica ed educativa del parco, mostrando al pubblico tecniche di volo, adattamenti predatori e differenze ecologiche tra le specie.
L’arrivo suscita interesse, perché falchi, gufi e barbagianni permettono di raccontare alcuni dei più raffinati adattamenti evolutivi del mondo animale. Tuttavia, proprio il richiamo alla conservazione impone di andare oltre la dimensione spettacolare e promozionale.
La domanda centrale non è quante specie entrino in un parco zoologico, né quanto siano affascinanti durante una dimostrazione. Bisogna chiedersi se la loro presenza contribuisca concretamente alla tutela delle popolazioni selvatiche, se le attività rispettino i bisogni individuali degli animali e quale messaggio venga davvero trasmesso ai visitatori.
Quali animali sono arrivati a Zoomarine?
Il gruppo comprende Nebli, un falco pellegrino; Willy e Wonka, due poiane di Harris; Hermione, una barbagianni; Cleopatra, indicata come gufo africano; Otto, un gufo reale europeo; e Biss, un seriema crestato.
Sono specie molto diverse per origine geografica, ritmi di attività e strategie alimentari. Il falco pellegrino è un cacciatore aereo estremamente specializzato, capace di colpire altri uccelli durante rapide picchiate. La poiana di Harris, originaria delle Americhe, è nota anche per forme di caccia cooperativa. Barbagianni e gufi sono invece rapaci notturni o crepuscolari, dotati di udito finissimo, volo silenzioso e adattamenti alla predazione in condizioni di scarsa luce.
Il seriema vive nelle aree aperte del Sud America. Cammina e corre a lungo sul terreno, cibandosi di insetti, piccoli vertebrati, lucertole, roditori e, occasionalmente, serpenti. Afferra le prede e le colpisce ripetutamente contro il suolo, facendo di lui un abile cacciatore di serpenti.
L’aumento della collezione zoologica è già conservazione?
Il semplice trasferimento di animali tra due strutture non costituisce automaticamente un progetto di conservazione.
La conservazione ex situ assume un valore preciso quando gli animali fanno parte di popolazioni gestite scientificamente, con obiettivi genetici e demografici documentati. Può inoltre sostenere ricerca, educazione verificabile, recupero di animali non reintroducibili o programmi collegati alla tutela degli habitat naturali.
Questi animali possono avere un’importante funzione didattica e contribuire alla ricerca sul comportamento o sulla medicina veterinaria. Tuttavia, l’educazione non deve essere confusa con la conservazione.
Che cosa significa davvero conservazione ex situ?
La conservazione ex situ comprende le attività svolte fuori dall’habitat naturale per sostenere la sopravvivenza di specie o popolazioni. Può includere programmi di riproduzione coordinata, banche genetiche, ricerca veterinaria, recupero di individui e, quando possibile, reintroduzioni.
La IUCN considera questi interventi strumenti da inserire all’interno di una strategia più ampia. L’allevamento in ambiente controllato non sostituisce infatti la protezione degli habitat, la riduzione del bracconaggio, la sicurezza delle linee elettriche o la limitazione dei pesticidi.
L’European Association of Zoos and Aquaria (EAZA) richiede ai propri membri di seguire anche le linee guida internazionali sull’impiego della gestione ex situ nella conservazione.
Per molte specie di rapaci europei, le principali minacce si trovano all’esterno dei parchi zoologici. Elettrocuzione, collisioni con infrastrutture, avvelenamenti, persecuzione illegale, disturbo dei siti riproduttivi e perdita degli habitat continuano a causare mortalità.
Il gufo reale europeo, ad esempio, può essere gravemente esposto agli incidenti sulle linee elettriche. In questi casi, un progetto conservazionistico efficace potrebbe finanziare la messa in sicurezza dei tralicci, sostenere il monitoraggio dei nidi o collaborare con i centri di recupero.
Una dimostrazione educativa può contribuire a spiegare queste minacce. Tuttavia, per produrre un impatto misurabile deve collegare l’esperienza del pubblico a comportamenti, campagne o interventi concreti.
Le dimostrazioni di volo sono compatibili con il benessere animale?
Una dimostrazione basata sul rinforzo positivo può offrire movimento, stimolazione cognitiva, possibilità di scelta e interazione controllata con i keeper. Per alcuni individui l’attività può costituire una forma di arricchimento, soprattutto quando consente di volare, esplorare e mettere in atto comportamenti compatibili con la biologia della specie.
Al contrario, una gestione orientata prevalentemente all’intrattenimento può diventare problematica quando prevede coercizione, restrizione alimentare eccessiva, esposizione a rumori intensi, contatto forzato con il pubblico o ripetizione di esercizi che non permettono all’animale di sottrarsi.
Le linee guida EAZA definiscono il benessere positivo come una condizione che non si limita all’assenza di malattia o sofferenza. Gli animali devono poter vivere in ambienti sicuri, complessi e adeguati, mantenendo comportamenti attivi e affrontando stimoli appropriati alle proprie esigenze.
Sono importanti la disponibilità dell’animale a partecipare, la possibilità di rifiutare un esercizio, la condizione del piumaggio, il peso, il riposo, la frequenza di comportamenti anomali e la capacità di utilizzare spazi lontani dal pubblico.
Cos’è l’addestramento con il logoro?
Il logoro è uno strumento tradizionale della falconeria, generalmente costituito da un oggetto che simula una preda e viene fatto muovere per stimolare l’inseguimento del rapace.
Nel caso del falco pellegrino, questa attività può consentire voli rapidi e mettere in evidenza capacità aerodinamiche reali. Tuttavia, definire il comportamento durante l’esercizio come una semplice espressione naturale richiede cautela.
Il falco non sta cacciando autonomamente. Risponde a uno stimolo predisposto e controllato dall’operatore, all’interno di una sequenza appresa. Questo non rende necessariamente negativa l’attività, ma è importante spiegarla correttamente.
Il pubblico dovrebbe comprendere la differenza tra comportamento naturale, comportamento indotto e addestramento. Presentare ogni gesto come se fosse una riproduzione fedele della vita selvatica rischia di semplificare troppo la biologia dell’animale.
Anche l’uso del cibo merita attenzione. Il controllo dell’alimentazione è parte della gestione di molti rapaci addestrati, ma non dovrebbe trasformarsi in una privazione tale da costringere l’animale a partecipare. La motivazione alimentare deve essere compatibile con la salute, il peso fisiologico e la possibilità di non eseguire l’attività.
Il seriema è davvero specializzato nella caccia ai serpenti?
Il seriema crestato è certamente capace di uccidere piccoli serpenti, ma non è un predatore esclusivo di rettili.
La sua dieta comprende insetti, piccoli mammiferi, lucertole, uova, piccoli uccelli e altri animali disponibili nelle praterie e nelle savane sudamericane. Può afferrare una preda con il becco e sbatterla contro il terreno, una tecnica impiegata non soltanto con i serpenti.
Biss potrebbe diventare un eccellente ambasciatore delle praterie sudamericane, ecosistemi spesso meno raccontati delle foreste tropicali dimostrando il ruolo degli incendi, dell’agricoltura, dell’allevamento e della trasformazione del Cerrado, collegando il comportamento del singolo animale alla conservazione dell’habitat.
Quanto conta l’educazione nei moderni parchi zoologici?
L’educazione è una delle missioni dichiarate dagli zoo contemporanei. EAZA ha sviluppato standard e strumenti per valutare l’efficacia delle attività rivolte ai visitatori, partendo da un principio importante: informare non significa automaticamente educare.
Un cartello o una dimostrazione possono trasmettere nozioni ma il loro impatto deve essere misurato. Il visitatore ha compreso qualcosa di nuovo? Ha modificato una convinzione errata? Ha acquisito strumenti per riconoscere le minacce? È stato incoraggiato ad adottare un comportamento utile?
Che cosa cambia con l’ingresso di Zoomarine nel gruppo Openature?
Dal marzo 2026 Zoomarine fa parte di Openature insieme con Zoom Torino e Parco Natura Viva. Il passaggio può favorire la condivisione di competenze veterinarie, protocolli gestionali, personale specializzato e programmi scientifici.
Il trasferimento dei sette uccelli viene presentato proprio come un primo risultato di questa integrazione.
La collaborazione tra strutture può offrire vantaggi reali. Permette di distribuire gli animali in spazi più appropriati, coordinare le popolazioni, condividere esperienze e rispondere meglio a problemi sanitari o comportamentali.
Esiste però anche un’altra dimensione da considerare. Lo spostamento di animali tra parchi dello stesso gruppo può rispondere a strategie di rinnovamento dell’offerta e attrazione del pubblico. Conservazione, benessere e interesse commerciale possono convivere, ma non sono sinonimi.
Rapaci a Zoomarine: che valore ha l’adesione alle associazioni zoologiche?
Zoomarine aderisce a EAZA e all’European Association for Aquatic Mammals e nel giugno 2026 ha ricevuto l’accettazione della candidatura a UIZA.
L’appartenenza a reti professionali è rilevante, perché comporta standard, verifiche, scambio di competenze e possibilità di partecipare a programmi coordinati.
EAZA presenta il proprio sistema di accreditamento come un processo di valutazione tra pari, destinato a verificare le attività di conservazione, educazione, ricerca e benessere.
Gli standard fissano requisiti e strumenti ma la qualità del benessere deve essere valutata continuamente a livello di specie e di individuo.
Rapaci a Zoomarine: quando un parco zoologico può dirsi davvero moderno?
Un parco zoologico moderno non si misura dal numero di animali, dalla spettacolarità delle dimostrazioni o dalla velocità con cui rinnova l’offerta.
Si misura dalla capacità di garantire agli individui una vita compatibile con i loro bisogni, partecipare a programmi scientifici verificabili e sostenere la conservazione degli habitat naturali. Si misura anche dalla disponibilità a rendere pubblici risultati, criticità e protocolli.
L’arrivo di Nebli, Willy, Wonka, Hermione, Cleopatra, Otto e Biss può diventare un’occasione preziosa.
Per raggiungere questo obiettivo la narrazione dovrà lasciare spazio alla complessità, spiegare la differenza tra educazione e intrattenimento, tra conservazione e collezione, tra addestramento e comportamento spontaneo.
Soprattutto, deve ricordare che il benessere non può essere dedotto dall’apparente docilità o dall’esecuzione di un esercizio. Va osservato nel tempo e misurato su ogni individuo.





