domenica, Settembre 25, 2022

Marmolada, una campagna glaciologica per conoscerla meglio

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LA QUARTA EDIZIONE DELLA CAMPAGNA GLACIOLOGICA SULLA MARMOLADA È STATA PROMOSSA DAL MUSEO DI GEOGRAFIA DELL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

Il 27 e 28 agosto scorsi si è svolta la quarta edizione della campagna glaciologica partecipata sulla Marmolada. L’iniziativa è stata aperta a tutta la popolazione per approfondire la conoscenza del ghiacciaio. 

È stata promossa dal Museo di Geografia dell’Università di Padova, in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano, Arpa Veneto e Carovana delle Alpi di Legambiente.

La campagna 2022, dopo gli eventi del 3 luglio, non ha attraversato il ghiacciaio come negli anni scorsi. Lo ha, infatti, osservato dalla catena del Padón, percorrendo il sentiero geologico di Arabba sul versante che si affaccia sulla Marmolada. Una necessità, ma anche una scelta per prendere le “distanze” dal ghiacciaio e coglierne le relazioni con la presenza umana e il territorio circostante.

Durante l’escursione, diversi esperti hanno tenuto brevi conferenze, approfondendo i vari aspetti geografici, glaciologici, morfologici, economici, storici della Marmolada.

L’evoluzione climatica del manto nevoso nelle Alpi

Nel trentennio climatico 1991-2020, sull’arco alpino meridionale è nevicato meno del precedente trentennio 1961-1990. Per questo motivo, anche la presenza della neve al suolo, sia come estensione, specie alle basse quote, sia in termini di spessori, è andata riducendosi.

Il trentennio 1961-1990 corrisponde anche all’ultimo impulso positivo dei ghiacciai delle Dolomiti e in generale delle Alpi. È stato caratterizzato da maggiori precipitazioni nevose e da spessori più elevati, specie nei mesi di fine inverno e inizio primavera. È anche in questo periodo che si sono sviluppati i comprensori sciistici di bassa quota, oggi ormai non più sostenibili e in gran parte dismessi.

Oggi la quota della neve sciabile è collocata oltre i 1750 m di quota, quando nel trentennio precedente è stata più frequentemente inferiore ai 1500 m di quota.

Riduzione dei ghiacciai, ecco una delle cause

Questi primi risultati evidenziano negli ultimi 15 anni una estrema variabilità della neve degli inverni. Stagioni molto nevose e da record (esempio 2009, 2014, 2021) si sono, infatti, alternate ad altre secche e scarse di precipitazioni (2022, 2017, 2016).

La diminuzione delle precipitazioni nevose, accompagnata da calde temperature estive, è quindi la causa della marcata riduzione dei ghiacciai alpini. In special modo di quelli delle Dolomiti, più sensibili alle variazioni climatiche. 

Arpa Veneto ha partecipato alla campagna con un rappresentante del Centro valanghe di Arabba. L’esperto ha illustrato ai partecipanti i primi risultati sull’evoluzione climatica del manto nevoso alpino nel contesto dei ghiacciai e degli sport invernali

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