lunedì, Dicembre 5, 2022

Crollo Marmolada, l’analisi di ARPA Veneto

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L’ARPAV HA RISCONTRATO UN’ANOMALIA TERMICA COME CAUSA PRINCIPALE DEL DISTACCO DEL GHIACCIAIO CHE HA TRAVOLTO GLI ESCURSIONISTI

Il drammatico crollo del seracco della Marmolada riporta l’attenzione sugli effetti del riscaldamento globale, in particolare su quelli che interessano con evidenza i ghiacciai dolomitici.

Da un’analisi dei dati meteoclimatici della stazione automatica di Punta Rocca dell’ARPAV (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale del Veneto), è emerso un risultato inaspettato. Nei mesi di maggio e giugno, in cui si attivano i processi di fusione del ghiacciaio, le temperature giornaliere sono risultate superiori alla media.

Difatti, l’analisi dei dati ha stabilito che le temperature si sono mantenute su una media significativamente maggiore rispetto a quella storica. Lo scarto è stato di +3.2°C nei due mesi. Purtroppo, tutti i ghiacciai sono a rischio.

L’analisi dei dati per spiegare il crollo della Marmolada

Le due decadi più calde rispetto alle medie sono state la seconda decade di maggio e la seconda decade di giugno. La seconda decade di maggio ha fatto registrare un +4.8°C rispetto alla media, mentre la seconda decade di giugno un +5.4°C rispetto alla media.

Un trend che purtroppo è proseguito anche nei primi giorni di luglio. Infatti, lo scarto dei valori medi registrati nei primi tre giorni del mese, rispetto al valore medio decadale (di dieci giorni), è stato di +4.7°C.

Analizzando, inoltre, i valori massimi giornalieri, si evidenzia che per ben sette volte si è superato il valore di +10°C. La punta massima di +13.1°C si è registrata il giorno 20 giugno. Il valore, tuttavia, non rappresenta il massimo storico, che dalla serie dei dati disponibili risulta essere pari a +15.7°C, registrato il 20 luglio 1995. Il giorno in cui si è verificato il crollo, la temperatura massima registrata è stata di +10.7°C.

Anomalia termica in Marmolada

L’analisi dei dati di altre stazioni di alta quota delle Dolomiti conferma l’anomalia termica riscontrata in Marmolada. Il periodo risulta anche più caldo rispetto all’anno 2003, da tutti considerato un anno record per le temperature estive.

Da un punto di vista glaciologico è necessario sottolineare come crolli di questo tipo risentano in maniera solo parziale delle temperature registrate a livello giornaliero. Questo perché l’inerzia dei ghiacciai ai cambi di temperature e le risposte in termini di fenomeni di questo tipo necessitano di tempi lunghi. Non solo, richiedono anche persistenza di condizioni sfavorevoli, quelle, cioè, che si stanno verificando ormai da anni.

Le stime del crollo

Una prima valutazione speditiva è stata tratta da foto aeree prese nelle ore immediatamente successive al crollo. Queste sono state comparate con le immagini del catasto ghiacciai di ARPAV, che rappresentano la condizione precedente. Si è così potuto stimare un fronte del crollo nell’area di distacco di circa 90 metri di lunghezza, per un’altezza massima di 40 m. Il volume complessivo di materiale crollato è stato stimato in circa 300mila m3 che hanno percorso un dislivello massimo di circa 700 m.

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