AMBIENTE MARE ITALIA PRESENTA UN PROGETTO INNOVATIVO PER DIFENDERE IL MARE E SENSIBILIZZARE LE COMUNITÀ, SOSTENUTO DALLA CHIESA VALDESE
Il progetto “Liberiamo insieme il mare” di AMI – Ambiente Mare Italia
Il Museo del Mare Pelagos di Le Castella, nel territorio di Isola di Capo Rizzuto (KR), è stata il centro nevralgico del progetto “Liberiamo insieme il mare – Proteggere il Mediterraneo, custodire il futuro!”, promosso da Ambiente Mare Italia (AMI) con il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese.
Non un semplice evento, ma l’avvio di un percorso strutturato che coinvolgerà istituzioni, subacquei, scuole e comunità locali in diverse aree della Calabria.
La Regione è diventata protagonista di una mobilitazione ambientale che unisce competenza scientifica, impegno civico e responsabilità.
Una riflessione sul Mediterraneo
Il Mediterraneo, è il cuore blu che da millenni unisce popoli e culture. Custode di memoria, identità, economia e paesaggi straordinari. Oggi, è uno dei mari più fragili del pianeta.
Infatti, è continuamente minacciato da inquinamento, ghost nets , microplastiche e pesca eccessiva.
Sotto la superficie: reti che imprigionano la vita marina, fondali ricoperti di rifiuti, praterie di posidonia che soffocano lentamente. Il Mediterraneo chiede di essere difeso.
Da qui, nasce una risposta urgente e collettiva. istituzionale.
Il Mare Nostrum ospita meno dell’1% delle acque globali ma al contempo vanta una concentrazione unica di biodiversità.
Proprio questa ricchezza lo rende estremamente vulnerabile. Ogni anno tonnellate di rifiuti si accumulano lungo le coste e sui fondali.
Le reti da pesca abbandonate, note come ALDFG (acronimo di Abandoned, lost or otherwise discarded fishing gear), continuano a catturare pesci, tartarughe e cetacei. Da anni e per anni, alterando gli equilibri naturali. Così, le microplastiche entrano nella catena alimentare ed arrivano sulle nostre tavole, arrivando nei nostri piatti.
Le praterie di Posidonia oceanica, sono i veri polmoni del mare che assorbono CO₂ e proteggono le coste dall’erosione.
Purtroppo vengono danneggiate, assieme al coralligeno, habitat prezioso e fragile, altamente compromesso.
Ma non è solo un problema ambientale: è una questione economica, culturale e sanitaria che colpisce pesca, turismo e qualità del cibo.
In tale contesto – è scritto nella nota – l’evento costituisce un valore simbolico e operativo insieme.
I lavori sono stati aperti da Alessandro Botti – presidente di Ambiente Mare Italia che ha illustrato la visione strategica del progetto.
Assieme al percorso che condurrà alla mappatura e alla rimozione dei rifiuti sommersi lungo le coste calabresi.
«Il Mediterraneo non può più aspettare – ha dichiarato Botti – Ogni rete abbandonata, ogni microplastica, ogni prateria di posidonia danneggiata ci ricorda quanto sia urgente agire.
Ambiente Mare Italia con “Liberiamo insieme il mare”, progetto reso possibile con il supporto dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese, ha voluto proprio scuotere le coscienze.
Educare i nostri giovani e costruire una comunità che difenda il mare come fosse la propria casa.
La Calabria può diventare modello nazionale: insieme possiamo restituire al Mediterraneo la vita e la dignità che merita».
Presenti all’incontro: l’avvocato Maria Grazia Vittimberga, sindaco di Isola di Capo Rizzuto; il dottor Fabio Manica, presidente della Provincia di Crotone; l’onorevole Sergio Ferrari, presidente della IV Commissione consiliare del Consiglio regionale della Calabria.
La presenza delle istituzioni locali e regionali, è la dimostrazione che la tutela del mare può e deve diventare asse centrale delle politiche territoriali. Integrando ambiente, sviluppo sostenibile e partecipazione civica.
Dopo la presentazione, il progetto ha avuto prosecuzione nella sua dimensione operativa con la prima sessione tecnica formativa per subacquei.
La stessa, è stata guidata da figure di alto profilo: il dottor Arturo Crugliano Pantisano (dirigente della Provincia di Crotone e dell’ente gestore dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto); Antonio Ranieri (esperto subacqueo, profondo conoscitore dell’Area Marina Protetta Capo Rizzuto e dei suoi fondali); Paolo Palladino (esperto subacqueo, istruttore ANIS 3 stelle e istruttore ASI/CMAS Archeologia Subacquea e filmmaker); Alessandro Taverriti (esperto subacqueo e naturalista, impegnato nell’educazione ambientale e nella tutela degli ecosistemi dello Stretto di Messina).
L’obiettivo, è stato costruire un intervento strutturato su censimento, mappatura, documentazione e rimozione dei rifiuti in sicurezza. Tutto ciò, nel rispetto degli habitat e delle normative vigenti.
Ogni operazione è il risultato di pianificazione e coordinamento con gli enti competenti. Trasformando i subacquei in veri operatori ambientali.
Liberiamo insieme il mare, non si esaurisce nella rimozione dei rifiuti ma ha un’ambizione più ampia. Infatti, punta a generare un cambiamento culturale profondo.
Le scuole saranno coinvolte in percorsi educativi per formare cittadini consapevoli. Le comunità locali, diventeranno parte attiva del processo che unisce tutela ambientale e sviluppo sostenibile.
Mentre i pescatori, si trasformeranno in preziosi alleati proprio segnalando e recuperando gli attrezzi dispersi.
Promessa e responsabilità del progetto
Custodire il futuro, significa garantire alle nuove generazioni un mare più sano, resiliente, ricco di vita.
Ossia, restituire dignità a un patrimonio che appartiene a tutti.
Quindi l’occasione presentata a Le Castella, continua a rappresentare un’opportunità per la Calabria, in un monito che rende eco: “il Mediterraneo non è una discarica invisibile, ma una casa comune da proteggere”.
E questa volta non si resterà in superficie. Si scenderà in profondità, dove il problema nasce. Perché liberare il mare, significa, liberare il nostro domani.





