lunedì, Aprile 22, 2024

Danni ambientali in Italia: la vittima è il suolo

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IL SISTEMA NAZIONALE DI PROTEZIONE AMBIENTALE HA RACCOLTO IN UN REPORT TUTTI I CASI DI DANNI AMBIENTALI SUL TERRITORIO ITALIANO. LA RISORSA NATURALE PIÚ A RISCHIO È IL TERRENO

Quali sono i danni ambientali più frequentemente registrati in Italia? A rispondere a questa domanda è l’ultimo rapporto pubblicato dal Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (SNPA), rete che unisce l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e le diverse Agenzie Regionali (ARPA) e Provinciali (APPA) per la protezione dell’ambiente.

SNPA risponde alle richieste del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica attuando forme di un controllo ambientale del territorio. In questo modo si possono conoscere e valutare le diverse problematiche locali che sono oggetto di denuncia, sia in sede giudiziaria sia extragiudiziaria, da parte di operatori, cittadini o enti.

I dati emersi da “Il danno ambientale in Italia: attività del SNPA e quadro delle azioni 2021-2022” hanno evidenziato come le fonti principali di danno ambientale siano lo scarico o sversamento di inquinanti nel suolo e nel sottosuolo, il quale, proprio tra il 2021 e il 2022 ha subito un netto incremento, e la mancanza di interventi di contenimento e controllo di questi inquinanti nel suolo.

Questo report, giunto alla sua terza edizione, testimonia, quindi, come sia proprio il terreno la risorsa naturale colpita maggiormente da danni ambientali. Si aggiungono poi casi che coinvolgono le acque sotterranee e specie e habitat protetti.

Danni ambientali e il problema dei rifiuti

A diminuire, invece, rispetto agli anni precedenti è lo sversamento o l’abbandono di rifiuti sul suolo da parte di attività illecite legate alla gestione degli stessi. Nonostante questa decrescita, però, il maggior numero di criticità ambientali si registra proprio in questo settore. Poi ci sono criticità relative ai procedimenti di bonifica, alle emissioni atmosferiche e alla gestione delle acque. Quest’ultima fa riferimento sia a impianti di depurazione o di potabilizzazione sia a irregolarità di scarichi di acque reflue industriali o urbane.

Non stupisce quindi che, in questi due anni, i reati ambientali dovuti ad attività illecite abbiano riguardato soprattutto questi campi di criticità. La maggior parte delle attività, ben il 36% nel 2021 e più del 41% nel 2022, si riferisce a reati in materia di gestione e traffico illecito di rifiuti. A seguire si registrano reati:

  • in materia di violazione in materia di bonifica (7,9% nel 2021 e 3,8 nel 2022);
  • relativi agli scarichi idrici (7,3 % nel 2021 e 14,9% nel 2022);
  • relativi alle emissioni in atmosfera (1,1% nel 2021 e 0,9% nel 2022);
  • di violazioni in materia di Autorizzazione Integrata Ambientale (1,7% nel 2021 e 0,4% nel 2022);
  • in materia di edilizia e reati contro il paesaggio (2,8% nel 2021 e 4,3% nel 2022);
  • ecoreati (21,9% nel 2021 e 22,6% nel 2022).

Le fonti in Italia di impatto ambientale

Nel biennio di riferimento i casi analizzati dal rapporto hanno riguardato soprattutto fatti accaduti all’interno di siti che comprendono impianti industriali, come impianti dell’industria chimica, petrolchimica, siderurgica e per la produzione di energia, e impianti di gestione di rifiuti, soprattutto discariche.

Hanno subito un significativo aumento anche i casi che si riferiscono ad attività generiche non riconducibili alle tipiche categorie produttive o di servizi. Tra questi ci sono eventi incidentali avvenuti su imbarcazioni turistiche e commerciali, attività di pesca, agricole o svolte in aree naturali.

Inoltre, rispetto agli anni precedenti, a subire un notevole aumento è la frequenza di casi in cui la fonte di impatto ambientale è rappresentata dall’abbandono di rifiuti in mare e dall’abbattimento di specie vegetali o animali. In questo caso le misure di riparazione necessarie da attuare sono molto più complesse. Vanno considerati sia l’estensione dell’ambiente marino sia i servizi ecosistemici associati al ripristino di risorse.

Minacce e danni ambientali: gli indizi e le evidenze

La ricerca poi si focalizza sulle situazioni che si configurano come indizi di minacce o danni ambientali oppure come vere e proprie evidenze dell’esistenza di minacce e danni all’ambiente.

In particolare, i casi riportati di “indizi” di minaccia di danno ambientale hanno riguardato la potenziale dispersione di sostanze chimiche inquinanti nel suolo e nelle acque, e la possibile dispersione di fibre di amianto.

Invece gli indizi di veri e propri danni ambientali raccolti fanno riferimento all’impatto dello scarico di acque reflue non trattate e dello scarico fuori norma di un depuratore comunale.

Per quanto riguarda le “evidenze” di minaccia di danno ambientale, il rapporto riporta i casi di una discarica abusiva e dell’omessa bonifica di alcuni siti contaminati da mercurio, cadmio e altri inquinanti. Emerge anche un problema di sversamento accidentale di un composto appartenente alle pericolose sostanze PFAS, con superamento della concentrazione per le acque sotterranee a uso potabile. Si è verificata anche una dispersione in mare di balle di combustibile derivato da rifiuti non pericolosi.

Infine le evidenze di danni ambientali hanno riguardato discariche abusive a cielo aperto di rifiuti, anche pericolosi, e l’omessa bonifica di alcuni Siti d’Interesse Nazionale. A essere segnalata è anche la raccolta della specie protetta del dattero di mare. Infatti, l’estrazione dei datteri dalle rocce in cui crescono richiede l’utilizzo di martelli pneumatici, picconi e pinze. Queste operazioni causano danni irreparabili sia alla conformazione calcarea della costa sia agli ambienti sottomarini. Così si minaccia la sopravvivenza della specie. Per di più si mette a rischio l’intera biodiversità marina.

Numero verde ONA

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