lunedì, Agosto 15, 2022

Inquinamento dai tessuti, il ruolo delle microplastiche

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IL REPORT DELL’AGENZIA EUROPEA PER L’AMBIENTE “MICROPLASTIC POLLUTION FROM TEXTILE CONSUMPTION IN EUROPE” EVIDENZIA IL GRANDE IMPATTO CHE LE PLASTICHE HANNO SIA NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI, SIA SULL’AMBIENTE

Nel 2019 sono state quasi 370milioni le tonnellate di plastica prodotte. Un quinto della somma è costituito da fibre sintetiche, di cui 58milioni di tonnellate provenienti dall’Europa.

Considerato che molte delle plastiche hanno origine da fonti fossili e rimangono nell’ambiente per molti anni, il loro impatto sull’ambiente e sul clima sta richiamando sempre più l’attenzione mondiale.

L’uso spropositato che ne viene fatto in tutto il pianeta, a causa della loro diversità e versatilità, sta provocando grossi danni all’ambiente.

La sua persistenza e la possibilità di ridursi in dimensioni tali da rientrare nella definizione di microplastiche (0.001-5 mm) o nanoplastiche (<0.001 mm) costituiscono un pericolo crescente

Milioni di tonnellate di plastica si riversano ogni anno nell’ambiente

Il rifiuto in plastica raggiunge i fiumi e le acque costiere andando così ad aumentare il quantitativo di rifiuti nei mari (marine litter) e nelle spiagge.

È stato stimato che in media 11milioni di tonnellate di plastica, circa il 2-4% della produzione globale, si riversa ogni anno nell’ambiente.

Anche il lavaggio dei tessuti è considerato una causa importante di rilascio delle microfibre (di origine sia sintetica sia naturale). Le microfibre vengono rilasciate dagli abiti durante l’intero ciclo di vita, dalla produzione all’uso, fino al trattamento dei rifiuti.

Inoltre, le microfibre possono anche essere rilasciate nell’aria, ad esempio durante l’asciugatura e l’uso degli indumenti. Si stima che i tessuti sintetici siano responsabili dello scarico negli oceani tra 0,2 e 0,5 milioni di tonnellate di microplastiche ogni anno.

Incidono anche gli imballaggi, i materiali da costruzione e trasporti, che sono i tre maggiori consumatori di plastica.

La domanda europea di plastica è di quasi 51milioni di tonnellate (escluse le fibre tessili), di cui il 40% è costituito da imballaggi, il 20% da materiali da costruzione e quasi il 10% è utilizzato dal settore automobilistico.

La domanda europea di tessuti sintetici è stimata in 8milioni di tonnellate, che rappresentano quasi il 14% del consumo totale di plastica in Europa.  

Microplastiche primarie, formazione e dispersione

Il rilascio di microplastiche avviene durante la produzione, il trasporto, l’uso e alla fine del ciclo di vita del materiale.

Le microplastiche sono state classificate in primarie e secondarie. Le primarie vengono rilasciate direttamente nell’ambiente sotto forma di particelle di plastica.

Possono essere aggiunte a una gamma di prodotti, ad esempio come microsfere abrasive, stabilizzanti o glitter nei cosmetici, o come materiali di riempimento granulari nei campi sportivi in ​​erba artificiale.

Le microplastiche primarie possono anche essere generate da sversamenti durante la produzione e dall’usura dei prodotti in plastica durante il loro utilizzo. Come l’abrasione di suole di scarpe, pneumatici di automobili e segnaletica orizzontale; pitture e rivestimenti scrostati e sfaldabili; o microfibre tessili rilasciate attraverso i lavaggi.

La maggior parte di queste perdite sono accidentali o non intenzionali ma sono anche dovute agli agenti atmosferici, al trasporto, all’uso o al riciclaggio di prodotti in plastica.

Solo il rilascio di microsfere dai cosmetici può essere considerato intenzionale, poiché queste vengono aggiunte ai prodotti e sono destinate a essere scaricate nelle acque reflue.

Si stima che circa il 48% della microplastica primaria venga infine rilasciata nell’oceano, mentre il resto è intrappolato nel suolo, nei rifiuti o nei fanghi di depurazione.

Le microplastiche secondarie

Si formano dalla rottura di oggetti di plastica più grandi, spesso chiamati macroplastiche. Si tratta di rifiuti di plastica tipicamente gestiti in modo improprio, come attrezzi da pesca scartati, imballaggi di plastica disseminati o perdite da discariche aperte.

È stato dimostrato che il vento può mobilitare e trasportare i rifiuti di plastica dalle discariche aperte e trasportarli nei fiumi fino a 10 chilometri di distanza.

Un recente studio di Meijer et al. (2021) ha stimato che l’80 per cento delle emissioni globali di plastica negli oceani è causato dallo scarico di oltre mille fiumi.

Sono piccoli fiumi che scorrono attraverso territori densamente popolati come le aree urbane, soprattutto in Asia. Queste emissioni hanno reso i rifiuti di plastica onnipresenti in tutto l’ambiente.

I rifiuti macroplastici si degradano in frammenti più piccoli, creando microplastiche secondarie o nanoplastiche più piccole.

Dal rilascio nell’ambiente alle nostre tavole, il percorso delle microplastiche

Una volta che le particelle di microplastica sono state rilasciate nell’ambiente, vengono disperse attraverso una serie di percorsi diversi. Come il vento, il deflusso stradale, le acque reflue e le acque superficiali.

La maggior parte, a causa dell’abrasione di pneumatici, segnaletica orizzontale e polvere della città, si diffonde nel deflusso delle strade. Quella dei tessuti e dei prodotti per la cura della persona nelle acque reflue.

Il trasporto atmosferico di microplastiche è particolarmente rilevante nelle aree densamente popolate. Un maggiore uso dell’auto genera concentrazioni più elevate di microplastiche e più produzione di rifiuti.

Anche la neve e le calotte di ghiaccio possono trasportare e depositare microplastiche.

Tutte le microplastiche finiscono nei depositi finali o nei pozzi, nell’oceano, oppure nel sottosuolo.  

I sedimenti, i rifiuti residui o i fanghi di depurazione derivanti dal trattamento delle acque reflue vengono impiegati sui terreni agricoli come fertilizzanti. E finiscono, dunque, sulle nostre tavole, provocando enormi danni alla salute.

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